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Ilaria Norma – Cronache di una campagna elettorale indecente

(ndr rubato a Ilaria Norma )

Cronache di una campagna elettorale indecente.

Venerdì mattina abbiamo partecipato ad una iniziativa di confronto tra candidati al Giotto Ulivi: una “assemblea di Istituto” con candidati di tutte le liste a presentare il programma. Di per sè lo scopo era assai nobile: dare informazioni agli studenti, metterli in condizione di potersi fare un quadro delle varie liste che si presentano alle elezioni. Già qui però si ha il primo problema, come giustamente sottolineato da alcuni professori: trovo difficoltà a pensare che si possano informare gli studenti con una iniziativa frontale in cui i candidati di circa 8 liste presentano programmi che sembrano quasi tutti uguali e dove pare che nessuno sia stato al Governo fino ad oggi, dove nessuno si assume le responsabilità delle cose fatte, dove la fake news di oltre “un milione di posti di lavoro creati” diventa l’affermazione che riassume la riduzione della politica al marketing a colpi di algoritmo di Facebook. Fino a qualche tempo fa a scuola non si permetteva al teatrino della campagna elettorale di entrare senza filtro, invadendo tutto con le sue logiche da venditore di pentole. Era del tutto normale pretendere che la campagna elettorale non invadesse le scuole,ma restasse in appositi spazi.

Ma non è finita qui: gli studenti, su indicazione della preside, hanno deciso di chiamare tutti, ma proprio tutti. E quindi ecco la contraddizione sbattuta in faccia: nonostante i fascisti non debbano esistere proprio, gli studenti sono stati obbligati, poichè si candidano, a contattarli. Costituzione vs legge elettorale e Casapound vince tutti gli spazi di agibilità politica concessi a chi partecipa alle elezioni. Quando scopriamo la presenza dei fascisti cominciamo a contattare le altre forze politiche e la preside della scuola per chiedere una cosa semplicissima: che il confronto si faccia se è quello che vogliono gli studenti, ma tra forze antifasciste (che l’antifascismo non dovrebbe essere valore di sinistra, ma di tutti, in teoria). Inizia un gioco di scaricabarile nel quale tutto viene costantemente rispedito sulla testa degli studenti organizzatori, che in mezzo a grosse tensioni, si trincerano nell’occhio del ciclone entro un monolitico “lo dice la legge, si candidano, non abbiamo alternative anche se avete ragione voi”.

Il giorno prima dell’iniziativa (mi rifiuto di chiamarla assemblea d’Istituto) vengo contattata su Facebook da una mamma: ha letto il comunicato di Potere al Popolo nel quale spiegavamo che noi saremmo stati fuori a volantinare, ci dice che non sapevano nulla i genitori di questa iniziativa e che già dalla mattina davanti alla scuola c’era la polizia a “verificare che non accadessero disordini”. Quando arriviamo la mattina dopo c’è di nuovo la polizia e una tensione che si taglia col coltello: gli studenti ci chiedono perfino di non volantinare per “evitare problemi”, si premurano di chiedere a tutti di “non alzare i toni”, di “non offendere nessuno” di “far andare tutto sereno perchè deve trionfare la democrazia”. Paura, ecco cosa avevano gli studenti e i genitori: paura.

Molto semplicemente noi decidiamo di intervenire solo per spiegare agli studenti chi siamo e perchè, pur ringraziandoli, non possiamo restare: spieghiamo il programma e chi siamo, perchè nel gioco degli opposti estremismi che serve solo a non parlare della crisi e della violenza con la quale ci stanno distruggendo la vita non ci vogliamo cadere. Poi denunciamo il ricatto: nel meccanismo “o accetti e legittimi i fascisti o non parli” non vogliamo starci. Lo facciamo saltare. Spieghiamo il nostro programma e poi spieghiamo perchè siamo antifascisti, ricordando il nostro compagno accoltellato a Perugia, Samb e Diop vittime di Casapound, Dax, Emmanuel e altre vittime del fascismo. Usciamo e ci mettiamo fuori a volantinare, perchè noi a confrontarci con gli studenti ci teniamo davvero, quindi restiamo lì 5 ore in mezzo al nevischio e al vento: veniamo raggiunti da molti studenti, sono incuriositi, ci chiedono il volantino, ci chiedono il perchè.

