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Fitch: «Difficile governo stabile in Italia, riforme a rischio» – corriere.it

L’agenzia conferma il rating BBB: «Outlook stabile, attesa solo una graduale riduzione debito», al 128,8% nel 2019

ROMA — Nel pieno delle trattative sul possibile accordo politico per il varo di un governo arriva la valutazione sull’Italia dell’agenzia di rating Fitch. Il giudizio, comunicato in tarda serata, è una conferma del rating BBB, con prospettive stabili. Le considerazioni di Fitch si soffermano sul «risultato delle elezioni», che, «ha reso la formazione di un governo stabile difficile, aumentando le possibilità di un allentamento di bilancio e di un ulteriore indebolimento delle prospettive sul fronte delle riforme». Gli analisti dell’agenzia si soffermano sul tema del debito pubblico, indicando che nel 2019 varrà il 128,8 per cento del prodotto interno lordo. «Ci attendiamo solo una riduzione graduale dell’estremamente elevato debito pubblico».

Moody’s rimanda

Nel documento di Fitch figura una considerazione sul post elezioni e sui risultati che aumentano «l’influenza delle politiche populiste, esercitato tanto da dentro quanto da fuori il governo, anche se Lega e M5S hanno attenuato la loro retorica anti-euro negli ultimi mesi». A rimandare l’aggiornamento del giudizio sull’Italia è Moody’s che, sinora, ha dato un rating Baa2 con outlook negativo. Ieri intanto sono stati resi noti i dati sull’inflazione, con statistiche che non vanno nella direzione auspicata dal presidente della Bce, Mario Draghi. A febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo in Italia è risultato più basso rispetto alle stime. L’inflazione registra una variazione nulla nel periodo di febbraio e dello 0,5% su base annua, anziché l’atteso 0,6%, facendo un passo indietro rispetto a gennaio, quando era cresciuta dello 0,9%. L’andamento dei prezzi in Italia (a diminuire dello 0,7% su base mensile è anche il cosidetto carrello della spesa) sembra muoversi, del resto, nella medesima direzione dell’inflazione nell’area euro. A febbraio l’indice certificato da Eurostat rivela un indebolimento dei prezzi al consumo, evidenziando un tasso dell’1,1%.

L’attesa di Draghi

È una dinamica tenuta d’occhio da Draghi, che resta in attesa di «vedere un aggiustamento della traiettoria dell’inflazione verso il nostro obiettivo». L’approdo è la crescita del costo della vita saldamente vicino a quota 2 per cento. Sul fronte italiano dall’analisi dell’Istat emerge che «la frenata dell’inflazione si deve all’inversione di tendenza dei prezzi degli alimentari non lavorati (-3,2 per cento)». Un trend a cui va sommato il rallentamento dei prezzi degli alimentari lavorati, che a febbraio crescono solo dell’1,3%. Nell’ambito delle divisioni di spesa la frenata maggiore su base annua riguarda l’istruzione (-16,2%), le comunicazioni (-2,1%), e bevande e alimentari, questi ultimi con un calo dello 0,8%, sempre nel confronto rispetto a 12 mesi prima.

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