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Come funzionano i dazi di Trump e chi può salvarsi

Cosa ha deciso il presidente degli Stati Uniti e come scattano le esenzioni dalle tariffe su acciaio e alluminio

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di imporre dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Per quale motivo lo ha fatto?

Trump ha preso questa decisione a tutela dell’industria siderurgica statunitense, sostenendo che queste importazioni mettono in pericolo la sicurezza nazionale: acciaio e alluminio vengono impiegati dall’industria bellica e la dipendenza da Paesi stranieri – questo il ragionamento dell’Amministrazione Usa – metterebbe il Paese nella impossibilità di difendersi in caso di conflitto armato. Per introdurre i dazi ha fatto ricorso a una legge varata nel 1962 (in piena Guerra Fredda). Le misure entreranno in vigore in 15 giorni.

Ma i principali fornitori di acciaio e alluminio degli Usa sono suoi alleati, per esempio nella Nato. I dazi valgono anche per loro?

Dipende. Sono possibili esenzioni per i «veri amici» degli Stati Uniti, come li chiama Trump. Canada e Messico, partner degli Usa nell’accordo di libero scambio Nafta, saranno risparmiati, a patto che i negoziati avviati per modificare lo stesso Nafta a vantaggio di Washington si chiudano con un «successo». Un po’ come dire che per salvarsi dai dazi, dovranno cedere sul Nafta.

Gli altri Paesi alleati degli Usa dovranno dimostrare che il loro export di acciaio e alluminio non rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale statunitense. Se ci riusciranno, potranno ottenere l’esenzione. Questo però comporterà «aggiustamenti» sulle tariffe imposte contro altri Paesi. Una formulazione del genere porterebbe a escludere tutti partner della Nato. Trump però ha aggiunto che i «veri amici» degli Usa sono quelli che rispettano il target di spesa militare fissato dall’Alleanza atlantica, pari al 2% del Pil. Né Italia, né Germania sono adempienti. Fuori dalla Nato, resta da capire se Giappone e Corea del Sud, che ospitano basi militari americane e ricevono assistenza militare dagli Usa contro la minaccia nucleare della Corea del Nord, siano o no amici. Da chiarire anche lo status del Vietnam, al quale nel 2016 Washington ha tolto l’embargo sulla vendita di armamenti.

Dazi, la sfida di Trump allEuropa

Questo significa che alcuni Paesi Ue potrebbero ottenere l’esenzione e altri no?

Trump lo ha lasciato intendere. La politica commerciale dei Paesi Ue è però competenza esclusiva della Ue e gli Stati membri non possono negoziare accordi commerciali. Se un Paese membro accettasse l’esenzione, rischierebbe di violare il diritto comunitario. Restano molti dubbi, perché la decisione di mettere o non mettere dazi è dell’Amministrazione Usa, e il fondato sospetto che si tratti di un modo per spaccare il fronte europeo. Non a caso il vicepresidente della Ue, Jyrki Katainen, ha affermato che «la divisione della Ue in categorie non è accettabile».

E il Regno Unito che è uscito dalla Ue?

Il Regno Unito in realtà è ancora un membro della Ue, fino a che le lunghe procedure per il divorzio non si concluderanno. Fino a quando questo non avverrà, Londra non recupererà sovranità commerciale e non potrà negoziare in proprio. Tentativi di smarcamento da parte del Governo britannico avrebbero ripercussioni sul già complicato negoziato per la Brexit.

Ci sono altri criteri di esenzione?

Sì. Esiste anche un criterio “per prodotto”, che può essere invocato da aziende statunitensi. Funziona così: se un’impresa Usa, che utilizza specifici prodotti siderurgici, subisce un danno per effetto dei dazi, può chiedere che quei prodotti vengano esentati. La richiesta va presentata al dipartimento del Commercio, che la esamina di concerto con il Dipartimento di Stato, del Tesoro, della Difesa, l’Ufficio del Rappresentante commerciale e con la Casa Bianca. Si sa già che l’azienda statunitense che si ritiene danneggiata dai dazi, potrà ottenere l’esenzione se si dimostra che non esiste una adeguata «produzione domestica», per quantità o qualità, oppure in seguito a «specifiche considerazioni di sicurezza nazionale».

Cosa può fare la Ue?

Oggi, il commissario al Commercio Ue, Cecilia Malmström, incontrerà a Bruxelles il Rappresentante Usa per il commercio, Robert Lightizer, e chiederà chiarimenti. Intanto, ha già fatto sapere che ricorrerà alla Wto contro i dazi per imporre misure di salvaguardia (ritorsioni). La Ue ha già preparato una lista di prodotti made in Usa, per un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro.

Quale sarebbe l’impatto dei dazi sui Paesi che esportano acciaio e alluminio nella Ue?

Una stima è stata fatta da Chad Bown, del Peterson Institute for International Economics, un think tank liberale, con base a Washington. Poiché i principali fornitori sono Canada, Unione Europea, Corea del Sud e Messico, l’impatto maggiore sarà sulle loro spalle. Bown prevede che i dazi faranno scendere di 14,2 miliardi di dollari le importazioni Usa. Il Canada perderebbe 3,2 miliardi, l’Unione Europea 2,6. La Cina appena 689 milioni.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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