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Elezioni 2018: i voti in fuga dal Pd vanno soprattutto a M5S. E la Lega prosciuga Fi | Rep

Rispetto alle europee del 2014, i dem confermano solo la metà dei voti. Il 15,6 per cento degli ex elettori è rimasto a casa. Il 34% ha cambiato casacca. E tra questi solo quattro su cento hanno scelto Leu, mentre quasi il 17 per cento si è spostato verso il Movimento 5 Stelle

Dal massimo storico – il 40 per cento – conquistato alle Europee 2014 al tonfo, quattro anni dopo, al 19 per cento: dove sono finiti i voti persi dal Pd guidato da Matteo Renzi? E dove hanno fatto man bassa di elettori la Lega di Salvini, che da quando ha preso il partito ad oggi ha quintuplicato le preferenze, e Di Maio con i 5 stelle? L’analisi della Swg restituisce i flussi di voti in entrata. E in uscita. Quello che emerge in maniera abbastanza netta è che c’è stato un travaso di voti dal Pd verso i 5 Stelle: tra coloro che hanno cambiato partito rispetto a 4 anni fa, la maggior parte – sia in uscita che in entrata – si è spostata lungo quest’asse.

Partito democratico. Per valutare i flussi in uscita dal Pd la Swg prende a riferimento il 40% ottenuto alle europee del 2014 dal partito guidato da Matteo Renzi. Il 50,2 degli elettori per cento ha confermato la sua adesione ai Dem nelle urne che si sono appena chiuse; il 15,6 per cento è rimasto a casa. Il 34,2 per cento ha cambiato casacca ed è su questo che bisogna concentrarsi per capire i flussi. Il 16,8 per cento di questi transfughi ha scelto Di Maio, dato che corrisponde a circa 5-6 punti percentuali di voti validi. Ma c’è anche un 8,4 per cento – di chi ha cambiato partito – che si è spostato verso il centrodestra. Sempre in questo gruppo di elettori in movimento, LeU ha intercettato appena il 4 per cento e Bonino il 3,4. E anche questo è un segnale del duplice fallimento di trovare nuovi assetti a sinistra: non ha funzionato la scissione come polo di attrazione di voti in uscita dal Pd; ha funzionato ancora meno l’affiancamento della lista europeista per allargare il serbatoio.

Movimento 5 Stelle. Il M5S dal 2013 al 2018 è passato dal 25,6 al 31,9 per cento dei consensi. Considerando il totale dei voti ottenuti alle politiche del 2018 per il 57,7 per cento è una conferma: arrivano da elettori che già cinque anni fa avevano scelto il Movimento. I 5 stelle hanno mobilitato una parte importante della galassia di chi si era astenuto alle precedenti politiche: quasi un quinto dei voti è stato recuperato dall’astensione. Circa un quarto dei voti arriva dagli altri partiti. E qui si nota l’altra faccia della stessa medaglia: è stato soprattutto il Pd a portare acqua a Di Maio e soci: il 10 per cento dei voti nuovi proviene dal Partito democratico, il 4,4 per cento dal Popolo delle Libertà e il 2 per cento da Scelta civica. Stessa percentuale – 2 per cento – da Sel e Rivoluzione civile di Ingroia, a ulteriore conferma che il Movimento piace più a sinistra che a destra.

Forza Italia. I voti che Forza Italia ha perso per strada sono conteggiati rispetto alle elezioni politiche del 2013, quando Berlusconi, con il Popolo delle libertà, arrivò al 21,6 per cento. Quasi un elettore su due ha confermato la scelta fatta cinque anni prima (48,1 per cento); il 14,7 per cento non ha votato, mentre il 37,2 per cento si è indirizzato su altri partiti. Ed è Matteo Salvini a portare via oltre un quinto di questi elettori all’alleato (22,2 per cento, pari a 4-5 punti di voti validi che si sono spostati dal Pdl alla Lega). Uno spostamento che, stando alle dichiarazioni ufficiali di oggi, non dovrebbe provocare un terremoto all’interno della coalizione di centrodestra. Ma chissà… “Non ho sentito Berlusconi. Ma gli accordi tra gli amici sono chiari e si mantengono. E quindi è quello che faremo”, ha precisato il segretario della Lega nel commentare il risultato. Tra gli elettori in fuga da Fi, il 7 per cento si sposta verso il M5S, mentre Meloni ne intercetta quasi quattro su cento; il Pd il 2,3 per cento.

Lega. E i voti leghisti? Rispetto al 2013, racconta l’eleborazione Swg, il Carroccio è lievitato dal 4,1 al 18 per cento. In che modo? Trascinando ai seggi chi allora li aveva disertati (29,5 per cento) e soprattutto attingendo da altri partiti (51,8 per cento) spostando all’interno del centrodestra l’asse da Berlusconi a Salvini: numeri importanti che hanno determinatto il sorpasso interno al centrodestra. Oltre un quarto dei voti arrivati alla Lega da altri partiti è passato dall’azzurro al verde: sono i transfughi del Popolo delle Libertà. L’8 per cento dei nuovi elettori nel 2013 aveva votato i 5 stelle; il 4,6 Pd, il 4,2 è in arrivo da Scelta civica, il partito fondato da Mario Monti in vista delle elezioni.

Leu. Infine, i voti di Liberi e Uguali. Quasi il 12 per cento è arrivato da chi non aveva votato nel  2013 (tra cui il 6,2 per cento è rappresentato da giovani che non avevano ancora l’età per mettere la scheda nelle urne). Tra chi invece aveva espresso un voto nel 2013, più di un terzo proviene dal Pd (un punto percentuale è stato eroso ai Dem), mentre più di un quinto arriva da Sel e il 9,5 per cento da Rivoluzione civile, la lista elettorale dell’ex pm Antonio Ingroia.

ulteriori fotografie cliccando il link sotto riportato

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