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Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta

Un racconto dell’Italia a tinte pastello contro una realtà nera che parla di povertà, disoccupazione, sentimento diffuso di insicurezza. L’AGI ha compiuto un viaggio lungo la Penisola, da Trieste a Messina, ascoltando elettori e iscritti del Partito Democratico. Il minimo comune denominatore è la percezione di iato tra storytelling e quotidianità in cui i militanti rintracciano la prima causa della debacle elettorale. Nella periferia del Pd, dentro le sezioni dei quartieri di Milano, Firenze, Salerno o Messina, le faide interne tra maggioranza e minoranza dem non arrivano. Anche il ‘processo’ a Matteo Renzi riscuote scarso interesse: la preoccupazione, piuttosto, sembra essere unicamente sopravvivere. E in questo senso e’ tanta la fiducia riposta nel segretario reggente Maurizio Martina che ha inaugurato la nuova fase post Renzi con la parola d’ordine “comunita’”. Realtà molto diverse tra loro e in cui anche la sconfitta ha avuto dimensioni e pesi diversi.

Leggi sulla Stampa: Il Pd si ribella all’Aventino di Renzi e apre a un esecutivo di garanzia

Leggi sul Corriere della Sera: Walter Veltroni: “M5S? Il Pd dialoghi ma a certe condizioni e con la regia del Colle”

I temi all’ordine del giorno sono noti: l’appello al senso di responsabilità lanciato dal Capo dello Stato, che sta cercando il modo di costruire una maggioranza solida con partiti anche molto diversi tra loro, e chiedendo a tutti un sforzo di ‘compatibilità’; l’idea di un referendum tra gli iscritti per sondare l’umore circa la possibilità di un accordo politico con i Cinquestelle di Luigi Di Maio; l’eredità di Matteo Renzi e il suo, di appello, quello che vuole il Pd all’opposizione e i vincitori del 4 marzo alle prese con la formazione di una maggioranza; poi c’è un rapporto col territorio da ricostruire, il Pd ha perso terreno in zone del Paese che sembravano roccaforti inespugnabili.

L’Agenzia Italia è andata a in giro per l’Italia a fare domande.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Maria Laura Antonelli / AGF
Maurizio Martina

Salerno in riunione permanente su un gruppo WhatsApp

Accantonata l’amarezza per i risultati deludenti ottenuti dal Pd a Salerno, i circa 1.400 appartenenti ai tre circoli cittadini, uno del centro e due della zona orientale, una spiegazione se la son data. Poche responsabilità del gruppo dirigente locale e regionale e più di una del partito nazionale, che si è “allontanato troppo dai problemi quotidiani delle persone”. In cinque anni, dal 2013 al 2018, i dem, in quello che viene considerato il fortino del governatore campano Vincenzo De Luca, calano di dieci punti percentuali: dal 29,13% al 19,98%. Nonostante il candidato nel collegio uninominale fosse Piero De Luca, figlio primogenito del presidente della regione e sindaco di Salerno per un ventennio. Anche De Luca jr, e con lui il Pd, si è dovuto piegare alla “esplosione fortissima del Movimento 5 Stelle”, come è definita da una militante del circolo del centro città.

Nella seconda città della Campania è in programma martedì la riunione del circolo per effettuare “un’analisi del voto su Salerno città – spiega il coordinatore Dario Greco – consci che bisogna ricominciare dal territorio e riconquistare la fiducia che evidentemente è mancata”. All’indomani del 4 marzo, “abbiamo ricevuto telefonate di persone che vogliono iscriversi al partito e che verranno già alla riunione del 20 marzo”.

Da qualche giorno è stato creato un gruppo WhatsApp per gli iscritti che, al momento, conta 70 partecipanti. “Siamo in riunione permanente”, commenta qualcuno. Altri, però rilevano che la politica non si fa “nel chiuso dei circoli” e che si deve ripartire dai cittadini e non dai militanti. “L’elettorato – dice M.R.C. – si è allontanato dai partiti tradizionali. La sconfitta è dei partiti tradizionali, nei quali le persone non si riconoscono più”. Secondo militanti e simpatizzanti Pd, sono i temi della campagna elettorale ad aver fatto la differenza. Su tutti, sicurezza, immigrazione e lavoro: le promesse di Lega e M5S hanno fatto breccia tanto che il Carroccio, è passato dai 59 voti del 2013 a 3.923 e i 5 stelle da 18.958 a circa 30.000.

“Mettiamoli alla prova, non è il caso di tornare al voto. Non è detto che siamo sempre noi i più bravi”, dice Nico Mazzeo, coordinatore del circolo di Salerno Pastena, il più numeroso con circa 700 iscritti, intitolato ad Angelo Vassallo, ucciso nel 2010 anche se il figlio del sindaco pescatore di Pollica ha chiesto si rimuova il nome del padre. Manca una sede fisica. “Siamo un circolo virtuale”, commenta Mazzeo che invita “rimboccarci le maniche tutti”. Una militante, M.G.I., è convinta che “le batoste servano per ripartire, come fatto nel 2008”. Ai coordinatori il compito di recepire i malumori delle persone che “hanno perso fiducia”. Come sottolinea Maria Rosaria Quagli, coordinatrice del circolo della zona orientale di Salerno: “È stata dura. Il risultato l’avevamo subodorato, ma non pensavamo fosse così drastico”.

