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Che fine hanno fatto gli “impresentabili” del M5S?

Di Maio aveva promesso che gli “impresentabili” avrebbero rinunciato alla candidatura o all’elezione. Ci sono 9 casi. Abbiamo fatto una verifica

Lo scorso 19 marzo Alessia Morani, deputata (uscente e riconfermata) del Partito Democratico, ha scritto sulla propria pagina Facebook: “Riammesso nel M5S Dessì, quello che è amico del clan Spada e che paga 7€ al mese per la casa popolare, quello che il ‘tuttodunpezzo’ Di Maio ha fatto rinunciare alla candidatura ed elezione solo per fregare l’opinione pubblica”.

Verifichiamo se quanto riportato è corretto, al di là delle ironie e dei giudizi politici, e che fine hanno fatto gli “impresentabili” del Movimento 5 Stelle.

L’etichetta di “impresentabili” è stata data da diversi media per descrivere candidati del M5S che, per vari motivi come ad esempio l’iscrizione alla massoneria (per i neocandidati al primo incarico) o il coinvolgimento nella vicenda delle mancate restituzioni di parte dello stipendio (per i parlamentari del M5S uscenti) erano stati valutati come poco in linea con le regole che si era dato lo stesso Movimento per la selezione dei suoi rappresentanti.

In breve: ancora per qualche mese, a norma del regolamento del M5S, la posizione di alcuni di loro non si chiarirà definitivamente. Emanuele Dessì, invece, pare sia sulla strada di essere effettivamente ammesso al gruppo parlamentare.

Il caso Dessì

Emanuele Dessì era finito al centro delle polemiche durante la campagna elettorale per una serie di questioni: i suoi presunti rapporti col clan degli Spada di Ostia, un suo post su Facebook in cui ammetteva di aver picchiato un ragazzo rumeno che lo aveva insultato (terzo episodio del genere, secondo quanto riferito da Dessì stesso) e, soprattutto, lo “scandalo” della casa popolare in cui abita Dessì pagando un canone di 7,75 euro al mese.

A fronte delle polemiche il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, il 2 febbraio aveva dichiarato: “Sulla questione Dessì, io sono il capo politico del movimento e il mio dovere è tutelare il movimento. Abbiamo avviato tutti gli accertamenti stamattina (…). Se dovesse essere vero quello che sta emergendo, allora non avremo nessun problema a dire che queste persone non possono stare nel movimento”.

Il 5 febbraio Dessì stesso – dopo aver dato la sua versione, secondo cui conosceva Domenico Spada solo in quanto celebre pugile, si scusava per aver picchiato il ragazzo rumeno (“è capitato”), e sulla casa popolare non c’era nessuna irregolarità (versione confermata dal comune di Frascati, dove Dessì risiede) – aveva affermato: “Ho firmato e concordato con Luigi un documento, ma non so come funziona, l’ho firmato per il Movimento e basta, per me non c’è problema. Io ho firmato un documento in cui rinuncio alla candidatura”.

A suo tempo avevamo visto (in più di un’occasione) come fosse impossibile rinunciare alla candidatura e che l’unica possibilità per gli impresentabili eventualmente eletti fosse quella di dare le dimissioni, che la Camera di appartenenza avrebbe dovuto accettare.

Dessì è stato eletto al Senato e in effetti è stato ammesso nel gruppo pentastellato. Come affermato infatti il 19 marzo da Toninelli: “dalle verifiche fatte non risulta alcuna incompatibilità”.

Gli altri impresentabili

Oltre a Dessì risultano eletti altri otto candidati “impresentabili” del M5S: sei alla Camera (Andrea Cecconi, Giulia Sarti e Silvia Benedetti, finiti nello scandalo rimborsiCatello Vitiello, ex iscritto alla massoneria; Antonio Tasso, condannato nel 2007 per violazione del diritto d’autore, e Salvatore Caiata, indagato per riciclaggio) e due al Senato (Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, entrambi coinvolti nello scandalo rimborsi).

A differenza di Dessì questi otto erano stati sospesi dal M5S (tranne Giulia Sarti, che si era “auto-sospesa”, e infatti è stata già riammessa nel Movimento, anche se provvisoriamente) e deferiti al collegio dei probiviri, l’organo di garanzia del Movimento, attualmente composto da Nunzia Catalfo, Paola Carinelli e Riccardo Fraccaro.

Secondo quanto riportano in questi giorni le fonti di stampa, molti di loro hanno dichiarato di non avere intenzione di rinunciare alla elezione – e sperano anzi di poter tornare all’interno del Movimento 5 Stelle – o non hanno dichiarato nulla. Dovranno quindi attendere la decisione dei probiviri per sapere se potranno entrare a far parte dei gruppi del M5S alla Camera e al Senato.

Conclusione

È vero che il Movimento 5 Stelle, in particolare il suo leader Di Maio, avesse promesso che gli “impresentabili” avrebbero rinunciato alla candidatura o all’elezione. È poi vero che, visto che questo non è possibile, i candidati controversi siano stati spesso eletti.

Al momento si sa con certezza che sarà ammesso al gruppo M5S del Senato Emanuele Dessì, l’unico dei nove eletti che non era stato sospeso dai probiviri. Dessì aveva firmato un documento in cui pare che abbia rinunciato alla candidatura, ma di cui non si conoscono i dettagli.

Gli altri otto dovranno probabilmente aspettare la decisione finale dell’organo disciplinare interno del Movimento che, in base allo Statuto (art.11 lett. d), deve arrivare – salvo richieste di tempi maggiori da parte del collegio – entro 100 giorni dall’apertura del procedimento (10 giorni per le repliche degli interessati e 90 per la decisione dei probiviri). Le sanzioni possibili sono richiamo, sospensione ed espulsione. Considerato che le varie azioni disciplinari sono state avviate a febbraio, massimo entro fine maggio si dovrebbe avere un quadro definitivo.

Sorgente: Che fine hanno fatto gli “impresentabili” del M5S?

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