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Il falso bivio del Paese | Rep

Da una parte c’è il ritorno al passato con Berlusconi e Salvini, dall’altra il salto nel buio con Di Maio. Illudersi che esistano nuovi uomini della provvidenza è pericoloso. Il risveglio sarà ancora più amaro e pieno di rancore

Quando i “No” si sommano ai “Basta” arriva la tempesta. Si moltiplicano in questi giorni i segnali di uno stravolgimento del panorama politico tradizionale. Soffia un vento di protesta e disincanto che spazza il Nord e il Sud. Nella sua versione settentrionale promette di portare la Lega di Salvini a essere il primo partito quasi ovunque sopra gli Appennini; da Roma in giù, invece, premia il Movimento 5 Stelle, possibile vincitore in tutto il Mezzogiorno.

Siamo di fronte a un voto visto come occasione definitiva per dare sfogo allo scontento, un voto che rischia di restituirci un Paese e un Parlamento polarizzati e divisi come i dibattiti sui social network e nei talk show televisivi. Il politicamente scorretto che trionfa, perché il politicamente corretto viene identificato come qualcosa di mortalmente noioso, come la difesa della burocrazia, dell’esistente e delle migrazioni incontrollate e, soprattutto, come la negazione del diritto ad avere paura.

La competenza è vista come un fastidio, perché le competenze prevedono riflessioni, mediazioni, sfumature, analisi di contesti, apprezzamento delle complessità e quindi pazienza. E la cosa che è davvero fuori moda oggi è la pazienza. Vince l’irruenza, perché contiene gesti che danno un senso di libertà. In tempi normali la maggioranza si preoccupa delle conseguenze del gesto e per decenni in Italia hanno vinto prudenza e pazienza, si cercava di preservare e salvare l’esistente. Ma dopo nove anni di crisi che hanno minato profondamente la fiducia nel futuro, la prudenza e la pazienza non hanno più mercato. Molti, troppi, credono che qualunque cosa sia meglio dell’esistente, che rovesciare il tavolo sia la soluzione.

Si auspicano cambi radicali. “Change” era lo slogan di Obama e una rivoluzione prometteva Matteo Renzi, ma la distanza tra la speranza creata e la realtà del tempo in cui viviamo esaspera. Così si spiega la doppia irrazionalità della Brexit e dell’elezione di Donald Trump. Ora sembra essere arrivato il nostro turno.

Siamo a una svolta. Puntano a fare il pieno di voti i leader che considerano l’Europa come una realtà politica che racchiude i peggiori difetti del continente, un’Europa da cui bisogna prendere le distanze, senza avere la minima percezione di quanto ci abbia fatto da scudo in un mondo di guerre commerciali violente e globali. Siamo arrivati al paradosso che chi aspira a diventare ministro va a farsi benedire a Budapest da Orbán, dall’uomo che ci ha lasciati soli in mezzo al Mediterraneo. Apprendisti stregoni che le paure le hanno cavalcate, aizzate, e oggi raccolgono i dividendi.

Eppure l’Italia è ripartita, ci sono aree del Paese tornate a crescere con forza, ma il miglioramento non è ancora percepito, così la sinistra riformista che, ancora una volta ha rimesso faticosamente a posto i cocci, oggi paga il conto di uno scontento ampio e profondo che va ben oltre le sue responsabilità. Ha la colpa di non aver saputo ascoltare e di aver riconosciuto tardi il malessere che attraversava l’Italia. Paga mancate risposte alla fatica e all’irrequietezza e il moltiplicarsi della solitudine. Ognuno ha dovuto fare per sé, si è sentito isolato dentro le sue paure e oggi risponde con un gesto forte di rabbia e protesta.

Lunedì ci renderemo conto di quanto sia stata dannosa la scissione del Pd, di quanti seggi si siano persi presentandosi alle elezioni divisi. Tornare oggi a separare torti e ragioni è un esercizio inutile, il tema dell’unità non stava a cuore a Renzi ma nemmeno a Bersani e D’Alema. Però sentir dire in questo finale di campagna elettorale che il segretario del Pd è stato peggio di Berlusconi fa accapponare la pelle, perché a sinistra si dimentica ogni volta che cos’è la destra e cosa è stata. Le risse in famiglia offuscano la nostra memoria.

Il Paese è davanti a un falso bivio. Da una parte il ritorno al passato con Berlusconi e Salvini, dall’altra il salto nel buio con Di Maio. Illudersi per l’ennesima volta che esistano ricette semplici, miracoli a portata di mano e nuovi uomini della provvidenza è pericoloso. Il risveglio dal sogno sarà ancora più amaro e pieno di rancore.

Sorgente: Il falso bivio del Paese | Rep

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