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Questo partito è una truffa? – Il Post

Ci sono forti sospetti che un’oscura lista candidata solo all’estero – “Free Flights to Italy” – sia stata presentata con documentazioni false

Ci sono forti indizi che il capo di una piccola lista che parteciperà alle elezioni del 4 marzo abbia falsificato la documentazione necessaria per candidarsi e abbia compiuto diverse altre irregolarità, senza che gli enti di controllo se ne accorgessero. La lista, candidata solo all’estero nella circoscrizione America settentrionale e centrale, si chiama Free Flights to Italy, “voli gratis per l’Italia”. È stata fondata da Giuseppe Macario, che sostiene di essere un docente universitario e un ricco imprenditore informatico. Già questo non è vero: Macario è un 36enne di Fiano Romano (Roma) senza alcuna esperienza politica, che gestisce una strana rete di siti internet dai contenuti autocelebrativi e diffamatori e che ha spesso diffuso informazioni false sul suo conto. Cercato per giorni dal Post, Macario si è finora sempre reso irraggiungibile.

Non è la prima volta, peraltro, che emergono casi sospetti nelle procedure elettorali che riguardano la circoscrizione estero: e questo caso solleva nuovi dubbi visto che apparentemente le regole e i controlli esistenti non sono adeguati o non sono applicati correttamente, al punto da rendere possibile una storia come questa.

La sconosciuta lista di Macario, di cui gli elettori all’estero hanno scoperto l’esistenza quando hanno ricevuto le schede elettorali per posta, promette di rimborsare il costo dei voli aerei per e dall’Italia a tutti gli italiani residenti all’estero: e fa capo a una presunta organizzazione non governativa che sostiene di effettuare già questi rimborsi. Fino a due giorni fa, almeno sulla carta, era possibile chiedere il rimborso dei voli sul sito di una presunta ong con lo stesso nome della lista, freeflightstoitaly.ngo, riconducibile a Macario, che sosteneva di avere rimborsato fino a quel momento circa 26mila biglietti aerei. Il Post ha provato a contattare questa presunta ong ma senza avere risposta, né è stato possibile trovare nessuna delle 26mila persone che avrebbero ricevuto i rimborsi. All’indirizzo della sede legale indicato sul sito nessuno ha mai sentito parlare di Free Flights to Italy. Il sito della presunta ong è stato chiuso questa settimana quando dei dubbi sulla correttezza della campagna hanno cominciato a circolare online.

Free Flights To Italy si presenta soltanto alla Camera e solo nella ripartizione America settentrionale e centrale, dove hanno diritto di voto più di 300mila italiani residenti all’estero e vengono eletti due deputati e un senatore. Gli unici due candidati di Free Flights to Italy sono Giuseppe Macario e sua madre, Bettina Anna Maria Borrelli, di 71 anni. La giornalista Selvaggia Lucarelli, che si è occupata molto di questa storia su Rolling Stone, ha scritto di aver ricevuto la conferma che Borrelli e suo figlio, Macario, vivono a Fiano Romano, in provincia di Roma, e che sarebbero conosciuti in paese ma si vedono poco ed escono poco di casa.

Macario sostiene sul suo sito di aver “aderito” alla lista su richiesta dei suoi organizzatori, ma in realtà ne risulta il fondatore, nonché l’unico candidato e membro insieme alla madre. Lo scorso 28 gennaio Macario ha depositato agli uffici della Corte d’Appello del Lazio i documenti per presentare la propria lista, tra cui le firme raccolte e la “dichiarazione di trasparenza” (si può vedere qui), cioè il documento che indica lui e sua madre come presidente e vicepresidente del movimento politico. Al Post risulta che la “dichiarazione di trasparenza” sia stata falsificata e contenga affermazioni di cui dubitare.

Il notaio Luigi D’Alessandro, la cui firma e il cui sigillo notarile compaiono in fondo al documento, ha detto al Post di non avere mai firmato quel documento e di non avere mai apposto il suo sigillo. D’Alessandro ha detto che un sigillo si può riprodurre facilmente a partire da un qualsiasi documento prodotto dallo studio: «si scannerizza e si fa copia e incolla». Il Post non ha potuto verificare indipendentemente la presunta falsificazione del documento e D’Alessandro non ha confermato direttamente se sia stato in contatto con Macario in passato o se abbia già proceduto a sporgere la denuncia contro di lui, come aveva annunciato a Selvaggia Lucarelli.