Ad Acerra e Pomigliano sono per il bagno di umilità

Domenica 4 marzo nel collegio di Acerra-Pomigliano, città natale di Luigi Di Maio, il M5S stravince con il 63%. E c’è chi nella base Pd pensa che pesi ancora la posizione del partito apertamente favorevole al piano Marchionne per lo stabilimento Fiat. Molti operai lo vissero come un tradimento, ed è probabilmente iniziato allora il declino del Pd nella zona, con la doppia elezione di un sindaco di FI e con il boom del M5S in una città storicamente industriale: nel collegio il Pd si ferma al 10,75% e a Pomigliano città si ‘consola’ con il secondo posto (11,43%, un centinaio di voti sopra FI). Oggi la parola d’ordine è ripartire. “Serve il coraggio per riprendere in mano le nostre sorti e tornare a fare il Pd – dice P.E., 52 anni, impiegato e iscritto al circolo di Pomigliano – c’è una doppia montagna da scalare, essere davvero una comunità e tornare a occuparci davvero dei problemi della gente. Le assemblee potranno servire a ritrovare unità, purchè non si trasformino in una resa dei conti tra bande”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
PAOLO MANZO / NURPHOTO
Maurizio Martina

Il pensiero va a quanto accaduto nell’assemblea del Pd metropolitano: “Uno spettacolo deprimente, ci si insulta con il morto in casa – commenta A.D., 40 anni, avvocato e militante dem – o si prende consapevolezza del momento drammatico o non si va da nessuna parte. Bene le assemblee, torniamo a parlarci e a parlare con la base, ma facciamolo con umiltà e responsabilità”. F.A., 60 anni, commercialista, sposa la linea Martina, perchè “ripartire da assemblee dentro e fuori dai circoli significa tornare ad ascoltare, cosa che non facciamo da tempo”. Ma fa notare che la questione è più complessa di come appare. “Anche il sindacato, che faceva da tramite con questi mondi, ha perso rappresentanza tra i lavoratori – sottolinea – e a volte è un impedimento. Da militante di lungo corso resto ottimista perchè di sconfitte ne ho vissute tante, ma questa è una batosta forte. Se nelle periferie oggi prendiamo meno voti degli iscritti vuole dire il lavoro da fare è tanto”.

Da novembre il Pd di Pomigliano ha un nuovo segretario, Enzo Romano, che ha programmato per domani l’assemblea di circolo. “In un partito in cui spesso prevale lo scontro personale o tra gruppi – avverte Romano – questo strumento potrebbe essere un boomerang, ma è pur sempre un punto di partenza. Piuttosto le aprirei il più possibile alla città e mi piacerebbe se i dirigenti locali e nazionali partecipassero per dare un segno tangibile del partito che si rialza partendo dalla base. Qui il terremoto arriva da lontano, anche prima del Jobs Act. Ora togliamo le macerie e ricominciamo da tre punti: la presenza, la credibilità e la discussione sui temi del territorio come il lavoro e l’ambiente”.

Qui Tor Bella Monaca (Roma), dove la caduta è stata clamorosa

“È comodo dire che abbiamo preso questa batosta per colpa di una tendenza generale del Pd. Sarà anche vero, ma è altrettanto vero che qui ci siamo allontanati dal disagio, e io che ho delle responsabilità non ho problemi ad ammetterlo”. A parlare è Alessandra Laterza, tra i militanti locali Dem più in vista del VI Municipio romano (quello che comprende Tor Bella Monaca), dove i circoli nel 2007 erano undici e ora sono quattro, ed è considerato tra i simboli della resa della sinistra nelle periferie italiane. Qui, solo cinque anni fa, il centrosinistra nel suo complesso incassava un 64 % che reggeva il confronto con le percentuali del Pci di Luigi Petroselli e della “cintura rossa” della periferia romana. Paradossale, se messo accanto al 16 per cento del Pd alle ultime Politiche.

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Alessandra Laterza

Alessandra e gli altri militanti di “Torbella” stanno cercando di capire, nelle ultime riunioni da autoconvocati, e in un certo senso preparano il terreno all’arrivo del reggente nazionale Maurizio Martina, al quale è già arrivato un invito (“per fare presto”) per il 24 marzo. Alle Torri di via dell’Archeologia, la stessa via dove è situata la sede del Pd e dove arriverà Martina, l’unico leader nazionale a farsi vedere negli ultimi tempi è stato Matteo Salvini a fine febbraio. I cittadini hanno ripagato con gli interessi questo gesto di attenzione con risultati a due cifre che hanno fatto clamore. Ma fino a un certo punto: “C’era già una tendenza marcata verso l’estrema destra – osserva Laterza – verso chi si è fatto carico, seppure con metodi non propri della politica, del disagio di queste persone. Nelle torri ai piani alti non c’è acqua corrente, alcune fogne non funzionano, lo stesso vale per gli ascensori. Anche pagare gli idraulici alle famiglie più povere, come ha fatto l’estrema destra, è un gesto che porta consenso”.

Di fronte a questo, il Pd ha forse preferito arroccarsi, seppure all’interno di un territorio problematico, nelle realtà dove comunque minore è la disperazione e di conseguenza l’ostilità dei cittadini, come ad esempio a Torre Spaccata. A Torbella il campo è stato lasciato libero all’infiltrazione dell’estrema destra e della criminalità locale che gestisce, nota e indisturbata, le piazze di spaccio.

“Quando vedono le luci del circolo accese – racconta Alessandra – spesso siamo bersaglio di lanci di oggetti e di insulti”. La parabola dell’ex-presidente di Municipio Marco Scipioni non è stata di certo un buon viatico in una situazione di per sè già drammatica. “Dobbiamo tornare utili”, osserva Fabrizio Compagnone, segretario Pd del VI Municipio su cui grava per buona parte l’impresa di far rialzare il partito da queste parti: “C’è disperazione, solitudine, voglia di qualcosa che crei l’urto, e questo ora per la gente significa Lega. Il momento decisivo – prosegue – è stato Mafia Capitale e le dimissioni di Marino. A Martina diremo che c’è bisogno di un Pd utile, e propositivo. Da qui non si scappa”.

