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Cgil a Cinquestelle. “Il Pd ha dimenticato lavoro e diritti sociali” | Rep

Sono molti gli iscritti del sindacato che hanno scelto M5S.“Renzi è quello che voleva rottamarci. È stato rottamato lui”

di Paolo Griseri

L’uomo con la camicia bianca aveva fatto ridere molto. Riunita nel salone di una vecchia stazione ferroviaria, la folla aveva applaudito alle sue battute. La più divertente era la storiella di un tizio che cercava di utilizzare il cellulare in modo improprio: “Aggrapparsi all’articolo 18 è come cercare di infilare un vecchio gettone del telefono nell’iPhone”. E tutti a sbellicarsi. Lui, compiaciuto, aveva continuato con le metafore: “È come pensare di prendere un giradischi e metterci la chiavetta usb… è come pensare di prendere una macchina fotografica digitale e cercare di inserirci il rullino. È finita l’Italia del rullino!”. Grandi “ahah” in platea. Sul leggio, sotto il microfono, c’era la scritta: “Il futuro è solo l’inizio”. L’uomo con la camicia bianca pensava di essere nel giusto.

Sotto la pioggia, in piazzale Aldo Moro, a Scafati, Giuseppe Spadaro ricorda ancora quella storia del gettone. “Sono passati tre anni e mezzo ma non credere che se la siano dimenticata in tanti. Renzi ci voleva rottamare ed è stato rottamato due volte: il 4 dicembre e il 4 marzo”. Giuseppe è il segretario della Cgil campana. Oggi partecipa alla marcia contro le mafie promossa dagli studenti. Qui c’è uno degli epicentri della frana della sinistra a favore dei 5 stelle. “Non solo a Pomigliano, la città di Di Maio, e si può capire. Ma in tutto il Sud la sinistra ha perso un milione e mezzo di voti”. E perché mai? “Ci sono tanti motivi, uno sopra tutti: la sinistra politica, questa sinistra non ci rappresenta. In certi casi ha scelto di non rappresentarci e non è più in sintonia con il popolo del Sud”.

La Cgil, sindacato di sinistra per antonomasia, ha 5 milioni di iscritti. Sarebbe impossibile immaginare che nessuno di loro abbia scelto i 5 stelle. Ma è successo addirittura che abbiano votato in gran numero per il partito di Di Maio. Perché? La sintesi è di Pino Gesmundo, 55 anni, da due alla guida dei 300 mila iscritti pugliesi del sindacato di Camusso: “La sinistra è lontana. Anche quando fa cose importanti come gli investimenti al porto di Taranto o gli interventi di Calenda sull’Ilva, sembra distante e soprattutto litigiosa. A Roma i ministri dicono una cosa, a Bari Emiliano sostiene il contrario. La destra è l’austerità e si è visto dove ci ha portati. I Cinque stelle sono vissuti come la rottura dell’esistente. E non è strano che i nostri iscritti abbiano provato a votarli. Quando le soluzioni proposte non ti convincono, ti rifugi nella speranza dell’assistenza”. Che non è solo l’ormai nota idea del reddito di cittadinanza. “Quando sento dire che il Sud ha votato Grillo per il reddito di cittadinanza, mi arrabbio. La situazione è molto più complicata. Non abbiamo l’anello al naso”, si infervora Michele Pagliaro che governa la Cgil siciliana e parla di “una condizione di lavoro drammaticamente regredita per diritti, tutele, garanzie”. I dati Istat propongono una fotografia impressionante: nel 2017 in Sicilia il tasso di disoccupazione è stato del 40 per cento. Il 57 per cento dei giovani è senza lavoro e restano a casa sei donne su dieci. “Nella nostra provincia di Caltanissetta – spiega Ignazio Giudice – su 278 mila abitanti 101 mila non fanno la dichiarazione dei redditi. E non sono orefici evasori”. Giudice è un sindacalista quarantenne che si è fatto le ossa nei centri per l’impiego di Gela, vere stanze dell’orrore dove si incrociano le storie della disperazione del Sud. Eppure Gela è una delle aree dove il petrolchimico e il porto danno lavoro. E dove i grillini hanno eletto il sindaco, Domenico Messinese, già espulso dal Movimento. Un Pizzarotti del Sud? “Ma quale Pizzarotti, è stato messo fuori perché aveva assunto come segretaria un’amica della moglie. Gela con i politici non ha successo. Crocetta viene da Gela ma non ce ne siamo accorti”. E allora perché insistere con i 5Stelle? “Alle politiche – spiega Pagliaro – ha contato la successione delle tornate elettorali. Alle regionali del 2012 Crocetta e il centrosinistra avevano illuso di invertire la rotta dopo gli anni del centrodestra. Ma hanno deluso. Ora sembra aver deluso anche il centrodestra di Musumeci, che è subentrato a Crocetta a novembre. Aveva fatto tante promesse, compresa l’abolizione del bollo auto. Naturalmente non se n’è fatto nulla. Adesso alle politiche si è provato con i Cinque stelle”.

