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Denuncia degli studenti – Borse di studio, Italia ritardataria e avara | italia | Il Secolo XIX

Borse di studio, Italia ritardataria e avara

Torino – «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi», recita la nostra Costituzione. La buona notizia è che i capaci e meritevoli non mancano. Quella cattiva è che il diritto allo studio, tra ritardi e risorse risicate, è messo sempre peggio. «Non si può nemmeno più parlare di borse di studio. Sarebbe meglio definirli rimborsi – denuncia Andrea Torti, portavoce dell’associazione studentesca Link e studente di statistica de La Sapienza -. Nella migliore delle ipotesi la prima rata della borsa arriva solo a dicembre, due mesi dopo l’inizio dei corsi. Quest’anno i tempi si sono allungati ancor di più, ai primi di gennaio per Emilia Romagna, Abruzzo e Marche. In Sicilia, Campania e Calabria gli studenti ancora aspettano i soldi dello scorso anno».Anche se la prima rata dovrebbe essere assegnata agli universitari subito dopo l’immatricolazione, così da aiutarli con le prime e inevitabili spese, la macchina burocratica quest’anno si è inceppata. I fondi per le borse arrivano in parte dalle Regioni, in parte dal Fis, il Fondo integrativo statale che con l’aumento di 50 milioni dell’ultima finanziaria ora ne vale 217. Il nuovo decreto che stabilisce come calcolare i bisogni stagionali delle regioni italiane non più sulla spesa storica, ma su nuovi valori standard, è stato pubblicato quasi nove mesi dopo la data prevista. Manca ancora all’appello il riparto delle risorse delle Regioni, che doveva essere pronto lo scorso settembre e passato per la conferenza stato-regioni.A rimetterci sono gli studenti, che non possono contare sull’aiuto che pur gli spetterebbe, le loro famiglie, le Regioni, che se possono, anticipano con fondi propri e pure le università. «Per garantire la copertura di tutte le borse di studio, gli atenei la anticipano con risorse proprie – denuncia Mattia Sguazzini, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari -. Così diminuiscono i fondi che potrebbero andare a ricerca e didattica. E la situazione va peggiorando di anno in anno». L’Università di Pavia ha sborsato oltre 380 mila euro nel 2014 e nel 2015, per arrivare a 700 mila euro nel 2016. Nello stesso anno, come denunciato dall’Udu, si contano oltre 4 milioni per il Politecnico di Milano, circa un milione per Statale e Bicocca. «Dal fondo statale mancano ancora 130 milioni – conclude Sguazzini –, quanto servirebbe per garantire un sostegno a tutti gli studenti che ne hanno diritto».Secondo i dati pubblicati dall’ufficio statistica del Miur, i borsisti in Italia sono oltre 176 mila, di cui oltre 16 mila studenti extra Ue. Con l’innalzamento delle soglie Isee si è allargata la platea dei beneficiari. La legge di bilancio dello scorso anno ha introdotto infatti una «no tax area» alla soglia di 14 mila euro di reddito Isee, che può arrivare a 23 mila nel caso si raggiungono una serie di requisiti di merito. Quest’anno sono 7 mila gli studenti che pur avendone diritto, non riceveranno alcun sostegno economico. Una buona notizia, ma solo se consideriamo che cinque anni fa erano più di 38 mila. A non garantire la copertura di tutte le borse di studio sono Calabria, Campania e Sicilia, rispettivamente con 2.599, 1.629 e 2.832 studenti esclusi. Le regioni con più borsisti sono Lombardia (21.500) ed Emilia Romagna (20.202).Sul diritto allo studio l’Italia resta ancora molto lontana dagli altri Paesi europei. Se gli universitari con borsa sono il 9,4% del totale, in Francia sono il 38%. Negli ultimi dieci anni la percentuale di borsisti francesi è cresciuta del 47%, del 68% per gli spagnoli e del 23% per i tedeschi. E l’Italia? Appena del 7%. Abbiamo la più bassa percentuale di residenze universitarie: la Francia ha il quadruplo dei nostri posti letto e la Germania il quintuplo.Numeri che si riflettono nella percentuale dei laureati italiani, che è la più bassa d’Europa. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ocse, su 100 italiani solo 18 hanno una laurea, la metà della media dei Paesi industrializzati. Nel mondo è il dato più basso, dopo il Messico. «In Europa non esistono gli idonei non beneficiari – spiega Francesca Laudisa, esperta del diritto allo studio dell’Osservatorio piemontese -. Francia e Germania investono quasi 2 miliardi nel diritto allo studio, la Spagna 900 milioni. In Francia per esempio la borsa è erogata su base mensile, non con due tranche annuali che arrivano, quando va bene, a lezioni iniziate da un pezzo».

Sorgente: Denuncia degli studenti – Borse di studio, Italia ritardataria e avara | italia | Il Secolo XIX

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