Il caso Macerata è stato emblematico

La debacle del partito democratico alle ultime elezioni del 4 marzo è “una sconfitta netta, chiara e indiscutibile per il Pd”, e i terribili episodi di cronaca hanno avuto la loro influenza. A sostenerlo è il segretario dem di Macerata, Francesco Vitali. “Gli elettori – aggiunge – si sono sentiti meglio rappresentati da altre forze politiche, che sono riuscite meglio a intercettare il sentimento di rabbia e di protesta” che montava. “La ragazza fatta a pezzi e ritrovata in due trolley e l’azione folle di Traini hanno fatto emergere un modo di pensare, prima tenuto sopito, che poi è esploso nell’urna”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Francesco Vitali

In sostanza “i fatti di Macerata – ribadisce Vitali – hanno innescato una condizione che poi ha portato a un voto diverso dal passato”, quando la sinistra mieteva consensi. “Credo proprio – prosegue – che un’influenza e un peso lo abbiano avuto”. Ma non solo, ovviamente. “Noi siamo stati battuti sia a livello nazionale, che locale, anche perchè abbiamo perso di vista il territorio e creato una scollatura profonda. Altri, invece, hanno intercettato i bisogni locali, li hanno ascoltati, questo è indiscutibile”. “Oggi sono e resto renziano” precisa Vitali, che tuttavia rileva: “Pur riconoscendo a Renzi una spinta che nessuno prima era riuscito a dare, anche grazie alla sua ‘arroganza’, adesso questo non basta più”.

Lo tsunami elettorale è la “cartina tornasole di come non eravamo attrezzati al nuovo che stava avanzando, e questo ci ha fatto sprofondare”. Questo fine settimana a Corridonia, “anche sulla scia di quanto annunciato da Martina, ci vedremo in una iniziativa pubblica per aprire una discussione, per capire, analizzare, guardarci in faccia”. Il titolo è emblematico: ‘Ripartiamo insieme’. “Non vuole essere un incontro evocativo – precisa il segretario dem di Macerata – però bisogna interrogarsi per avviare una ripartenza, per capire come uscire da questa situazione”.

Perché a Pesaro è mancato il sostegno dei giovani?

Il partito non ascolta le istanze dei giovani, “anzi ci hanno snobbati”. A pochi giorni dalle elezioni politiche, l’amarezza e lo sconforto regnano tra i giovani Dem di Pesaro. E nessun ‘pentimento’ per la frase postata sui social 16 ore dopo l’esito del voto nella quale affermavano: “Non è che quelli di sinistra non ci hanno votato. È che sono morti”. Di diverso parere il segretario provinciale del Pd pesarese, Giovanni Gostoli, che cerca di buttare acqua sul fuoco: “è stata solo una battuta ironica, non un’analisi politica”. Ma i ‘millenials’, gli stessi giovani ‘compagnì del territorio tengono il punto, anche se aggiungono affermazioni più sfumate. “È ovvio che era una battuta, perchè si parlava di morti di vecchiaia: ma doveva servire a far riflettere – spiega il segretario dei Giovani dem locali, Timoteo Tiberi – e credo che ci siamo riusciti”.

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Giovanni Gastoli

Per Tiberi, che dimostra una grande preparazione e competenza nel suo ambito di impegno pubblico, la sconfitta del Pd è stata anche dovuta alla mancanza di ascolto delle istanze giovanili, sia livello locale che nazionale. “Se in Italia solo il 15% dei ragazzi sotto i 25 anni ha votato Pd, qualcosa di rilevante è davvero accaduto. Tanto più se, come sembra, almeno il 50% di loro ha invece sostenuto M5S. I dirigenti provinciali e quelli nazionali – sottolinea Tiberi – dovevano agire diversamente, e ascoltare le nostre proposte e indicazioni, non snobbarci o metterci in secondo piano”. Quali per esempio? “Il voto nelle sedi universitarie, certamente. Ma anche e soprattutto una maggiore attenzione alla questione del lavoro, che interessa molto gli studenti e tutti i ragazzi e invece è stata sottovalutata. A questo poi – prosegue Tiberi – c’è da aggiungere un elemento fondamentale: lo scarso ascolto delle esigenze dei territori. E questo non è da addebitare solo a Renzi, ma a tutti i vertici del partito”.

I giovani dem pesaresi guardano con apertura a Martina: “Può essere una figura valida soprattutto se saprà fare opera di mediazione, in vista delle azioni future. Nel partito occorre aprire un dialogo, e comprendere le cause della sconfitta, anche alla luce del fatto che il 70% degli italiani (quelli che non hanno votato Pd e tutti i vari soggetti della sinistra) non si riconosce più nei valori della solidarietà, del riformismo, dell’Europa. è necessario capire perchè e ripartire da qui, con una strategia diversa”.

La settimana prossima, i circoli dei giovani democratici delle Marche si riuniranno per discutere del quadro politico attuale e fare delle proposte innovative e concrete. “Sperando che i vertici a tutti i livelli le comprendano e accolgano”.

