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Immigrazione motore della crescita del Pil: come funziona il modello australiano – il sole 24 ore –

Il premier australiano Malcolm Turnbull al summit Asean che si è svolto a Sydney nei giorni scorsi (Afp)

Senza immigrazione, l’economia australiana non potrebbe crescere ai ritmi attuali. Negli ultimi 30 anni ondate successive di immigrati hanno portato al raddoppio della popolazione, che oggi è pari a quasi 25 milioni di abitanti. Anche se alcune formazioni politiche accusano gli immigrati di aver portato all’aumento dei prezzi delle case, alla congestione delle infrastrutture nelle principali città e a un indebolimento della crescita degli stipendi, i maggiori economisti ritengono che in realtà la forte immigrazione abbia protetto il Paese-continente dalla recessione, anche nei momenti più difficili dell’ultima crisi economico-finanziaria mondiale. È dal 1991 che Canberra non vede il segno negativo nel Pil.

Le proteste anti-immmigrazione
Molti Governi, da quello degli Stati Uniti a quello britannico, hanno dichiarato che porranno un freno all’immigrazione. L’Australia finora ha fatto l’opposto: nel solo 2017 ha accolto 184mila nuove persone. Tuttavia, negli ultimi mesi, anche in Australia si fa sentire sempre più forte la voce di coloro che vorrebbero rallentare l’immigrazione. L’ex primo ministro australiano, il liberale Tony Abbott, ha auspicato una diminuzione della quota annuale di “skilled migrants” da 190mila unità a 110mila. La fondatrice e senatrice del partito populista “One Nation”, Pauline Hanson, è andata oltre, chiedendo uno stop completo al flusso migratorio. Finora, il primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha mantenuto le sue posizioni, dichiarando che non cambierà una politica migratoria che nel 2017 ha aggiunto l’1,6% della popolazione, rispetto a una media dei Paesi sviluppati pari allo 0,7% nel 2016.

Il sistema australiano
L’Australia ha un sistema a punti per la categoria degli “skilled migrants” (migranti con qualifiche) che considera il tipo di lavoro del migrante (e in particolare se risponde alle necessità dell’economia locale), l’istruzione e l’età del candidato. Bisogna anche passare test sulla salute e sul cosiddetto “carattere” del candidato che non dovrebbe avere precedenti penali nel Paese d’origine. Le persone che vogliono diventare cittadini devono poi superare un test in lingua inglese sulla Costituzione, storia e i cosiddetti valori australiani. Nel 2017 l’India è stata la principale fonte di immigrati (21%), seguita dalla Cina (15%) e dalla Gran Bretagna (9%).
Il sistema australiano a punti è considerato un modello per molti Paesi sviluppati. Durante la campagna per la Brexit, l’attuale ministro degli Esteri britannico Boris Johnson aveva sostenuto che la Gran Bretagna avrebbe dovuto adottare un piano di immigrazione «sullo stile di quello australiano». Anche il presidente americano Trump ha lodato il sistema stringente di valutazione dei candidati adottato da Canberra.

“La politica migratoria ha dato finora all’Australia un vantaggio rispetto agli altri Paesi sviluppati in termini di domanda, consumi e occupazione”

Sun-Lin Ong, economista di Royal Bank of Canada

Nonostante ciò, nel Paese australe cresce il numero di chi si oppone alla politica migratoria. In una nazione che copre una superficie maggiore del 50% di quella europea, il clima, spesso arido e secco, rende inabitabile la maggior parte del territorio. Le stime parlano dell’arrivo di 11,8 milioni di persone nei prossimi 30 anni che si concentreranno nelle quattro principali città, Sydney, Melbourne, Brisbane e Perth con probabile pressione sulle infrastrutture urbane che non sono state adeguatamente sviluppate negli ultimi decenni dai vari Stati e Governi. Secondo un recente sondaggio del Lowy Institute, quattro cittadini australiani su dieci credono che il numero degli immigrati sia troppo alto.
Gli esperti, tuttavia, ritengono che una diminuzione dell’immigrazione porterebbe a una diminuzione della crescita che, al momento, è già sotto la media decennale, anche a causa del rallentamento del mercato delle materie prime.

La valutazione degli economisti
Il presidente della Reserve Bank australiana, Philip Lowe, ha confermato l’anno scorso che un’ulteriore crescita della popolazione australiana aiuterebbe l’economia. Approfondendo l’analisi del Pil australiano degli ultimi 25 anni, Lowe ha mostrato come il prodotto interno lordo pro capite è stato pari a zero lo scorso anno fiscale e il più debole dal terzo trimestre del 2016. Di conseguenza, ha commentato Gareth Aird, chief economist della Commonwealth Bank of Australia, un’accelerazione della popolazione australiana renderebbe meno probabile uno scivolamento verso la recessione nel futuro. «Se si ha una forte crescita della popolazione» ha continuato Aird «guidata o meno dall’immigrazione, è più difficile rallentare l’output».

«Credo che il tema dell’immigrazione sia stato sfruttato dai politici locali perché ha funzionato in altre parti del mondo», commenta David Burchell, analista politico alla University of Western Sydney. Indubbiamente, continua Paul Williams, analista della Griffith University di Brisbane, «il tema sta entrando al centro del dibattito politico. Non c’è dubbio che gli australiani vogliano un confronto politico sull’immigrazione» in un momento in cui molti puntano il dito contro una politica che mette la crescita economica come assoluta priorità.
«La politica migratoria australiana» spiega infine a Bloomberg Sun-Lin Ong, capo dell’Australian economic and fixed income strategy di Royal Bank of Canada «le ha dato finora un vantaggio rispetto agli altri Paesi sviluppati in termini di domanda, consumi e occupazione». La sfida della classe politica dirigente» continua Sun-Lin Ong «è quella di spiegare razionalmente e chiaramente perché sia importante non farsi suggestionare da discorsi anti-immigratori».
*Monash University, Melbourne

 

sorgente: immigrazione motore della crescita del Pil: come funziona il modello australiano – il sole 24 ore.com

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