La mafia cinese che controlla la Toscana. L’ingresso prepotente sul mercato, con la concorrenza spazzata via attraverso intimidazioni. E poi le classiche attività mafiose, come prostituzione e gestione di locali notturni, con i proventi reinvestiti in altre attività. C’è questo e molto altro nell’inchiesta “China Truck”, che ha portato all’arresto di 33 persone. L’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso. Altre 54 sono indagate.

A condurre l’inchiesta, la polizia e la Direzione distrettuale antimafia di Firenze.

Tra gli arrestati c’è lui, Zhang Naizhong, 58 anni, considerato il capo dei capi della mafia cinese in Italia. Uno davanti ai quali gli affiliati si inchinavano letteralmente, come dimostrano le intercettazioni telefoniche e video. Zhang Naizhong era residente a Roma ma aveva Prato come base economica. Per quella che si prospetta come una vera e propria Gomorra in salsa cinese. Con il capo, arrestata anche la sua fidanzata. Aveva 30mila euro in contanti in casa (LEGGI).

IL CONTROLLO DEL MERCATO DEI TRASPORTI – Secondo le accuse, la cupola di Zhang Naizhong controllava il mercato della logistica. Le merci di origine cinese venivano trasportate in tutta Europa solo con le aziende di Zhang, aziende che si trovano a Prato e che si erano imposte sul mercato con metodo mafioso: violenze, intimidazioni. La logistica insomma, era diventata uno dei principali affari della cupola. Zong, secondo le intercettazioni, aveva a disposizione centinaia di milioni di euro. Essere forti a Prato, spiega Francesco Nannucci, capo della squadra mobile pratese, significava essere forti in tutta Europa. E le ramificazioni dell’organizzazione arrivavano in Francia, in Spagna e nell’est Europa. L’uomo, con le sue aziende, era diventato talmente potente da dirimere questioni riguardanti l’affitto di un capannone o l’uso dei money transfer.

I SOLDI REINVESTITI IN TOSCANA – La cupola aveva a disposizione un grandissimo flusso di denaro. Che arrivava da altre attività illecite: la prostituzione, il controllo dei locali notturni, le scommesse. Le classiche attività della malavita. Ed era pronto a reinvestire quel denaro in nuove attività. Dando istruzioni proprio da Prato su cosa fare. In Cina puntava a miniere di carbone e a oggetti particolarmente costosi, addirittura corna di rinoceronte; in Italia mirava a rilevare attività redditizie legali come un centro commerciale a Firenze, o illegali, come bische per il gioco d’azzardo. Tutto emerge dalle intercettazioni.

IL SONTUOSO MATRIMONIO DEL FIGLIO – Per il matrimonio del figlio nel 2013, l’uomo non bada a spese. Fa arrivare due pullman di ospiti da Prato. Per tutti ci sono Lamborghini e Ferrari affittate per recarsi alla cerimonia in un lussuoso hotel di Roma. Circa cinquecento gli invitati, provenienti anche dalla Francia e dalla Cina.

LA PACE NELLA FAIDA CINESE A PRATO – Sullo sfondo dell’inchiesta ‘China Truck’ c’è una guerra fra bande cinesi a Prato per il controllo delle attività illecite, compresa la contraffazione di merci, che è costata numerosi morti e che per lungo tempo ha diviso le gang secondo la provenienza: da una parte i gruppi della regione cinese del Fujian, dall’altro di quelli del Zhejiang. Con l’intervento ‘pacificatorè di Zhang Naizong, il ‘capo dei capì, la guerra si è interrotta a Prato e così i criminali cinesi hanno sviluppato i loro traffici illeciti. È quanto hanno ricostruito gli investigatori della polizia. Zhang Naizhong, originario dello Zhejiang, è al vertice dell’organizzazione ma per realizzare un equilibrio accettato da tutti ha nominato come braccio destro un esponente dei criminali cinesi originari del Fujian. In questo contesto normalizzato l’accaparramento delle ditte di trasporti è stato il culmine di una pervasiva attività criminale che ha permesso l’accumulo dei capitali necessari a inquinare l’economia legale.