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A Capalbio una volta c’era Occhetto, ora regna la Lega

Capalbio, una delle roccaforti rosse toscane, è stata espugnata dalla Lega che, nella scorsa tornata elettorale, ha battuto con il 24,76% il Pd, fermatosi al 23,83%, terzo dopo M5S. La cittadina maremmana, meta da sempre di intellettuali della sinistra, è amministrata da un sindaco Pd, Luigi Bellumori, al centro di polemiche per aver rifiutato la quota di migranti da accogliere nell’estate del 2016. “La questione migranti non credo abbia influenzato il voto del 4 marzo. Una questione, peraltro, affrontata e conclusa a livello locale, con la firma dello SPRAR, il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”, dice all’AGI Bellumori, che veve le responsabilità della sconfitta del proprio partito nel governo centrale, “che ha deciso sulla vita, il lavoro delle persone, delle imprese, del risparmio, e non ha presentato una legge seria di ridimensionamento dei compensi e dei rimborsi dei parlamentari. I sacrifici – aggiunge Bellumori – sono stati richiesti sempre agli altri. In questo clima di generale indecisione, l’offerta politica gridata a gran voce dalla Lega, e veloce sul web per i 5 Stelle, ha attirato il voto di molti elettori di Capalbio, e dell’intero Collegio n. 14, mutandone in maniera significativa la maggioranza politica e di pensiero”.

Secondo Bellumori, il Pd sul territorio “ha perso i voti legati ai balneari che sono andati a Salvini che, sulla questione, ha detto ‘No Bolkestein’ e alle aste dopo il 2020”. Non manca un commento sul tiepido risultato di Forza Italia.

Livorno, segnali di vita

Sono lontani i tempi in cui la sinistra a Livorno non conosceva avversari, ma nell’avamposto M5S dopo quattro di amministrazione del sindaco Filippo Nogarin il Pd, con il 28,9%, è arrivato primo e il Movimento 5 stelle secondo di un soffio, con il 28,6%. “Teniamo pur non sottovalutando i segnali che da questo voto sono arrivati – ha dichiarato al’AGI il consigliere comunale dem di Livorno Alessio Ciampini – ovvero che la sinistra nel suo complesso vede ridursi notevolmente fette di consenso”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Alessandro Serrano’ / AGF
Filippo Nogarin (Agf)

Livorno, così come gli altri Comuni della costa tirrenica, è stata falcidiata dalla crisi dell’industria a partire dal 2009, un elemento questo che ha inciso, secondo il consigliere del Pd, anche sull’ultimo voto. La costa “va peggio di ogni altra zona della regione – ha spiegato Ciampini – un parlamentare è stato eletto, ma ovviamente con uno scarto molto risicato rispetto ai dati ai quali questo comune era abituato: il Pd, nel 2013, prese circa 40.000 voti, i 5 Stelle 27.000 e la destra 13.000”. Sull’attestarsi del Movimento 5 Stelle, Ciampini non ha dubbi. “A Livorno ha tenuto sfruttando un trend nazionale, che però al tempo stesso non è stato sfruttato completamente, perchè non c’è stata un’imposizione: al collegio – ha concluso il consigliere comunale – sono arrivati terzi”.

Al Circolo Vie Nuove Matteo non si discute, si vota

“Qui Matteo è di casa…è la sua casa”: parola di Antonio Filannino, classe 1958, da dieci anni segretario dello storico circolo Pd fiorentino di Gavinana-Ricorboli. Più noto con il nome di Circolo Vie Nuove, sede scelta dall’ex segretario Matteo Renzi e di Maria Elena Boschi per iscriversi al Pd. Un circolo in cui ancora si fanno dibattiti e si gioca a carte, teatro, nell’ultimo decennio, di incontri durante le campagne elettorali, dalle primarie del Pd alle ultime politiche. Secondo Filannino, “sarebbe stato meglio che Renzi avesse continuato ad avere un ruolo nazionale rilevante”. In questa fase di riflessione del partito nazionale e dei suoi iscritti, il segretario rivendica l’unità del suo circolo.

Il tema del calo delle iscrizioni nei circoli di alcune regioni italiane, non sembra toccare la storica sede fiorentina: “Siamo sui 200 tesseramenti, con qualche nuova iscrizione, dettata più dalla linea politica nazionale che dall’iscrizione di Matteo Renzi in questo circolo”. Com’è cambiato il Pd negli ultimi cinque anni? “Rispetto alla sua nascita, è divenuto più ‘democratico’ – secondo Filannino – nel senso che c’è stato sempre più un avanzamento verso il centro. Il che ha reso ancora più vera la fusione culturale fra i pensieri che dettero vita al Pd nel 2008”.

La direzione regionale del Pd toscano ha individuato i componenti della reggenza che guiderà il partito fino al congresso dopo le dimissioni del segretario Dario Parrini. Faranno parte dell’organismo collegiale Marco Recati (portavoce), Matteo Biffoni, Valerio Fabiani, Leonardo Marras e Adalgisa Mazza. In un documento si “riconosce che i recenti risultati elettorali hanno dato un’indicazione chiara circa la necessità di aprire una stagione nuova” e si impegna la reggenza a”elaborare un documento politico da sottoporre alla prima assemblea regionale”.

I reggenti dovranno anche promuovere momenti di analisi dei risultati elettorali anche in relazione ai cambiamenti socioeconomici dei nostri territori; individuare una commissione “Toscana 2030”, con il coinvolgimento dei territori e delle migliori esperienze del partito e della società toscana, che possa elaborare una proposta ideale e programmatica in grado di rilanciare nuove politiche per il futuro della nostra regione e favorire la ricostruzione di un campo largo e plurale di centrosinistra. Tra i compiti dei successori di Parrini anche l’organizzazione di un confronto all’interno del partito sulle prossime elezioni amministrative. Dovranno inoltre “sollecitare a un impegno straordinario le federazioni provinciali, le unioni comunali e i circoli, per promuovere a ogni livello il più ampio confronto possibile” e “operare in stretto e permanente raccordo con la conferenza dei segretari territoriali e con le singole federazioni”.

