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Forum progressista di Atene: “Unire le forze per un’altra Europa”

Ritornare a sinistra. In un contesto europeo in cui la mappa politica sta mutando i suoi colori, sta spostando a destra l’asse dei suoi valori, l’unica soluzione è che si torni a parlare a sinistra e di sinistra. Una sinistra vera, concreta, che esca dalle stanze di partito che torni ad essere punto di riferimento delle classi sociali, del popolo del lavoro. Una sinistra che non si faccia sedurre dalla mera teoria ma che si lasci ammaliare principalmente dall’agire pratico. Ed è proprio la pratica a rappresentare la base della costruzione di future alleanze ma, per giungere a questo, è anche necessaria una dialettica che parta dal passato e che edifichi il futuro.

di Daniela Sansone

 

Il forum progressista di Atene, che si è tenuto questo week end nella capitale greca, ha rappresentato proprio il punto di partenza di una dialettica politica che ambisce a diventare una concretezza progettuale, in vista delle elezioni europee del 2019. I vari panel organizzati hanno visto la partecipazione non solo di esponenti politici ma anche di accademici che, con i loro contributi, hanno elevato fortemente la discussione, in modo da lasciare a chi si è approcciato al loro ascolto, analisi più compiute possibili e in grado di tenere in debito conto tutte quante le variabili che potranno integrare in futuro una seria proposta politica.

Dal punto di vista soggettivo, si tratta di una proposta che nasce coinvolgendo al suo interno non solo la sinistra europea ma anche i verdi e progressisti. Non è una sinergia inedita. Infatti, in seno al Parlamento Europeo, è nato l’intergruppo parlamentare “Progressive Caucus” che coniuga forze di sinistra e progressiste proponendo una nuova visione politica. Le crisi che l’Europa ha attraversato nell’ultimo decennio, hanno fornito una chiave di lettura fondamentale per capire cosa fosse diventata l’Unione Europea. Hanno dato spazio alla rinascita di nazionalismi che sembravano oramai sepolti, hanno riportato in auge sentimenti di chiusura che stridono con la visione di una Europa unica ed unita. Hanno messo alla prova la tenuta dello stesso progetto europeo e in quest’ottica il primo “strappo” è stato rappresentato dal risultato del referendum del giugno 2016 e che ha determinato l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Da qui, l’esigenza di unire le forze politiche appartenenti a diverse famiglie socialiste europee per portare avanti nuove azioni. Questo articolo, si propone di analizzare due contesti europei che sono stati al centro delle discussioni nell’ambito della due giorni: l’Italia e la Grecia.

 

Italia

In Italia, i riflessi del malcontento diffuso in Europa si sono prodotti  il 4 marzo, giorno delle elezioni politiche. L’analisi di questo risultato è stata affidata a Marco Revelli, tra i fondatori dell’Altra Europa con Tsipras e docente di sociologia presso l’Università di Torino. Nel suo intervento, il professore ha delineato il quadro della nuova geografia politica italiana dopo l’esito elettorale. Ha analizzato il risultato positivo ottenuto da due forze populiste come Lega e M5S che ha approfittato della poca fiducia che il popolo italiano nutre non solo verso l’Europa ma anche verso la classe dirigenziale italiana. Questa sfiducia, col tempo, è stata capitalizzata è diventata una seria proposta politica riuscendo, nel corso del tempo, anche a catalizzare parte di quell’elettorato solitamente schierato  a sinistra, facendo leva sulla mancanza di ordine e sicurezza sociale venuta meno con l’acuirsi dell’immigrazione e sulla crisi economica che in Italia ha visto il succedersi di un governo tecnico ad un governo politico e che ha prodotto tra le altre cose, una riforma odiosa, quale la Riforma Fornero.

Dalle urne del 4 marzo però, è scaturita una “sentenza di quasi morte” anche per il PD che ha fatto i conti con la antipatia che innescato nel suo stesso elettorato la sua nuova classe dirigente interna e da una serie di provvedimenti che hanno inciso negativamente sulla società e danneggiato l’elettorato di sinistra.  Attualmente, l’Italia è un paese spaccato in due, che ha affidato le sue istanze a due forze politiche che cavalcano con “maestria” le loro paure. Tutto questo è stato ulteriormente favorito dalla mancanza di una seria proposta di sinistra alternativa e che in parte si è tradotta con la creazione di una lista elettorale, nata dal basso, con l’intento di riportare a sé chi aveva sempre votato a sinistra. Un esperimento che, come sempre, nasce in prossimità di un evento elettorale e come tale non è in grado di ottenere risultati soddisfacenti. L’Italia guarda sempre con attenzione alle realtà europee dove sono stati eletti governi di sinistra ma ciò che l’Italia non fa è quello di avviare un percorso di costruzione serio e affidabile in grado di presentarsi agli appuntamenti elettorali. Ciò di cui il paese necessita è una forza concreta e vicina al popolo, una sinistra vera e non di essere un mero ologramma delle già esistenti sinistre europee. In una fase storica come quella che stiamo attraversando, c’è bisogno di una sinistra vera, coraggiosa, che sappia riprendersi il suo popolo che in Italia da qualche tempo è rimasto abbagliato dal canto di una sirena sbagliata ma che ha solo bisogno della sua debolezza per arrivare al suo egoistico risultato.

