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Al Nazareno scocca la prima scintilla dello scontro in casa Pd

Iniziativa congiunta di Martina, Cuperlo, Orlando, Zanda e Calenda. La nuova gestione manda segnali di discontinuità con Renzi. I fedelissimi di Matteo su tutte le furie

Angelo Amante

Maurizio Martina è seduto tra Andrea Orlando e Gianni Cuperlo. Dietro di lui, lo sfondo dell’ultima conferenza stampa di Matteo Renzi da segretario, quella delle dimissioni. La foto, e soprattutto le parole del segretario reggente, che parla dopo Cuperlo, sono il primo segnale di discontinuità rispetto al renzismo, e rispetto alla linea “aventiniana” di arroccamento del partito all’opposizione tracciata dall’ormai ex leader: “Anche io penso che un governo M5s-Lega sia pericoloso per il Paese, ma non ci tireremo fuori dal confronto e non aspetteremo che siano solo le forze che hanno vinto a fare le loro proposte, contrattaccheremo”. I capi delle minoranze si spingono ancora più in là, con Cuperlo che parla di superamento del renzismo: “Quel metodo, quel disegno, e quella gestione del potere”, ha spiegato Cuperlo. Il ministro Orlando si scaglia contro “gli elementi di nepotismo e clientelismo” che a suo dire avrebbero caratterizzato il partito. In mezzo a loro due, il reggente non si pronuncia, ma neppure difende l’ex segretario. A sera il guardasigilli smentisce ogni riferimento a Renzi. Ma la scintilla che accende la guerra interna è scoccata. Non è un confronto. È un conflitto, non più a bassa intensità. Il fuoco di fila dei renziani parte un’ora dopo la fine del convegno organizzato al Nazareno da Sinistra Dem: “La violenza delle parole e dei toni contro Matteo Renzi all’iniziativa organizzata da Gianni Cuperlo sorprendono e lasciano esterrefatti”, dice Michele Anzaldi. La deputata Anna Ascani accusa Orlando di “adottare i metodi e gli insulti dei peggiori tra i grillini”. Attaccano a testa bassa anche gli altri fedelissimi dell’ex premier: da David Ermini a Davide Faraone, passando per Luciano Nobili, Gennaro Migliore, Patrizia Prestipino, Franco Vazio e Matteo Ricci.

Discontinuità è la parola chiave del convegno organizzato da Gianni Cuperlo nella grande stanza sul tetto del Nazareno. Nella gestione del Pd, e soprattutto nell’atteggiamento da tenere nei confronti del Quirinale, che a inizio aprile darà il via alle consultazioni. Dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, fresco d’iscrizione, al guardasigilli Andrea Orlando, fino al segretario reggente Maurizio Martina. Tutti concordi nel dire che il Pd non può rifugiarsi sull’ “Aventino”. Forse è presto per parlare di “scongelamento” del Partito democratico, ma qualcosa si muove, nonostante il documento approvato lunedì scorso in direzione nazionale dica che il partito deve stare all’opposizione senza se e senza ma, come se il problema del governo non lo riguardasse.

C’è un pezzo del Pd che vuole stare in partita, sensibile al ruolo e alle preoccupazioni del Quirinale. E che, complice lo stallo nelle trattative per mettere insieme una maggioranza, non intende chiamarsi fuori, rinunciando a indicare una prospettiva al Paese. Un esecutivo M5s-Lega sarebbe infatti “pericoloso per il Paese”, dice Martina dal palco. Dal Nazareno arriva un messaggio a Sergio Mattarella. Attenzione, dice Orlando, a dire “hanno vinto gli incolti e gli imbecilli. Ora mettiamoli alla prova e falliranno”. Stare seduti a mangiare i popcorn, come vorrebbe Renzi, aspettando che gli altri dimostrino inadeguatezza, potrebbe essere rischioso. Ecco che, se a un certo punto Sergio Mattarella dovesse sondare il terreno per una soluzione che coinvolga tutte le forze politiche, il Pd potrebbe discuterne. In platea c’era Luigi Zanda, l’uomo che più di tutti, tra i dem, gestisce i contatti con il Colle. “Si apre una fase molto delicata”, ha detto lasciando il convegno il capogruppo uscente al Senato, vicino a Dario Franceschini. Oggi l’ala “dialogante” del Pd ha incassato una piccola vittoria. Beninteso, né Matteo Salvini né Luigi Di Maio andranno a Palazzo Chigi con i voti del Pd (un governo politico con uno dei due sarebbe “assolutamente irricevibile”, ha detto Orlando). Ma il punto è il Quirinale. E se Mattarella rivolgesse ai partiti un appello all’unità, magari dopo un primo giro di consultazioni a vuoto, sarebbe “un altro paio di maniche”, dice Calenda, che per la sua prima conferenza da militante è arrivato al Nazareno in jeans e maglione. Un altro capitolo riguarda le presidenze delle due Camere. Il nuovo parlamento si riunirà per la prima volta il 23 marzo. Le trattative tra Lega e 5 Stelle procedono. Ma i dem non escludono di poter dire la loro. Orlando ha invitato a tenere separati “il livello istituzionale e il livello di governo”. Tradotto: il Pd potrebbe appoggiare una candidatura per Montecitorio o Palazzo Madama, anche tenendosi fuori dalle trattative per l’esecutivo. Dovrebbe essere una personalità “di garanzia” dicono i dem, che oggi vogliono tenersi pronti a “intervenire sulle cose che accadono”, chiariscono dal partito.

C’era già stata, da parte di Martina, l’apertura al metodo del referendum tra gli iscritti sulle scelte strategiche, tipico dei socialdemocratici tedeschi. Serve di certo “una leadership collettiva con uno spirito nuovo”, ha detto il segretario reggente. La tanto sospirata “collegialità” è vista come antidoto all’uomo solo al comando, tratto saliente del renzismo. Sono in tanti a chiedere di fare un passo oltre le primarie. I gazebo non vanno più di moda come un tempo. Legittimare la leadership attraverso una consultazione aperta a tutti favorisce i personalismi, e le divisioni: “Le primarie vanno cancellate dallo statuto”, commenta secco Cesare Damiano. Bisogna anche mettere mano alla piattaforma politica, cambiare rispetto alla rotta tracciata dal vecchio gruppo dirigente: “Il blairisimo e la terza via sono vecchi schemi. Il bisogno di protezione non è un tema che possiamo lasciare alla destra”, ha detto Martina. Archiviare la stagione renziana sarà doloroso.

Sorgente: Al Nazareno scocca la prima scintilla dello scontro in casa Pd

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