Nel ferrarese si lavora porta a porta

È nato i primi di dicembre dello scorso anno, conta attualmente non più di tre iscritti (tra cui una donna, la vicesindaco), e punta a raggiungere il traguardo dei 50 con una campagna tesseramento ‘porta a porta’ “come si faceva una volta” da qui alla primavera. Vera anima del circolo Pd di Goro e Gorino – paesini di pescatori della bassa ferrarese, 3700 abitanti (di cui 1300 operatori della pesca), noti alle cronache per le barricate anti-immigrati dell’ottobre 2016, in cui vennero respinte 12 immigrate, tra cui una donna incinta – Nickolas Bellotti, 27 anni, capogruppo Pd in consiglio comunale, che non ha paura – dice – “di metterci la faccia”. “Non faccio la festa del tesseramento, mi faccio un giro, una passeggiata casa per casa, come si faceva una volta. Ci conosciamo tutti qua, il paese è piccolo – spiega Nickolas, famiglia di tradizione Pci, nonno sindaco di Goro e bisnonno sindaco due volte, che si presenta come uno che ha masticato politica appena nato – il rispetto personale conta. Qua è un territorio difficile ma non per le barricate – prosegue il giovane segretario del neonato circolo Pd – credo che le barricate abbiano influito leggermente sul voto, ma è dal 92 che il paese è praticamente di centrodestra. Dai numeri abbiamo perso 200 voti alla Camera e sicuramente non ha influito troppo la storia delle barricate: avrà influito nel centro destra, perchè prima votavano tutti Forza Italia e adesso sono confluiti nella Lega. I voti che abbiamo perso noi la maggior parte sono andati ai 5 stelle per delusione da parte nostra”.

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Nickolas Bellotti

Dopo l’appello di Martina a ripartire dai circoli per superare la batosta elettorale “al circolo non c’è niente di programmato, è appena nato: sto creando la segreteria adesso, punto ai giovani – quasi si scusa il segretario – Ci proverò, spero entro la primavera di arrivarci ai 50 iscritti: siamo gente che lavora in mare”. Nickolas si dice d’accordo con la linea del partito di fare una pausa di riflessione stando all’opposizione e spiega: “Io non sono uno di quelli che punta il dito sulle persone: cambiamo un pò la dirigenza, ma non credo che cambiare sempre le persone sia la soluzione. Secondo me, ciò che serve è un cambiamento di linea politica, più adeguata ai tempi e alle richieste della popolazione”.

“Qui siamo già ripartiti dopo la batosta”, assicurano alla Bolognina

“Dopo la batosta, il circolo della Bolognina si è già messo in moto e naviga, pronto a ripartire: anzi, è già ripartito”: parola di Mario Oliva, 53 anni, riletto per la seconda volta segretario con 80 voti di fiducia su 82 votanti (due i voti contrari) nello storico circolo di Bologna celebrato per la svolta nel 1989 di Achille Occhetto che lì annunciò l’addio al Pci, e la nascita di un nuovo soggetto politico che si sarebbe chiamato Pds; anche se, ricorda ancora una volta il segretario, “fu in una stradina a 50 metri da qui, in via Tibaldi, dove c’è una sede dell’Anpi: Occhetto era lì per una visita, tirò fuori questa grande novità, scoppiò un putiferio, la gente cominciò ad arrivare e non ci stavano più lì, così si spostarono qui da noi. Adesso viviamo di rendita, siamo passati alla storia come il circolo della svolta”.

Centottanta gli iscritti, confermati nel 2017, con alcune ultime recenti ‘new entry’ di “persone che hanno preso la tessera e che non si vedevano più da anni, una cosa questa che mi ha fatto molto piacere”. Domani mattina, il circolo si riunisce per la prima riflessione dopo il voto: dopo l’introduzione del segretario, la parola verrà data al pubblico per la discussione e si pensa anche di fare una relazione scritta sull’esito dell’incontro alla Federazione di Bologna. “Ci siamo fatti passare un pò la rabbia – spiega Oliva- è il momento della riflessione: informalmente, una discussione ‘libera’ c’è già stata, siamo tutti d’accordo, nessuna sconfitta è definitiva, serve il coraggio di ripartire, di credere in una forza socialista ancora più forte in Europa”.

Ma una sconfitta così grossa per il partito, ammette Oliva “no, non me l’aspettavo, nella peggiore delle ipotesi mi aspettavo un 22%”, “nel quartiere abbiamo perso un 14% , tutto è andato alla Lega, che ha fatto un balzo dal 2 al 14-15%, e ai Cinque Stelle. Non è solo il Pd, ci siamo interrogati se è un modo sociale e culturale di fare politica che forse è tramontato”, ragiona ancora Oliva pensando al modello invece risultato vincente dei grillini che non ha legami e strutture sul territorio. Le discussioni al circolo sono una tradizione della domenica mattina, dalle 9.30 alle 13: ” Discussioni molto accese e animate, quasi delle litigate – spiega il segretario – penso a quelle sul referendum”. Un segretario renziano doc (“ero l’unico renziano del circolo”, scherza) e non pentito, che rifarebbe quello che ha fatto per sostenerlo.