E qui ci colpisce violenta la realtà dei fatti: il totale disarmo culturale e ideale.
Il paradosso primario è il cortocircuito legale: se sono candidati alle elezioni ci devono essere, ma quando si fa notare che per legge non dovrebbero proprio esistere e che c’è una contraddizione a livello istituzionale, la risposta è quella tipica di chi non sogna più, di chi vive e prende la realtà come momento immutabile da subire anziché da poter modificare con l’azione di tutti. Lo dice la legge. Elettorale, che evidentemente per queste elezioni vale più della Costituzione. Il secondo paradosso è che molti studenti non riuscivano a inquadrare il nostro gesto in un contesto: per molti era solo un “ve ne siete andati, avete sbagliato perchè dovevate smontarli con la forza delle idee”. E’ stata un’ardua impresa provare a spiegare il percorso di sdoganamento dei fascisti, che negli ultimi 15 anni è arrivato a compimento ultimo, spiegarne il ruolo di comparsate nella guerra tra poveri che si vuole costruire, nel gioco degli opposti estremisti per governare con la paura. Spiegare che non sono serviti a nulla appelli, raccolte firme, interrogazioni parlamentari, che tutte le strade istituzionali hanno portato ad una sola risposta: un muro di gomma (o di polizia) a difendere i fascisti. Spiegare che siamo rimasti davvero in pochi, con la forza dei nostri corpi e delle nostre parole, ad arginare lo sdoganamento dei fascisti organizzati e la fascistizzazione della società. Abbiamo fatto notare che Venerdì quelli a rischio di creare tensioni, paradossalmente, sembravamo noi, perchè in tutto questo giochino i criminalizzati finiscono per essere proprio gli antifascisti.

47 insegnanti leggono una condanna secca della presenza dei fascisti (eccolo qui https://www.facebook.com/giottoulivi/posts/1280624095403012), spunta uno striscioni fuori dalla scuola “Chino Chini antifascista”, alcuni studenti ci chiedono il numero: vogliono incontrarci e sentire il nostro programma. Alcuni si erano messi spille antifasciste per l’occasione, altri ci sorridono e ci gridano “morte al fascio!”. Tre bulletti di Casapound mi fissano con odio per tutto l’intervento, ma oggi devono fare i bravi ragazzi, non possono muovere un dito: il loro rappresentante dentro declama contenuti da Democrazia Cristiana, perchè se dice chi sono davvero si fregano da soli. Ce lo fanno notare svariati studenti.

C’era paura in quella scuola, molta pressione sugli studenti in totale buona fede, la paura che una sola virgola sbavata potesse far saltare tutto: anche in questo caso il Governo della Paura ha vinto. Noi, da parte nostra, siamo stati costretti a dare un forte segnale (molti che sbraitano solo ora, nonostante siano stati al governo fino ad adesso, che le organizzazioni fasciste vanno chiuse, Venerdì nemmeno lo hanno nominato l’antifascismo). Abbiamo fatto saltare un ricatto, abbiamo fatto un gesto forte e risoluto per cercare di dare un messaggio che non si trova nei programmi,ma certamente nel nostro dna: quando la legge è ingiusta, ci si deve ribellare, non si deve accettare. Abbiamo provato a dare un segnale che va oltre l’antifascismo a studenti molti giovani che danno già per scontato che il mondo fa schifo e che non ci sono speranze, che tutto va preso così come è.

Ci hanno privato della speranza di cambiare il mondo, ci hanno obbligati con la paura ad accettare la barbarie che là fuori c’è. Che questa barbarie imperante sia l’unico scenario possibile. Decenni di disarmo ideologico, decenni di compromessi e svendita del patrimonio antifascista e popolare della sinistra: in questa palude ci troviamo a cominciare a navigare con questa nuova esperienza. Molte macerie, un intero patrimonio da ricostruire.

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