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Italia 2018: il diluvio universale – La Città Futura

Su La Città Futura ho spesso seguito le elezioni in molti paesi europei, con un occhio di riguardo per le forze comuniste e di “sinistra radicale”. Questo articolo è un piccolo esperimento su come scriverei delle elezioni italiane guardandole come se riguardassero un paese esterno.

Le elezioni italiane del 4 marzo hanno due vincitori chiarissimi. Luigi di Maio, capo politico della formazione populista Movimento 5 Stelle (M5S), e Matteo Salvini, segretario della Lega Nord (LN), il partito ex secessionista riconvertito in nazionalista e membro della coalizione di centrodestra. E uno sconfitto: Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico (PD), una forza nominalmente socialdemocratica, in cui sono confluiti gli eredi del Partito Comunista Italiana (PCI) e della Democrazia Cristiana.

I numeri

Le previsioni della vigilia sull’affluenza si sono rivelate sbagliate. Ci si aspettava un crollo verticale dell’affluenza, che invece è scesa di soli due punti percentuali, dal 75% al 73%.

Il Movimento 5 Stelle compie un balzo in avanti dal 25,56% dei voti al 32,66%. Il partito propone una piattaforma populista e si dichiara “né di sinistra, né di destra”. Con gli anni ha assunto posizioni conservatrici su molti temi “civili” come i diritti delle persone LGBTQI e l’immigrazione. Dal punto di vista sociale ha oscillato tra molte posizioni. Dopo anni di propaganda per un referendum sull’Unione Monetaria Europea, questa proposta è stata depotenziata. Nella squadra di governo proposta da Di Maio compaiono anche alcuni giovani economisti di ispirazione keynesiana e la proposta programmatica più popolare è di sicuro quella del reddito di cittadinanza, anche se molti osservatori fanno notare come la proposta assomigli più a quella di un tradizionale, e corposo, assegno di disoccupazione.

La coalizione di “centrodestra” sale dal 27,61% di cinque anni fa al 37%. Come già detto, la parte del leone la fa Matteo Salvini con la Lega, che passa dal 4,09% al 17,75%. Salvini ha espulso dal simbolo elettorale la parola “nord” come passo finale della riconversione del partito dal separatismo per le ricche regione del nord al nazionlismo italiano. L’operazione ha pagato soprattutto nelle regioni centrali (storicamente roccaforte della sinistra), in misura minore nelle regioni del sud. La svolta nazionalista di Salvini si è accompagnata al recupero di una delle tradizionali richieste della Lega: la flat tax. Anche Salvini, dopo anni di campagna per l’Italexit ha smorzato i toni in campagna elettorale.

Il partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, scende dal 21,56% al 14,01%. L’anziano leader ha perso il controllo dell coalizione, pur mantenendo una notevole percentuale, considerando che Berlusconi è condannato e non candidabile. Della coalizione fa parte anche Fratelli d’Italia, che ha più che raddoppiato i voti dall’1,96% al 4,35%. Guidato da Giorgia Meloni, questo partito condivide la posizione razzista della Lega e la critica all’Unione Europea.

La coalizione di centrosinistra, che ha guidato il governo negli ultimi cinque anni, tracolla. Il Partito Democratico scende dal 25,43 al 18,72%. Il segretario Matteo Renzi si è dimesso rivendicando sostanzialmente tutte le riforme di ispirazione liberale e autoritaria: dalla riforma delle leggi sul lavoro alla gestione della cosiddetta “emergenza immigrazione”, culminata col tentativo da parte del ministro degli interni di vietare una manifestazione antifascista dopo l’attacco terrorista fascista avvenuto nella piccola città di Macerata il 3 febbraio.

Il tracollo di Renzi è compensato solo in minima parte dalla lista +Europa, lanciata da Emma Bonino, storica figura politica ultraliberista ed europeista, che propone il blocco della spesa pubblica. +Europa prende il 2,55 contro il magro 0,22% ottenuto dalla lista sostenuta da Bonino nel 2013.

Un gruppo di storici dirigenti del PD si è distaccato nell’ultimo anno e ha formato la lista Liberi e Uguali, di ispirazione socialdemocratica, che correva da sola in polemica con Renzi. La goffa campagna elettorale, cominciata con lusinghieri sondaggi intorno al 7%, si è conclusa con un 3,5% appena sufficiente a superare la soglia di sbarramento. Durante la campagna, i vari leader hanno continuato un balletto di aperture e chiusure alle possibili alleanze post elettorali. Oltre ai fuoriusciti del PD, la lista contiene anche Sinistra Italiana, piccola formazione membro osservatore del Partito della Sinistra Europea.

Geografia elettorale

Storicamente la politica italiana è divisa in tre fasce: le regioni del nord egemonizzate dall’alleanza Berlusconi-Lega, le regioni centrali roccaforte del centrosinistra e quelle meridionali sottoposte a molte oscillazioni.

Il primo dato è l’avanzata impetuosa del M5S nel sud, nelle regioni più povere, dove la disoccupazone è storicamente alta ed è stata ovviamente aggravata dalla crisi economica.

Il nord continua a essere territorio della destra. Addirittura, nelle elezioni regionali della Lombardia, la regione più ricca e popolosa d’Italia, la coalizione di centrodestra vince sfiorando il 50% dei consensi, e si troverà guidata per il secondo mandato di fila da un esponente della Lega. Va detto che la Lega della Lombardia è piuttosto critica rispetto alla svolta nazionalista di Salvini. In Lombardia e in Veneto la Lega ha recentemente fatto svolgere due referendum consultivi sull’autonomia delle rispettive regioni. Vinti dai favorevoli all’autonomia.