Per la cronaca, nel 2017 Renzi ha vinto il voto di circolo nella storica sede del Pd, che invece nel 2013 lo aveva visto ampiamente dietro a Cuperlo. Non è però più questa la questione, lascia intendere il segretario. “Ho detto ai ragazzi: un pò di ottimismo, perchè siamo la forza socialista ancora più forte in Europa: se andiamo in Germania, se andiamo in Francia, siamo quasi spariti. Ripartiamo dal 18-19% , le basi ci sono”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Maria Laura Antonelli / AGF
Maurizio Martina (Agf)

Stalingrado è caduta, ma si è già rialzata

A Sesto San Giovani, ex Stalingrado d’Italia, per 72 anni con un governo di centrosinistra (fino alle comunali del 2017), l’operazione di apertura, con i circoli del Pd a fare da apripista, auspicata dal segretario reggente del Pd, Maurizio Martina è già partita. In un’assemblea molto partecipata, venerdì 9 marzo si sono ritrovati al Circolo Primo Levi, uno dei tre presenti a Sesto (gli altri sono il Circolo Berlinguer e il Circolo Torretta) un centinaio di iscritti e simpatizzanti per confrontarsi sul risultato elettorale. Che anche nell’ex feudo rosso, alle politiche, ha premiato il candidato del centrodestra, Guido della Frera che ha staccato la piddina Sara Valmaggi. Ma si sa che il Pd, in Lombardia, ha tenuto solo a Milano.

Adesso però si cambia passo, secondo Marco Esposito membro del direttivo del Pd locale: “C’è un forte attivismo. L’idea di comunità è molto radicata nel nostro partito. E c’è la voglia di trovarsi ed elaborare la sconfitta”. Certo nei tre circoli, che al momento contano 300 iscritti, non c’è stata sempre grande partecipazione. Meglio a Milano e in città metropolitana dove i circoli sono 178 e gli iscritti arrivano a 10 mila. “Ma comunque – precisa Esposito – siamo l’unica forza che ha i circoli sul territorio a Sesto. Non li hanno nè i 5 stelle nè la Lega. Sono un pezzo della politica che va rivitalizzato. I circoli servono a fare comunità, devono essere antenne sul territorio, capaci di cogliere il malessere e le esigenze della gente: un punto di riferimento sia per l’ascolto sia per fornire servizi di informazione, per esempio sul Rei, il reddito di inclusione sociale. In passato al circolo Berlinguer si tenevano anche dei corsi di computer. Dovremmo rifarli”.

Alla prima assemblea post voto, durante la quale c’è stato un mea culpa netto, “con la consapevolezza di non essere stati capaci di percepire il disagio della gente”, ne seguiranno altre. Da parte del segretario Pd di S.S. Giovanni Nicola Lombardo e della capogruppo Roberta Perego c’è la volontà di altri momenti di incontro, magari anche tematici. Insomma, si deve “lavorare molto e velocemente”.  “Qui, a Sesto nessuno si fa tentare dalle alleanze, l’idea è di stare all’opposizione – aggiunge – Non si vuole avere nulla a che fare con i sovranismi. La nostra idea è chiara, vogliamo riconquistare i nostri voti”.

Come? “A livello locale smascherando il sindaco nella sua completa inefficienza e incompetenza. è una persona che divide. La ‘battaglia’ contro il centro culturale islamico è una prova. A livello nazionale dobbiamo far cambiare il vento. Aspettiamo alla prova dei fatti i politici”.

In Friuli tutti con Martina

“No, no non abbiamo perso iscritti, nessuna flessione. Anzi. In questi ultimi giorni abbiamo avuto addirittura richieste di nuovi tesserati”. Al circolo Pd Ondina Peteani nel rione triestino di San Giacomo c’è “solo tanta delusione”, dice la segretaria Maria Luisa Paglia. “Aver perso ci ha fatto male ma non ci ha smontato e abbiamo intenzione di andare avanti con coraggio e passione. Oggi abbiamo addirittura più voglia di metterci in gioco, sicuramente più di prima, dobbiamo rimontare, soprattutto dopo le parole di Maurizio Martina, quando le abbiamo lette e le condividiamo soprattutto là dove ci incita a mettere in campo una vera, come dice lui, operazione di apertura e di discussione nei circoli sul territorio. Noi lo abbiamo già cominciato a fare, così come tutti gli altrui circoli della regione”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Agf
Maurizio Martina

In Friuli Venezia Giulia i circoli Pd sono oltre 140 di cui 80 a Udine, 19 a Gorizia, 31 a Pordenone e 11 a Trieste. “Martina – aggiunge Luisa Paglia – ci ha fatto bene, ci ha dato una spinta, è stato finalmente chiaro, lui vuole dare più valore alla base, dopo che in questo ultimo periodo e in alcuni momenti noi ci siamo sentiti più dei comitati elettorali che circoli”. “Abbiamo apprezzato le dimissioni del segretario nazionale Renzi anche se ci rendiamo conto che la responsabilità non è stata tutta sua”, ragione Paglia, secondo cui “la gente non ha fatto una scelta sui programmi e sulle cose fatte, ma ha votato rifiutando i partiti classici e sotto una spinta populista”. Ora “Martina ci ha chiesto una riflessione e noi l’abbiamo già cominciata a fare. Ci hanno detto che noi staremo all’opposizione. Bene questo noi dei circoli lo faremo convinti”.

Il nuovo segretario regionale del Pd del Fvg Salvatore Spitaleri di una cosa è convinto: “I circoli non possono essere considerati come semplici terminali delle scelte politiche e amministrative, ma devono riacquistare la loro vocazione e funzione originaria di motore del Pd, come luoghi di incontro e di elaborazione politica”.