 

Grecia

La Grecia e Syriza in particolare è stata l’ideatrice di questo primo forum progressista. La scelta della Grecia non è casuale. Continua ad essere sempre il punto di partenza e di incontro di proficue dialettiche politiche perché è qui che la crisi è scoppiata ed è sempre qui che sta per terminare. Questo risultato che viene costantemente rivendicato dal governo greco, si poggia non solo su slogan politici ma su vero lavoro. Su un diverso approccio nell’analisi dei problemi e nelle soluzioni di ampio respiro che devono essere adottate. Un primo, importante, tema che merita di essere analizzato è il problema del lavoro e del tasso di disoccupazione che ad oggi in Grecia tocca ancora il 20% ma che è calato di 7 punti percentuale rispetto al passato. Un indice ancora alto, lo dice lo stesso Ministero del Lavoro, che va ulteriormente abbassato creando lavoro stabile e retribuzioni dignitose. Un traguardo che il Ministero spera di raggiungere insieme al ritorno della Contrattazione collettiva con cui potranno essere rivendicate migliori condizioni di lavoro e di retribuzione e la possibilità di un salario minimo garantito.

La crisi economica, sociale e politica che si è manifestata nel 2008 continua ancora a provocare le sue drammatiche conseguenze mettendo in discussione la sopravvivenza del progetto europeo stesso. È necessario, pertanto, che si lavori per costruire una Europa degli Uguali piuttosto che continuare a rafforzare l’Europa delle diseguaglianze. Inoltre, la crisi economica ha provocato una discrepanza sociale, con aumento della povertà e del tasso di disoccupazione, ha ampliato sempre il divario di classe, rendendo i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. In tutto questo, la metodologia seguita per affrontare la crisi si è rivelata col tempo inefficace: si è proceduto alla redistribuzione del reddito, ad un attacco generalizzato al diritto del lavoro e ai diritti sociali che le politiche neoliberiste hanno indebolito sempre di più. In questo contesto, la Grecia è stato il laboratorio prediletto di questo sistema politico. Ma paradossalmente oggi dalla Grecia parte una nuova impostazione e soluzioni che si spera possano diventare un bagaglio normativo e che fungano da corredo alle legislazioni domestiche. Secondo le analisi del Ministero del lavoro, tre sono le direttrici che dovrebbero muovere il futuro approccio politico europeo:  una nuova visione della democrazia, che possa annoverare controllo democratico, trasparenza delle decisioni e delle procedure, partecipazione sociale più ampia possibile; una nuova visione economica, che sappia vigilare su comportamenti patologici e che possano degenerare in evasioni o elusioni fiscali; una nuova giustizia sociale, che protegga i diritti individuali e collettivi dei lavoratori.

La due giorni di lavori si è conclusa con un discorso del Presidente di Syriza e Primo Ministro, Alexis Tsipras. Nel suo intervento, il premier ha salutato con favore la nascita di una nuova unità politica. La sinergia che si è creata tra le forze politiche in Parlamento e che ha dato vita a questo forum, costituisce la base di una nuova alleanza. L’Europa è ad un bivio. O si lavora per la sua rinascita o il progetto europeo è destinato a morire. “La ricostruzione democratica, sociale ed ecologica dell’Europa è l’unica via d’uscita. Si tratta di una lotta che merita di essere condotta, con il concorso delle forze progressiste. E ‘fondamentale e necessario,  che oggi si parli della necessità di una nuova sinistra in Europa ,di una nuova sinistra europea, che nascerà attraverso le contraddizioni e il concorso delle forze progressiste in Europa”. Questa nuova sinistra europea secondo Alexis Tsipras deve essere “più radicale militante per i diritti della maggioranza sociale che è attualmente la media della socialdemocrazia europea. E chiaramente più europeista, più ecologica, più giusta e antinazionalista “.

Sorgente: Forum progressista di Atene: “Unire le forze per un’altra Europa”

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