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Leu finisce prima di cominciare

Al comitato di Trastevere sconforto e depressione. E si fa la conta dei pochi fortunati eletti

“Liberi e Uguali finisce qui”. Nella sala conferenze da Feltre, in una stradina senza uscita tra Porta portese e viale Trastevere, uno dei pochi militanti che hanno sfidato la pioggia e che si sono accomodati nelle poltroncine del seminterrato ha il coraggio di esclamare quello che tutti stanno pensando in quel momento, ma che non osano dire. E cioè che il “patto del 5 marzo”, in base al quale i leader delle tre formazioni che hanno dato vita a LeU si sarebbero promessi unità e continuità dell’azione politica nella legislatura, probabilmente non vedrà la luce e “Liberi e Uguali”, sarà l’ennesimo esperimento fallito e caduto nell’oblìo della gauche italiana.

“Liberi tutti”, qualcun altro dice in tv, con lo schermo gigante che mostra impietoso la prima proiezione per il Senato, che inchioda la lista capitanata da Pietro Grasso a un risultato inferiore al peggiore degli scenari che il gruppo dirigente si era prefigurato: 3,3 per cento.

Solo un’ora prima, gli exit-poll più benevoli diffusi da la7 e che indicavano una forbice tra il 5 e il 6 per cento erano stati accolti con scetticismo misto a delusione, perché anche una performance di questa entità veniva considerata un mezzo flop. In un solo giro di lancette, la partita cambia in modo drammatico, perché non si tratta più di ricamare su mezzo punto in più o in meno, ma di capire se a Montecitorio LeU riuscirà o meno a portare degli eletti.

Qualcuno, in preda a uno sconforto suffragato dai fatti, fa presente che in genere l’elettorato della sinistra radicale, di età media “matura” è più folto tra chi vota per Palazzo Madama. Alla prima proiezione per la Camera verso l’una e mezza della notte, che conferma il dato del Senato, il focus della disperazione ora si sposta su quali saranno i pochi fortunati a varcare la soglia del Parlamento.

Al piano di sopra, al livello strada, dove è allestita la sala stampa, i cronisti si affannano per avere notizie del gruppo dirigente, decisamente latitante. Quello che filtra in modo frammentario e spesso contraddittorio è che Grasso ha deciso di seguire lo spoglio assieme a Roberto Speranza nella sede di Mdp di via Zanardelli, mentre nella sede di via Arenula ci sono Laura Boldrini e Nicola Fratoianni, che però lasciano filtrare di aver fatto una specie di spola con l’altra sede. Pippo Civati è segnalato nel Nordest, per la precisione a Verona, mentre Pierluigi Bersani è in Emilia assieme a Vasco Errani. Massimo D’Alema, in Puglia, vede materializzarsi una batosta epocale ad opera della grillina Barbara Lezzi che con ogni probabilità frusterà malamente il suo desiderio di rientrare nell’agone. In sala molti ironizzano amaramente su quel 10 per cento da lui additato come obiettivo plausibile all’inizio della campagna elettorale.

Quello che è certo, è che, a dispetto del fatto che la situazione sia abbastanza delineata (LeU non è coalizzata con nessuno quindi lo scrutinio viaggia più rapido) o forse proprio perché la debacle è incontestabile, nessuno di loro verrà a dichiarare, in attesa di rinfrescarsi le idee.

L’unico a metterci la faccia, dopo numerose insistenze dei giornalisti, è Nico Stumpo, che si fa vedere verso le due per rilasciare una laconica dichiarazione in cui ammette a nome di tutti che il risultato (qualunque esso possa ormai essere) è “sotto le aspettative” e rimanda a ulteriori approfondimenti per il giorno dopo. Nel frattempo, la mini-diaspora nel cuore della notte del gruppo dirigente di LeU sembra preludere agli effetti a breve termine del rovescio elettorale.

Sorgente: Leu finisce prima di cominciare

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