In Alto Adige credono che motivare i circoli sia una scelta che pagherà

“Trovo giusta l’esortazione del segretario Martina di potenziare i circoli territoriali anche perchè ogni singolo circolo è il polso della situazione. Dobbiamo tornare a lavorare proprio dai circoli perchè, mai come adesso, hanno un ruolo fondamentale”. Lo ha detto all’AGI Alessandro Huber, segretario del Pd in Alto Adige, dove nel Collegio Bolzano-Bassa Atesina è stata rieletta la sottosegretaria Maria Elena Boschi. “In Alto Adige abbiamo complessivamente 16 circoli, tre a Bolzano città e gli altri dislocati sul territorio. Esiste anche un circolo per i giovani. I circoli sono il grande valore aggiunto perchè sono centri di contatto con il territorio in una realtà molto variegata come la nostra – ha aggiunto Huber che stima 1.200 tesserati al Pd in provincia di Bolzano – lo avevo già detto al congresso di novembre che serve potenziare i circoli. Serve un coordinamento dei circoli centrali con il territorio. Dobbiamo tornare a lavorare soprattutto dai circoli, contattando gli elettori direttamente sul territorio in vista delle elezioni provinciali che sono previste in autunno. Dopo il risultato del voto abbiamo subito analizzato debolezze e punti di forza, cercato di individuare dove è stato sbagliato e fallito. Per esempio, non siamo riusciti a far valere i temi dello sviluppo economico di fronte a temi populisti. Sono da rivedere anche le modalità di comunicazione. Adesso sta a noi e non possiamo pensare che i delusi del Pd vadano a votare per il Movimento 5 stelle. Dico che dobbiamo ritornare a parlare con gli operai e i giovani”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Alessandro Huber

A confermare la buon attività dei circoli dem in Alto Adige è il tesoriere provinciale del Pd, Pietro Calò. “è stato detto che i circoli non sono un luogo aperto, ma in provincia di Bolzano non è così perchè sono abbastanza attivi e cercando di aprirsi verso l’esterno coinvolgendo anche chi non è eletto all’interno del circolo o in assemblee provinciali. L’accusa mossa nei confronti del Pd è di essersi staccato dalle persone ha effettivamente una fondatezza e, per ovviare a questo, serve un rilancio delle attività dei circoli. Anche noi avvertiamo la necessità di uno sforzo ulteriore e più convinto, per esempio, coinvolgendo altri soggetti”.

Basta personalismi. Torino fa mea culpa

“In politica come nella vita bisogna dire sempre tutta la verità anche quando è amara. Ora tocca a Salvini e alla destra, noi saremo all’opposizione”. Così scriveva su Fb a poche ore dal verdetto delle urne Antonio Landolfi, segretario del circolo Pd di Nichelino. “Un risultato non inatteso, negli ultimi tempi si sentiva un’aria pesante – spiega oggi Landolfi, che si definisce renziano della prima ora, un pò meno convinto dall’ultimo Renzi – anche se forse non pensavano che i dati nazionali sarebbero stati così negativi. Per quanto riguarda la nostra realtà siamo riusciti ad avere 1601 voti in più rispetto alle amministrative del 2016, quindi, tutto sommato, pur in un andamento negativo generalizzato per il Pd, abbiamo tenuto”.

Per Landolfi le difficoltà del Pd sono spesso le stesse ai diversi livelli: “Quello che si riflette nei circoli, lo si percepisce a livello regionale e nazionale: ci sono troppi personalismi, mille correnti e questa è una cosa brutta”. Ed inoltre, prosegue, “abbiamo perso un pò di vista i nostri elettori. Quanto emerge dal voto deve fare pensare: abbiamo vinto in zone della collina torinese come Revigliasco e Pecetto, o a Torino centro. Forse siamo diventati un partito che guarda ad un ceto sociale che non è quello tipico del centro-sinistra”.

Landolfi impegnato nella sua attività politica in una delle cittadine del torinese con il più basso reddito, non ha dubbi: “Dobbiamo tornare ad avere attenzione ai più deboli, ai lavoratori, a chi non arriva alla fine del mese” e ricorda la battaglia di questi mesi a fianco dei lavoratori dell’Embraco “come Circolo siamo stati con loro sia alla vigilia di Natale che a Capodanno. Nel nostro piccolo abbiamo voluto dare un forte segnale di vicinanza perchè è questo il Pd che vorremmo”.

Per il segretario del Pd di Nichelino il messaggio degli elettori è che “non siamo stati capaci di dare un sogno alle persone. Al Nord una delle richieste era quella di avere tasse più basse, al Sud il reddito di cittadinanza ha fatto presa. Eppure su questi temi non siamo stati capaci di dire nulla, di far passare il messaggio delle tante cose che sono state fatte. In questo c’è stato certamente anche un errore di comunicazione da parte di Renzi”. Giusta quindi, secondo Antonio Landolfi, la volontà espressa da Maurizio Martina di ripartire dai territori, di riaprire i circoli: “È assolutamente corretto, serve un maggiore coinvolgimento. Bisogna aprirsi, incontrare la gente, affrontare i problemi del giorno dopo giorno, dimostrare di avere credibilità”. Il circolo Pd di Nichelino, il primo in Italia intitolato a Tina Anselmi, 650 iscritti circa, nei giorni scorsi ha votato un documento mandando un messaggio preciso ai vertici regionali e nazionali: Lega e M5S hanno vinto, il Pd ha perso, quidi “gli elettori hanno diritto di veder rispettato il loro voto, non farlo equivarrebbe ancora di più ad accentuare il fenomeno dell’antipartitismo”.

Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta
Agf
Maurizio Martina (Agf)

Al Pd di Taranto dicono: “Abbiamo dato risposte insufficienti sull’economia”

“Se abbiamo perso a Taranto perchè abbiamo troppo difeso l’Ilva e quindi il governo? Ma no, per nulla. La base Dem, anzi, rivendica proprio ai governi guidati dal Pd tante cose buone: abbiamo tolto l’acciaieria ai Riva, tutelato i salari e i posti di lavoro, avviato la bonifica. In realtà abbiamo perso le elezioni perchè non eravamo più in sintonia con la nostra gente e perchè a Taranto ha pesato molto la doppia linea del Pd: i renziani intenti a spiegare il lavoro fatto, il fronte di Emiliano impegnato a demolirlo. Un’assurdità. Non ci capivano gli iscritti, che erano a dir poco disorientati, figuriamoci gli elettori”. Taranto, circolo Volta, uno dei quartieri popolari della città a due passi dal mercato rionale “Fadini”.

