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Dalla Bosnia armi per i ribelli siriani coi soldi sauditi – Remocontro

Dalla Sarajevo bersaglio all’export di armi e munizioni. Nel 2017 la Bosnia Erzegovina ha esportato armi per 100 milioni di euro.
– Arabia Saudita primo importatore, ma molte di quelle armi vengono usate in Siria.
– Poi vende ad Afghanistan e alla Turchia.
– C’è anche la neutrale Svizzera tra i clienti.
– Ne importa un po’, dalla Serbia, dalla Slovenia e anche dall’Italia.

Bosnia = Sarajevo bersaglio
dove le armi hanno ammazzato molto

Fa impressione che la purtroppo generalizzata produzione di armi e la sua vendita riguardino anche uno degli stati simbolo degli orrori che produce la guerra. Ma siamo noi ad essere degli ingenui. La Bosnia, per antica tradizione industriale jugoslava produce armi, e le fa bene, visto che le vende a molti. I dati freddi dell’economia che fanno finta di essere neutrali.
Ansa. ‘La Bosnia-Erzegovina ha registrato un aumento del 13,3% nelle esportazioni di armi e munizioni nel 2017, per un valore totale di 193,9 marchi convertibili, circa 99 milioni di euro. Lo ha segnalato il portale specializzato SeeNews, citando dati della Camera per il commercio estero del Paese balcanico. Da gennaio a dicembre 2017, l’Arabia Saudita (con 45,6 milioni di marchi convertibili) è stato il Paese maggior importatore di armi e munizioni dalla Bosnia, seguito dall’Afghanistan (29,9 marchi convertibili). Gli Stati Uniti hanno importato per un valore di 26,2 milioni di marchi, la Turchia per 18.3 milioni, e ne compra persino la Svizzera’. L’arsenale bosniaco compra qualcosa, 7 milioni di euro, da Serbia, Slovenia e Italia.

Arti ‘rustiche’ ma collaudate

Chi di armi se ne intende precisa che la produzione militare è limitata per lo più ad armi e munizioni leggere di origine jugoslava e mutuate più conosciute di armi sovietiche, dai fucili d’assalto della famiglia kalashnikov, lanciarazzi Rpg, e mortai.
«Armi rustiche, affidabili ma non certo l’ultimo grido in fatto di hi-tech», le definisce Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa. «Per questo non stupisce che tra i clienti dell’industria bellica di Sarajevo vi sia l’Afghanistan, che negli ultimi anni ha fatto incetta di armi, assieme all’Iraq, negli arsenali ex sovietici dei Paesi dell’Est Europeo. Sorprende invece che i principali acquirenti siano Arabia Saudita e Stati Uniti seguiti da Turchia ed Emirati Arabi Uniti».
Dunque, kalashnikov bosniaci a -lo ripetiamo- Arabia Saudita, Stati Uniti, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Paesi che guidano le classifiche delle spese militari e sono in grado di acquistare equipaggiamenti ben più sofisticati e moderni di produzione occidentale. Armi ‘rustiche’ bosniache per armare chi?

Kalashnikov bosniaci sparano in Siria

Dalla Bosnia, armi e munizioni con cui equipaggiare le diverse milizie siriane che si oppongono al governo di Damasco. Nel 2017, l’Arabia Saudita, con 45,6 milioni di ‘marchi convertibili’ (come il vecchio marco pre euro), è stato il Paese maggior importatore di armi e munizioni dalla Bosnia, seguito da Afghanistan, Stati Uniti, Turchia, Egitto, ed Emirati. E’ la successione dei maggiori sponsor dei ribelli siriani e delle milizie sunnite yemenite. Gli Stati Uniti sembrano aver rinunciato ad armare le milizie jihadiste siriane per puntare sui curdi, sempre comunque armati allo stesso modo, mentre le monarchie del Golfo e la Turchia continuano invece a sostenere i gruppi di miliziani legati ai movimenti islamisti wahabiti e i Fratelli Musulmani.
Il business della guerra civile siriana per i bosniaci cresce di anno in anno: nel 2016 gli incassi dell’export furono di 87.4 milioni di euro contro i 70 dell’anno precedente mentre gli acquirenti erano sempre gli stessi gli stessi: egiziani, sauditi, americani, afghani, turchi….