Nel documento c’è un’altra cosa non chiara: viene indicata come “segretario” di Free Flights to Italy Maria Cecilia Gabbianelli, cugina di Macario, che contattata dal Post ha sostenuto prima di non sapere nulla dell’intera faccenda e di non occuparsi di politica, poi – dopo qualche ora – che il suo ruolo nel movimento politico era cambiato e non era più la segretaria, senza aggiungere dettagli.

Ci sono anche diversi dubbi – che per il momento sono soltanto tali, senza prove certe – sul fatto che Macario sia realmente riuscito a raccogliere le 500 firme di elettori residenti all’estero necessarie a presentare la propria candidatura. Sul suo sito e sul suo profilo Facebook – da ieri diventato privato – Macario dice di vivere in varie località del continente americano, tra cui Los Angeles e Panama. Diverse fonti diplomatiche contattate dal Post hanno escluso che Macario possa avere raccolto le firme necessarie all’ambasciata di Panama o nel consolato di Los Angeles. Il Post ha fatto richiesta formale di accesso alla lista di firme presentata da Macario attraverso il FOIA ed è in attesa di una risposta dalla Corte d’Appello di Roma.

Almeno dieci persone, tra candidati e altro personale politico impegnati nella campagna elettorale nell’America settentrionale e centrale, hanno detto al Post di non avere mai visto in faccia Macario (diverse foto che usa sui social network sono false: una, ora rimossa, era quella di un attore di film porno) e di non avere mai partecipato a eventi elettorali con membri della lista Free Flight For Italy. Il Post ha chiesto informazioni su Macario in più di una dozzina di gruppi Facebook che raccolgono italiani residenti in Centro e Nordamerica, ma nessuno ha detto di aver mai sentito parlare di Macario, di Free Flights for Italy o di aver partecipato alle loro iniziative. Siamo riusciti a contattare solo una persona che lo ha incontrato – a Roma, il giorno del deposito delle liste – che ha fornito una descrizione di Macario completamente diversa dalle foto pubblicate dallo stesso sui suoi profili online.

«Ho scoperto dell’esistenza della lista di Macario poche settimane fa leggendo un commento su Facebook», ha detto al Post Giovanni Faleg, candidato nella stessa circoscrizione di Macario per il Partito Democratico. Emanuel Mazzilli, candidato col Movimento 5 Stelle, ha raccontato di aver saputo della lista Free Flights to Italyleggendo la sentenza della Corte d’Appello del Lazio che certificava i candidati. Decine di politici e persone coinvolte nelle attività degli italiani all’estero hanno descritto la partecipazione di Free Flights to Italy al voto come una situazione senza precedenti. L’ambiente della politica elettorale italiana nelle circoscrizioni estere è piccolo e i suoi protagonisti si conoscono quasi tutti tra loro. Ricky Filosa – fondatore della rivista ItaliaChiamaItalia e coordinatore del nord e centro America del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), una delle liste candidate alle prossime elezioni – ha detto che non era mai successo che un candidato venisse fuori così dal nulla.

Raccogliere 500 firme vuol dire spostare più di 500 persone, coinvolgere personale diplomatico e pubblicizzare eventi elettorali: tutte cose di cui non si trovano testimoni né risultano prove. Nessuna delle persone che hanno parlato con il Post ha idea di come Macario abbia potuto raccogliere le 500 firme necessarie per presentare la sua lista: un procedimento lungo e complicato che altri partiti, con ben maggiore notorietà e copertura mediatica, non sono riuscite a completare (CasaPound, per esempio). Per candidarsi è necessario raccogliere le 500 firme alla presenza di un funzionario di un consolato italiano, cosa che può avvenire sia al consolato o all’ambasciata sia in un luogo terzo (ma in questo caso bisogna accordarsi con il consolato o l’ambasciata per far partecipare il funzionario, e non è facile). Le firme vengono autenticate direttamente dal personale diplomatico all’estero e poi riconsegnate ai rappresentanti di lista che si incaricano di depositarle alla Corte d’Appello del Lazio, che si limita a fare dei controlli a campione sui firmatari.