Parla con l’AGI Valerio Papa, segretario del circolo: “Gli elettori vogliono che andiamo all’opposizione. Erano sette anni che stavamo al governo se partiamo da Monti. E si era un pò interrotta quell’alternanza che sino a quel momento c’era sempre stata, vedi Prodi e Berlusconi”. Nel quartiere Tre Carrare Battisti, dove il circolo Volta ha sede, secondo Papa si percepiva bene la vittoria dei 5 stelle che a Taranto hanno eletto cinque parlamentari, tre all’uninominale e due al plurinominale (in passato la città aveva due deputati Dem, di cui uno, Michele Pelillo, non si è ripresentato mentre l’altro, Ludovico Vico, già sindacalista Cgil, non è stato ricandidato).

“Bastava andare in giro per rendersene conto. Disoccupazione, situazione economica, disagio sociale: su questo abbiamo dato risposte insufficienti e non siamo riusciti a spiegarci”, commenta Papa. Nel rione Tamburi, attaccato all’acciaieria, Michele Portacci, segretario del circolo di quartiere, sostiene che “non solo l’onda dei 18enni-25enni pro 5 stelle era fortissima ma M5S ha fatto breccia anche nella platea degli under 50. E se i giovanissimi costituivano l’onda spinta dai social, che hanno annullato ogni possibilità di ragionamento e confronto, tutti gli altri, invece, volevano mandarci a casa perchè stufi. Noi pensiamo di aver tenuto tra gli over 50. Il 4 marzo – aggiunge Portacci – siamo stati davanti ai seggi e lì ti accorgevi della protesta e della rabbia che poi le urne avrebbero rivelato”.

Anche Francesco Montedoro, segretario del circolo di Grottaglie, è convinto il voto “è stato non solo espressivo di disagio e malessere”: “Il Pd – dice – è stato visto come il partito del governo e gli elettori hanno ritenuto di dover chiudere con noi”. E adesso? “Nessuno scoramento – assicura Portacci – bisogna ricostruire e rinnovare. Un elemento unifica la nostra base: nessuno in periferia vuole intese con M5S, checchè ne dica il presidente della Regione, Emiliano”. E Papa aggiunge: “Non dobbiamo pensare a chi deve essere il nuovo leader del Pd quanto cosa deve essere il Pd, quale programma deve darsi, quale centrosinistra deve esprimere. E la linea la può dare solo un congresso fatto su tesi”.

Messina ricomincia da sei

Il Pd a Messina ricomincia da sei. Sei come i circoli, uno per ogni circoscrizione, che da circa un mese stanno muovendo i primi passi. Un partito che si è messo alle spalle l’era di Francantonio Genovese, a lungo ‘signore delle tessere’ nella città dello Stretto poi travolto dall’inchiesta sui ‘corsi d’oro’ della formazione professionale. “Genovese non ci manca per niente”, dice Francesco Palano Quero, del IV circolo, in centro città, e spiega che “i circoli sono stati ricostituiti anche se ancora non pienamente operativi. è un punto di partenza con proposte e ascolto”.

Il 4 marzo “è stata una sconfitta netta e sonora”, dice un militante, Alessandro Russo, secondo cui “Renzi deve fare una grande autocritica, al Sud non ha accettato i consigli della base”. Renziano della prima ora, auspica un periodo di opposizione e guarda con attesa al reggente Maurizio Martina: “Ricostruiamo una politica umile con la profonda conoscenza della gente e dei problemi del Mezzogiorno, un’opposizione fuori dalle stanze del potere avendo l’umiltà di scendere per strada, solo così il Pd può trovare la sua anima e la sua identità perchè le abbiamo perse entrambe”. Secondo Armando Hyerace, segretario del circolo del IV quartiere, bisogna “essere all’opposizione del futuro governo e dar voce ai territori che in questi anni sono stati messi ai margini per ragioni utilitaristiche. Bisogna avvicinarsi al mondo del volontariato, parlare ai giovani proponendo soluzioni ai loro problemi, riacquistare il rapporto con le fasce più deboli della popolazione”.

La base, ragiona, “aveva suonato dei campanelli d’allarme: l’esempio più grande è la riforma della scuola, il governo ha avviato la più grande stabilizzazione di tutti i tempi, ma il paradosso è che questo si è ribaltato contro”. Anche per Domenico Mazza, sempre del IV circolo, il Pd deve stare all’opposizione: “Dobbiamo ricostruire il partito con una sana e costruttiva opposizione come è giusto che sia per riallacciare un rapporto di fiducia con la base ma anche con i cittadini”. Si inserisce ancora Palano Quero: “Abbiamo peccato di presunzione e arroganza nonostante il governo nazionale abbia fatto anche delle cose buone per il Mezzogiorno. Il voto del meridione ci deve far pensare molto”. Gaetano Gennaro, consigliere comunale, appartiene al circolo del I quartiere: “Mi aspetto che ci sia un’analisi approfondita sulle motivazioni che hanno portato ad una sconfitta evidente e bruciante. Il Pd dovrebbe proporre la reintroduzione del voto di preferenza nella legge elettorale”.

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Sorgente: Il Pd e la ricostruzione di una linea politica. Nei circoli del partito, dopo la batosta

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