«Se il movimento Dema del sindaco ci sostenesse, sarebbe un elemento in più. Ma non ci ammazziamo per questo». Viola Carofalo, 37 anni, ricercatrice, portavoce della lista “Potere al popolo” parla da Strasburgo dove ieri ha incontrato esponenti della Sinistra europea per presentare la formazione politica catapultata dall’esperienza del centro sociale Ex Opg alle elezioni politiche. Domenica al Modernissimo un’affollata assemblea con militanti, attivisti, sinistra storica e molti giovani.

Viola, cosa ha votato a 18 anni?
«Non ho mai votato per le elezioni politiche, solo ai referendum e alle amministrative. Ho avuto la tessera di Rifondazione per un anno, al quarto ginnasio. Poi sono stata nei movimenti antagonisti».

Già, i movimenti. Molti, in primis a sinistra, penseranno che l’antagonismo non va da nessuna parte…
«È cambiata la natura dei movimenti. Ora il mutualismo, le attività sociali che portiamo avanti sono l’aspetto preponderante, prima erano lo sfondo. “Potere al popolo” tiene insieme comitati e associazioni che non hanno una visione ideologica ma condividono i nostri stessi principi. Dopo Genova, c’è stata una separazione tra movimenti politici e associazionismo».

Avete invertito questo processo?
«Facciamo confluire i due mondi. Vediamo un ricambio nelle nostre assemblee. Il fatto che ci siamo noi ragazzi di Ex Opg spinge tanti che non hanno una tessera di partito. Ma nello stesso tempo la partecipazione di tanti giovani sta convincendo vecchi militanti di partito, che avevano diffidenza nei confronti dei centri sociali. Ora bisogna capire come andare avanti insieme. Ma da noi non contano la gerarchia o l’organizzazione di partito, conta la centralità dell’assemblea».

Come aggregate realtà cosi distanti tra loro anche geograficamente?
«Abbiamo relazioni costruite negli anni. Per esempio a Catania c’è un gruppo “I ragazzi della piazzetta”, sono una cinquantina che hanno sotto i 25 anni. Fanno sport, corsi musicali. Ci avevano contattato tempo fa per farsi spiegare come ci finanziavamo all’ex Opg, come organizzavamo corsi e attività sociali».

Usate molto la Rete?
«Con Internet riesci a essere capillare, i movimenti e i comitati sono dislocati sui territori. Non sono solo nelle metropoli. Lo strumento fa molto, ma ci siano interrogati soprattutto sul linguaggio. Perché non funzionano alcuni messaggi su Facebook?».

Già, perché?
«Le persone sono invase da comunicazioni. Noi abbiamo invertito la modalità: quando abbiamo aperto l’Ex Opg invece di dire quello che avremmo fatto, abbiamo chiesto alle persone cosa serviva. Ricevendo anche richieste improbabili…».

Tipo?
«Ospitare un centro evangelico, ma noi siamo aperti a tutte le religioni. Diventava respingente».

Invece un suggerimento che avete colto?
«Lo sportello per la residenza virtuale. Mettiamo in collegamento senza fissa dimora con le municipalità. Senza residenza non accederebbero a un medico di base».

Come vi finanziate?
«Crowdfunding. Per l’ambulatorio ecografico, raccogliemmo in donazioni 10mila euro».

Per de Magistris faceste controllo popolare in campagna elettorale…
“Non abbiamo un rapporto di collegamento costante, non siamo dentro Dema. Mi sarebbe piaciuto se ci avessero appoggiato alle Politiche. Magari in questa fase Dema non si vuole sbilanciare, pensano alle europee del 2019. Comunque il sindaco all’assemblea di Roma ci fece arrivare un suo messaggio tramite il professor Aragno».

Come giudica in Dema la presenza di esponenti di altri centri sociali come Insurgencia?
«Non ho pregiudiziali, se trovano in quel percorso un modo per amplificare le loro lotte, va bene. Insurgencia ci ha scritto che ci appoggia dall’esterno, ma forse sulle Politiche non intendono impegnarsi».

Come vede la città dopo sei anni di amministrazione de Magistris?
«Per certi versi una rinascita c’è stata. A livello culturale e grazie a una ricezione delle istanze dal basso. Ma non è stato fatto abbastanza sulle periferie, ci vogliono più risposte sociali lì dove c’è una dispersione scolastica da paura».

Con quali movimenti in altre città siete in contatto?
«No Tav, che candidano con noi Nicoletta Dosio. I movimenti di Livorno, No Tap e No Muos. E tra Roma e Milano coi “Clash city workers” che si occupano di questioni del lavoro. A Roma candidiamo Stefania che viene dalla vertenza di Almaviva».

E i partiti?
«Rifondazione comunista, Pci, Sinistra anticapitalista, Eurostop».

Cosa direbbe a un elettore del Partito democratico?
«In famiglia avrà un precario o un pensionato, un figlio che fa l’alternanza scuola-lavoro. Per molti dei problemi che ha, ci sono responsabili politici precisi. Se fa due più due, vota per noi».

E a uno di Liberi e uguali?
«Gli chiederei qual è la differenza tra Leu e Pd…».

Nel futuro in Parlamento con chi fareste alleanze?
«Con nessuno».

primo provvedimento che portereste avanti a Roma?
«Cancellare Jobs Act e legge Fornero».

Ma è la stessa risposta di Matteo Salvini…
«Lui ne parla ora in campagna elettorale. Ma quando la Lega era al governo non mi sembra abbia varato misure a favore dei lavoratori».

Se non ce la farete cosa resterà?
«Un nuovo modo di decidere, fare politica, che mi fa ben sperare nel futuro»