Il Post ha provato a contattare il ministero degli Esteri e il ministero degli Interni per aver informazioni più dettagliate sulle esatte procedure di controllo effettuate sulle liste. Il ministero degli Esteri ha detto che sono informazioni di competenza del ministero degli Interni; il ministero degli Interni ha confermato che la responsabilità sulla verifica dei documenti presentati dalle liste ricade presso la Corte d’Appello di Roma. Flavia Perra, presidente dell’ufficio centrale per la circoscrizione estero della Corte d’Appello di Roma, l’ufficio che ha eseguito materialmente i controlli sulle liste, si è resa indisponibile a parlare con il Post.

La storia di Macario, però, non è strana solo per i dubbi legati alla regolarità nella presentazione della lista Free Flights to Italy. Se si cerca il suo nome su internet, invece delle sue iniziative politiche o imprenditoriali, emerge un intrico di siti che ricordano quelli che di solito vengono bloccati dagli antivirus. Ce ne sono alcuni riconducibili e gestiti direttamente da lui, tra cui evidence-based.review, che ha un nome che sembra suggerire un contenitore di informazioni verificate ma che è accusato di pubblicare articoli diffamatori. Ce ne sono altri, come giuseppemacario.info, che mostrano strani avvisi in italiano e in inglese che mettono in guardia dai comportamenti diffamatori e molesti dello stesso Macario, che contengono link a siti i cui contributi sono prodotti dagli utenti senza filtro, e che hanno come riferimento degli indirizzi mail fasulli. È complicato venirne a capo, anche perché i domini di questi siti sono stati registrati in maniera anonima.

Screenshot di un sito in inglese che accusa Giuseppe Macario di molestie e frode

La complessità di questa rete è mostrata per esempio dall’evoluzione di evidence-based.review, sito nato alla fine di luglio 2017 sul quale Macario trasferì i contenuti del suo precedente sito, presto-news, che era stato oggetto di critiche feroci. Su presto-news Macario aveva infatti pubblicato diversi articoli che criticavano professionisti del mondo della comunicazione e dell’informazione, che non avevano mai sentito parlare di lui e ancora oggi non si spiegano perché siano finiti in mezzo a questa storia. Due di questi si chiamano Rudy Bandiera e Luca La Mesa e sono due consulenti e imprenditori che lavorano con i social network. Entrambi hanno raccontato al Post storie simili: hanno detto di non aver mai avuto contatti con Macario e di essere stati presi di mira con articoli diffamatori e potenzialmente dannosi per la loro reputazione da un giorno all’altro, senza alcun motivo. «Sono un docente e consulente, è ovvio che il mio nome esca e venga cercato su Google. Chi non mi conosce potrebbe farsi un’idea sbagliata», ha detto Bandiera.

Macario è stato accusato di comportamenti diffamatori e inopportuni anche negli stessi ambienti politici degli italiani all’estero. Una candidata a una circoscrizione estera alle prossime elezioni politiche, che ha voluto rimanere anonima, ha raccontato di essere stata ripetutamente importunata da Macario su Facebook due anni fa, di averlo bloccato e di avere valutato la possibilità di denunciarlo; e ha aggiunto in modo preoccupato che le è «venuto un colpo» quando ha visto che la lista di Macario era sulla scheda elettorale. Anche Filosa, coordinatore del MAIE, ha detto che leggendo le notizie uscite negli ultimi giorni gli sono tornate in mente diverse accuse – che ha definito «diffamatorie» – pubblicate su uno dei siti di Macario contro politici italiani all’estero.

Non è chiaro se siano in corso cause legali per diffamazione contro Macario. Lo studio legale Dattilo di Torino ci ha detto di avere iniziato una causa nel marzo 2017, che però sarebbe stata archiviata qualche mese dopo dalla Procura di Milano per l’impossibilità di rintracciare Macario; abbiamo avuto conferma dell’intenzione di altre persone di avviare nuove azioni legali ora che il nome di Macario è cominciato a finire sui giornali.

Sorgente: Questo partito è una truffa? – Il Post

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