Ma come è possibile che iscritti e simpatizzanti di un sindacato di sinistra scelgano il movimento di Di Maio? Quali sono le sintonie profonde che scavano sotto l’apparenza di due mondi ufficialmente distanti? I nodi sono due: la legge Fornero e il Jobs act. La Cgil si è opposta a queste norme. Pagliaro lo ricorda per tutti: “I governi Renzi e Gentiloni hanno bocciato anche la nostra richiesta di una carta dei diritti del lavoro che ha raccolto 4 milioni di firme. Se oggi i 5 Stelle aboliscono la Fornero e il Jobs act, è chiaro che noi brindiamo”. Un’opposizione ideologica? Niente affatto. Lo spiega il segretario della Campania: “Con il Jobs act presto 200 mila lavoratori nella nostra regione perderanno cassa integrazione e altre indennità. Vivranno senza reddito. Nel Sud ci sono 1,8 milioni di giovani senza occupazione, e negli anni della crisi i migliori di loro, 400 mila dal 2008, hanno scelto di emigrare al Nord. Depauperando per i prossimi decenni le leve della classe dirigente del Meridione”. È chiaro allora il successo della proposta del reddito di cittadinanza ha successo. È un paracadute. Pirandellianamente, Pagliaro sottolinea che “in fondo nel Sud il reddito di cittadinanza c’è sempre stato, fatto di tante e diverse forme di sussidio che ora si teme possano scomparire in una terra senza occasioni di lavoro”. Un voto di difesa, dunque. La rivoluzione grillina come l’ultimo appiglio per difendere lo statu quo. Anche quando, forse, una strada alternativa ci sarebbe.

Paolo Peluso organizza la Cgil di Taranto: “Noi siamo per tenere aperto lo stabilimento dell’Ilva, i grillini vogliono la chiusura perché inquina. Noi pensiamo che ci possa essere un modo pulito per produrre l’acciaio e dare lavoro. Loro credono che si debba chiudere e vivere di sussidi”. Nelle urne hanno vinto loro. Come hanno stravinto in Sicilia. E non è servito a catturare il consenso dei lavoratori di sinistra nemmeno il tentativo di Leu di distinguersi dal Pd sulle stesse parole d’ordine della Cgil: “A Scampia – osserva Spadaro – Leu ha preso gli stessi voti della Lega”. Il partito di Salvini conquista consensi in luoghi impensati. A Gela raggiunge il 7-8 per cento: “Le persone hanno paura degli immigrati”, dicono i sindacalisti. E spiegano che “nelle assemblee sui luoghi di lavoro cominciano a sentirsi discorsi sui marocchini che ci tolgono i posti”.

Quando la frana comincia non è facile fermarla. Si sgretolano i capisaldi sociali della sinistra nel Sud. La Cgil è una fragile rete metallica per impedire che tutto venga giù. Walter Schiavella è un sindacalista esperto. Per anni ha guidato a livello nazionale gli edili, categoria non facile. Oggi è il segretario della Camera del lavoro di Napoli: “Il sindacato ha retto più dei partiti della sinistra ma non possiamo certo autoassolverci. Tuteliamo degli individui ma facciamo sempre più fatica a proporre un sistema di valori uguale per tutto il mondo del lavoro. La società si sta frammentando. A Napoli comincia a perdersi anche la distinzione classica tra centro e periferia. Ogni centro ha le sue periferie. Nel rione Sanità ci sono palazzi che hanno il Basso al pian terreno e l’alloggio del professionista al terzo piano. Noi nelle periferie proviamo a starci ma è ovvio che per la natura del sindacato è più facile essere presenti nei luoghi di lavoro. Nelle periferie dovrebbero andare i partiti della sinistra, ma in questi anni, quando è cominciata la frana, erano distanti. Chi è andato in quei luoghi ha preso i voti. Magari anche il consenso di qualche iscritto alla Cgil. Quelli che facevano gli spiritosi con il gettone del telefono, chi li ha visti?”.

Sorgente: Cgil a Cinquestelle. “Il Pd ha dimenticato lavoro e diritti sociali” | Rep

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