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«rischio governo non operativo» – Elezioni in Italia, “la gaffe” di Juncker agita le Borse. L’irritazione di premier e Colle | italia | Il Secolo XIX

Elezioni in Italia, “la gaffe” di Juncker agita le Borse. L’irritazione di premier e Colle

Roma- Quando legge l’inattesa e destabilizzante dichiarazione del suo amico Jean-Claude, Paolo Gentiloni è nello studio di palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio è visibilmente sbalordito, non fa commenti a voce alta e si concentra su quel che avrebbe detto, qualche minuto più tardi, negli studi di Porta a Porta. Lì pronuncia una dichiarazione studiata per provare a spegnere gli effetti allarmistici di un’esternazione giudicata subito molto irrituale: «Tranquillizzerò Juncker, ci sarà un governo operativo. Nessun salto nel buio, non ho paura del baratro, gli italiani vogliono continuità».Tralasciamo il legittimo auspicio dell’inquilino di Palazzo Chigi ad identificare la stabilità con la continuità del suo governo. Il problema è che la dichiarazione del presidente della Commissione europea è sufficiente a creare scompiglio sui mercati e ad allargare lo spread fra i titoli italiani e tedeschi. Non è un caso se il sentimento di Gentiloni è quello che viene fatto trapelare informalmente anche dal Quirinale. Il disgelo arriva solo nel pomeriggio, quando attraverso un contatto telefonico da Bruxelles sopraggiungono le scuse di Juncker e il preannuncio di una dichiarazione “riparatrice”: sono passate ben quattro ore dalla prima esternazione.Certo, la gaffe del presidente della Commissione europea («Sono preoccupato per l’esito del voto in Italia. Dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, quello di non avere un governo operativo») è stata spiazzante. Soprattutto perché le scuse di Juncker hanno solo ridotto l’effetto allarmistico, finendo per colpire al cuore l’operazione-rassicurazione che palazzo Chigi aveva pazientemente tessuto nelle settimane scorse. Con dichiarazioni pubbliche e private, Paolo Gentiloni aveva mandato a cancellerie e mercati due messaggi. Il primo: un governo pienamente operativo resterà anche dopo le elezioni sino alla formazione del successivo esecutivo. E il secondo, più sotto traccia e strategico, veniva da tutto l’establishment politico: se non ci saranno maggioranze di coalizione, si andrà verso un governo di larghe intese, poco importa se limitato a Pd e Forza Italia o se allargato ad altri.Il messaggio – contraddetto più volte negli ultimi tre giorni dalle dichiarazioni di Renzi e Berlusconi – era stato recapitato nelle principali cancellerie, che però avevano ricevuto indicazioni di segno diverso dalle sedi diplomatiche a Roma. Periodicamente gli ambasciatori si incontrano, scambiandosi opinioni sui temi di reciproco interesse. L’opinione prevalente fra i diplomatici accreditati è di un dopo-elezioni segnato da rischi di instabilità e conseguente difficoltà di trovare una maggioranza. Un tam-tam che da Roma si è propalato nell’Unione Europea, Bruxelles compresa.Durante la giornata l’uscita di Juncker ha fatto salire lo spread fra i titoli decennali tedeschi e italiani fino a 142 punti, dieci in più di mercoledì, per poi chiudere a quota 136. Ma proprio quella forchetta di rendimenti dimostra che Juncker ha detto ciò che gli investitori pensano da tempo. Il differenziale fra Bund e Btp è ormai pari a quello dei titoli tedeschi con le obbligazioni portoghesi (ieri 136 punti) e quasi doppio a quello con quelle spagnole, 81 punti. Se un Btp deve pagare un rendimento del 2,08 per cento, un Bonos si ferma a 1,52.Non solo: ciò avviene mentre l’Italia è ancora sotto lo scudo protettivo del piano europeo di acquisti di titoli pubblici il quale, seppure dimezzato da sessanta a trenta miliardi di euro al mese, contribuisce non poco a mantenere gli spread entro limiti gestibili. «C’è l’attesa evidente per l’esito del 4 marzo, e non solo per via delle elezioni italiane», spiega Andrea Angelini di Banca Generali. «Lo stesso giorno si conosceranno i risultati del referendum fra i socialdemocratici tedeschi che deciderà se dire sì o no alla partecipazione alla grande coalizione con la Merkel». Poco dopo, entro giugno, la Banca centrale europea dovrà decidere se – a settembre – proseguire ancora con il piano oppure sospenderlo del tutto, come chiedono i tedeschi. Dentro al consiglio i governatori favorevoli allo stop sono in crescita, e in uno scenario di ingovernabilità non sarebbe una buona notizia né per l’Italia, né per l’Europa.«Rischio governo non operativo» Juncker a gamba tesa sul voto (di marco bresolin)«Gli è scappata la frizione», scuote il capo un alto funzionario Ue (usando una metafora un po’ più colorita). Perché chi di mestiere fa il presidente della Commissione europea sa benissimo che a

Sorgente: «rischio governo non operativo» – Elezioni in Italia, “la gaffe” di Juncker agita le Borse. L’irritazione di premier e Colle | italia | Il Secolo XIX

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