Siria, vai e vieni lungo i Balcani

La rotta balcanica dei migranti in fuga dalla Siria e guerre attorno, sempre operativa anche se sottaciuta, e armi che si muovono in direzione opposta. «Fin dal 2012 alcuni paesi della ex Jugoslavia hanno garantito un continuo flusso di armi verso i ribelli siriani», sempre Analisi Difesa. Nell’agosto di quell’anno emerse una fitta rete clandestina che coinvolgeva i Balcani, le monarchie sunnite del Golfo e la Turchia con il supporto diretto dell’intelligence statunitense per armare e addestrare in Turchia le milizie anti-Assad: salafiti, Fratelli Musulmani e qaedisti.
In giugno sempre del 2012, lo Stockholm International Peace Research Institute, il Sipri, stimava che il solo Qatar avesse speso almeno tre miliardi di dollari per acquistare e far arrivare ai miliziani 3.500 tonnellate di armi e munizioni attraverso i confini turco e giordano. L’aeroporto turco di Esenboga è stato il più utilizzato dai voli logistici per rifornire i ribelli con oltre 160 velivoli cargo solo nei primi sei mesi del 2012 che hanno scaricato armi ed equipaggiamenti. Solo i sauditi, d’intesa con la CIA, comprarono quell’anno oltre 50 milioni di dollari di armi leggere croate per lo più fucili d’assalto, lanciagranate Rbg-6 e lanciarazzi M-79 e Rpg-22 trasportati in Giordania da decine di voli militari.

Ribelli ‘moderati’ secondo convenienza

Allora furono scoperte armi croate, sempre l’ottima industria bellica ex jugoslava, fotografate nell’estate 2014 a Mosul e in altre aree dell’Iraq settentrionale imbracciate dai miliziani dello Stato Islamico che proclamarono il Califfato dopo aver messo in fuga l’esercito di Baghdad. Armi che cambiavano spesso destinatario in corso d’opera. Allora ci raccontavano che il sostegno militare USA e di alcuni paesi europei diretto ai cosiddetti “ribelli moderati” era limitato a un programma di addestramento ed ‘equipaggiamento base’ dei ribelli.
Le truppe di Assad hanno trovato tra i ribelli armi di diversa provenienza, surplus degli eserciti arabi incluse casse di munizioni con impressi i loghi delle forze armate saudite e di alcuni emirati del Golfo. Alla fine del 2017 gli stanziamenti statunitensi per forniture belliche al costituendo esercito curdo-siriano di 30 mila uomini delle Forze Democratiche Siriane (inviso ad Ankara) avevano raggiunto i 2,2 miliardi di dollari da spendere entro il 2022. Sai quanto business e quanta guerra ci sono ancora con quel mucchio di dollari?

Cercansi armi modello russo/sovietico

Denaro investito in armi, munizioni ed equipaggiamenti di modello russo/sovietico reperito soprattutto nei Balcani. «Un’inchiesta del Balkan Investigative Reporting Network (BIRN) e dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), organizzazioni di giornalisti investigativi, ha evidenziato come il Pentagono si affidi anche a fornitori da Kazakistan, Georgia e Ucraina, considerato che i paesi Balcanici e dell’Est Europa non riescono a soddisfare la crescente domanda di armi», ricorda Gaiani.
Secondo quel rapporto, le armi verrebbero trasportate in Turchia, Giordania e Kuwait, accompagnate ovviamente da documenti che non indicherebbero la Siria come destinazione finale e da lì trasferite in territorio siriano. L’antico e sempre valido falso ‘end user’, l’indicazione del destinatario finale che le leggi occidentali impongono per autorizzare le vendite, traffico clandestino di armi solitamente diretto da servizi segreti e affidato spesso alla criminalità comune. La filiera del contrabbando che spesso cambia merce, dalle armi, alle droghe, agli esseri umani

Sorgente: Dalla Bosnia armi per i ribelli siriani coi soldi sauditi – Remocontro

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