Il PD non crolla ormai solo in alcune zone di quella che era una volta l’Italia rossa, nelle regioni del centro. In Emilia Romagna, una regione amministrata da sempre prima dal PCI e poi dai successori del PD, la prima coalizione è stata il centrodestra. Questo grazie all’avanzata del Movimento 5 Stelle e alla lista Liberi e Uguali (che ha ottenuto risultati degni di nota praticamente solo in questa regione) che hanno drenato molti ex elettori del PD.

I neofascisti

La campagna elettorale è stata marcata dal dibattito sul razzismo e sul possibile pericolo fascista, soprattutto a partire dall’attentato di Macerata. Non solo per la destra di Salvini e Meloni. Due liste esplicitamente fasciste hanno partecipato alle elezionI. Casapound Italia e Italia agli Italiani. I risultati sono in realtà magri: Casapound si ferma allo 0,95% mentre Italia agli Italiani allo 0,46%. Nonostante la loro scarsissima influenza, queste formazioni hanno ottenuto uno spazio mediatico enorme. Casapound, in particolare, da anni viene riportata sui media per le sue azioni eclatanti e per la supposta attività di soccorso a lavoratori e poveri, ovviamente su base di purezza razziale.

Gli anticapitalisti

La sinistra radicale italiana continua nella sua crisi che dura da ormai dieci anni. La novità di queste elezioni è Potere al Popolo, forza politica formata a pochi mesi dalle elezioni dopo l’appello del collettivo politico napoletano Je So Pazzo. Ispirandosi alle esperienze di costruzione del conflitto e di solidarietà sperimentate nella città di Napoli, il collettivo politico ha raccolto alcune migliaia di adesioni di singoli militanti e decine di collettivi locali e alcune tra le frammentate organizzazioni comuniste: il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), il Partito Comunista Italiano (PCI, formazione fondata lo scorso anno a non confondersi con quella storica) e Sinistra Anticapitalista. Ha aderito anche la piattaforma sociale Eurostop, un movimento di quadri politici a cui aderiscono il PCI, il sindacato conflittuale USB, la Rete dei Comunisti e altri soggetti, impegnati in una critica all’Unione Europea, all’Unione Monetaria Europea e alla NATO.

Dopo centinaia di assemblee in tutta Italia, Potere al Popolo è riuscita a raccogliere le firme per presentare la lista in tutto il paese. La “capa politica” (una figura prevista dalla legge elettorale) Viola Carofalo (ricercatrice precaria di Napoli senza precedenti incarichi nei partiti della sinistra) ha guidato la lista. Nonostante l’entusiasmo e una innegabile simpatia suscitata in alcuni ambienti sociali, la lista si è fermata all’1,1%. Nel 2013, un precedente cartello elettorale sostenuto dal PRC e da altre forze non comuniste aveva preso il 2,2%. Il superamento della soglia del 3% era per Potere al Popolo un obiettivo decisamente fuori portata, ma molti si aspettavano di poter confermare almeno un 2% di voti. Nei centri urbani dove Potere al Popolo può vantare radicamento (come Napoli, Roma o Bologna) la lista ha ottenuti risultati più confortanti, anche oltre il 3%. Va però notato che in Lombardia e, soprattutto, a Milano, la lista non riesce a salire oltre l’1%.

Nonostante il risultato negativo, Potere al Popolo ha già lanciato una nuova assemblea nazionale per strutturare la propria forza politica.

Altre due liste di ispirazione anticapitalista erano presenti, ma non in tutto il territorio italiano. Il Partito Comunista, di ispirazione marxista-leninista, ha ottenuto lo 0,32%. Il cartello trotzkista Per Una Sinistra Rivoluzionaria ha ottenuto lo 0,08%.

Scenari futuri

La complessa legge elettorale italiana ha restituito un parlamento in cui né il M5S né il centrodestra hanno una maggioranza autonoma. Sarebbe possibile però una maggioranza M5S + Lega + Fratelli d’Italia, improntata allo scontro (almeno, stando alla campagna elettorale) con l’Unione Europea. Nelle dichiarazioni sia Di Maio sia Salvini vogliono la guida del governo, il PD esclude di governare “con gli estremisti”, ma già dai giornali vicini ai “Democratici” partono gli appelli a collaborare coi 5 Stelle per evitare il governo Salvini.

La soluzione politica in Italia non è solo nelle mani dei partiti. Negli ultimi mandati è stata la figura del Presidente della Repubblica ad acquisire importanza. Durante i due mandati dell’ex presidente Napolitano (PD), la figura è passata da cerimoniale a deciso regista della politica per assicurare le compatibilità con l’UE. L’attuale presidente Sergio Mattarella (PD) sembra meno interventista ma, di fronte a pressioni europee, potrebbe cercare soluzioni diverse. E sono in molti a credere che, se lo chiedesse Mattarella, il PD e Liberi e Uguali si metterebbero a cercare la quadratura del cerchio con Di Maio e/o Berlusconi per cercare di dare al paese una guida orientata all’obbedienza europeista.

 

Sorgente: Italia 2018: il diluvio universale – La Città Futura

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