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Il piano del Quirinale per sbloccare lo stallo | Rep

Mattarella e il vademecum per l’incarico in assenza di un vincitore: peserà la maggioranza che eleggerà i presidenti delle assemblee

di Claudio Tito

Ci sono quattro regole cui – da quando il Parlamento è stato sciolto – il presidente della Repubblica si è voluto attenere. Quattro codici di comportamento che hanno guidato la gestione di questa fase pre-elettorale e i rapporti con le forze politiche in campo in vista delle elezioni. E che, soprattutto, rappresenteranno la bussola con cui il Quirinale condurrà ad aprile le consultazioni per la formazione del nuovo governo.
Si tratta di una metodologia che Sergio Mattarella in questa fase ha ripetutamente illustrato a tutti i suoi interlocutori istituzionali e che rappresenta un caposaldo della sua azione in questa fase così delicata.
La prima di queste regole costituisce l’essenza del metodo di lavoro che il Colle si è voluto dare in questo periodo che precede l’apertura dei seggi: il capo dello Stato non si sta esercitando su scenari ipotetici ma lo farà solo su quelli successivi al voto. Sostanzialmente non intende prendere in considerazione in anticipo soluzioni o possibilità che non siano state suffragate dai risultati delle urne. Si tratterebbe di uno scorretto intervento sulle dinamiche politiche e un potenziale condizionamento della campagna elettorale. Esecutivi a guida centrosinistra, centrodestra, grillina oppure coalizioni di scopo, tecniche, istituzionali, o di larghe larghe intese sono tutte formule che possono essere giudicate dopo le elezioni e non prima.

Il secondo punto è stato rimarcato in diverse occasioni, anche pubbliche, e si realizza come diretta conseguenza del primo. Il presidente della Repubblica non coltiva un suo progetto politico e non si pone obiettivi diversi da quelli che la Costituzione prescrive. Una formula per far capire a tutti i partiti in gara che non esistono preferenze prestabilite del Quirinale e in particolare non è in discussione o in lavorazione un disegno a favore di un cosiddetto “governo del Presidente”. Ossia, una squadra di governo che faccia affidamento su un ombrello protettivo quirinalizio.

La terza direttiva rappresenta un richiamo basilare alla Costituzione: gli esecutivi nascono in Parlamento. Un modo ancora più esplicito, dunque, per chiarire che non è praticabile un percorso in cui possa essere il capo dello Stato a cercare la maggioranza che dovrà sostenere la compagine governativa. Dovranno essere, quindi, i gruppi parlamentari – nel corso delle consultazioni – a illustrare al Quirinale l’esistenza di una maggioranza e le eventuali o potenziali composizioni del quadro politico. In questi giorni, infatti, più di un candidato ha rinviato alle intenzioni che il Colle manifesterà durante le consultazioni. Una procedura che il capo dello Stato considera opposta a quella che intende seguire: sono, appunto, i gruppi parlamentari a dover esplicitare le loro volontà. E dunque l’incarico sarà affidato alla figura in grado di ricevere i voti del Parlamento sufficienti ad ottenere la fiducia. Partendo dal presupposto che l’obiettivo del Quirinale deve comunque essere quello di cercare di dare un governo al Paese.

Il quarto e ultimo punto riguarda un passaggio obbligato che il Colle considera un primo e utile riferimento: l’elezione del presidente del Senato e di quello della Camera. Per designarli, infatti, si dovrà costituire per forza di cose una maggioranza. Sebbene a Palazzo Madama il regolamento preveda un iter piuttosto accelerato che al massimo al quarto scrutinio porterà a eleggere con il ballottaggio il presidente – e quindi anche con una maggioranza relativa – a Montecitorio i numeri devono essere molto più definiti. E’ infatti necessaria almeno la maggioranza assoluta per scegliere la terza carica dello Stato. Si tratta naturalmente di un orientamento significativo e non di un vincolo.

Ma questa considerazione ha una conseguenza implicita: i numeri che contano per il Colle ai fini della costituzione di un esecutivo sono solo quelli dei senatori e dei deputati. La consistenza dei gruppi parlamentari – e non la semplice percentuale conquistata dai partiti – può rappresentare il fondamento di un esecutivo e il presupposto per affidare un qualsiasi tipo di incarico. Il sistema istituzionale, nel suo complesso, dovrà semmai farsi carico di recepire nel modo più utile tutte le indicazioni fornite dagli elettori. Anche per quanto concerne il coinvolgimento delle forze politiche.

Le quattro regole valgono pure in relazione agli obiettivi per i quali nascerà un Governo: non possono essere prestabiliti prima che si concludano gli scrutini. Il richiamo – fatto da diversi in questi giorni – ad una riforma elettorale che cancelli o corregga il Rosatellum, può essere valutato nel caso in cui gli effetti di questo sistema si riveleranno concretamente problematici.
Proprio per tutti questi motivi Mattarella ha deciso di non intervenire ogni volta sia stato chiamato in causa. La cosiddetta lista dei ministri inviata dal Movimento 5Stelle, ad esempio, non ha suscitato irritazione, né apprezzamento. E’ stata ignorata.

Sorgente: Il piano del Quirinale per sbloccare lo stallo | Rep

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