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Diesel addio, come cambierà l’industria dell’auto dopo la sentenza tedesca

La fine dei motori diesel sembra essere sempre più vicina. La sentenza tedesca del tribunale amministrativo federale di Lipsia contro l’utilizzo delle auto diesel nei centri urbani mette ulteriormente in discussione il futuro dei veicoli a gasolio, la cui salute dal punto di vista industriale è già precaria.
Dopo gli annunci di Volvo, Porsche e Toyota, ora è il momento di Fca. In attesa della conferma ufficiale, il gruppo guidato da Sergio Marchionne pare abbia deciso di non offrire più motorizzazioni a gasolio sui propri modelli a partire dal 2022. La scelta, che non riguarderà i veicoli commerciali, sarebbe legata al crollo della domanda e all’aumento dei costi per rendere le versioni a gasolio in linea con gli standard sulle emissioni inquinanti.

Il costruttore italo-americano è solo l’ultimo a decretare la morte del diesel; ad inaugurare questa tendenza ci ha pensato Volvo con la decisione di avere almeno una versione elettrificata in gamma a partire dal 2020. Addio quindi alle versioni a gasolio da parte del marchio svedese? Non proprio. I motori diesel continueranno ad essere presenti ma aumenteranno in maniera significativa le versioni ibride e debutteranno modelli elettrici al 100%. Se Volvo è stata la prima a contribuire al de profundis del diesel, Porsche ha recentemente annunciato che sospenderà la commercializzazione di Macan alimentati a gasolio. Anche in questo caso però bisogna approfondire la situazione senza farsi prendere da facili proclami mediatici.

Il costruttore di Zuffenhausen, pronto a lanciare nel 2019 la sua prima vettura elettrica, non abbandonerà i motori a gasolio per sempre; semplicemente sta aspettando di lanciare la nuova generazione di propulsori diesel, attesi nel corso del 2018 sotto il cofano della rinnovata Cayenne.
Scelta diversa per Toyota, che ha deciso di sospendere la vendita di motori a gasolio in Italia per puntare solo su benzina e ibrido. Passando a Mercedes, Gruppo Volkswagen e Bmw la strategia è molto simile: grandi investimenti sulla mobilità elettrica ma nessun abbandono al diesel come confermatoci dal Ceo di Audi Rupert Stadler.

Partendo da Mercedes l’offerta di veicoli elettrici si tradurrà nella nuova gamma EQ, che proporrà in versione a zero emissioni un lungo elenco di modelli con caratteristiche dimensionali simili all’offerta attuale. Scelta completamente diversa per Smart che invece dirà addio al motore termico a partire dal 2019, dopo l’abbandono delle versioni diesel già a partire dal 2014, diventando così il secondo produttore insieme a Tesla ad offrire una gamma esclusivamente elettrica. Sul fronte dei numeri relativi al parco circolante i numeri forniti da Acea confermano il cambio di rotta tra diesel e benzina ma sono ancora ben lontani da decretare la scomparsa delle vetture a gasolio.

Nel corso del 2017, per la prima volta dal 2009, nell’Europa a 15 le vendite di auto a benzina hanno “sorpassato” quelle diesel, con un calo di quest’ultime del 17% rispetto al 2016. I numeri però cambiano da paese a paese, con la Germania che vede il benzina battere il diesel 61.7% contro 34%, mentre l’Italia conferma la predilezione per il gasolio arrivando al 56.7%. Un altro aspetto da non sottovalutare in un ipotetico scenario di abbandono al diesel è l’aumento dell’inquinamento.
Nonostante i motori a gasolio vengano additati come i “nemici dell’ambiente”, in quanto le emissioni di ossido di azoto (NOX) sono maggiori, a parità di cilindrata producono una quantità minore di anidride carbonica. Ed è proprio sulla questione della CO2 che si concentra l’allarme dell’Acea.

I costruttori ritengono, infatti, che un repentino cambio di alimentazione renderà più difficile il raggiungimento degli obiettivi ambientali. A metà settembre 2017 l’Acea ha chiesto di rinviare dal 2021 al 2030 il taglio del 20% delle emissioni di anidride carbonica, previsto per la lotta ai cambiamenti climatici.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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