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Un’ Antipoesia di Capod’Anno COME MESSAGGIO D’AUGURÎ | Oreste Scalzone & complici

Un’ Antipoesia di Capod’Anno
COME MESSAGGIO D’AUGURÎ
…trovo in messaggio d’auguri, come scritta su un cartiglio portato da refolo di vento, «Portati in fondo alla piazza» (all’inizio era arrivato ”Portami”, ma come spunto va altrettanto bene). Riparto di qui, come
per una sorta di [anti-]Poesia, poesiola di Capod’Anno – poesia immaginaria (falsa/vera?), scelta per le ”licenze” che concede.
” Direi, portiamoci dunque, piuttosto, lasciamoci portare
e portiamo, acCOMPAGN’amoci 1×1 e assieme, calcando coi passi
la terra sotto i piedi, e ricordandoci di guardare, cercandosi ognun’
la propria d’elezione, le stelle di nessuno.
Di nessuno tutti ognuno (declinati as you, everybody, like),
è la luce che ne arriva, portandoci mondi passati.
* * *
Nelle rammemorazioni anniversarie, ’77 venuto
prima di ’68, e questo
relativizza le sequenze, il prima e dopo.
In fondo, conta una fuga continua nel presente,
come tuffo, che non puoi differire il nuoto.

Io che vi scrivo qui, non ho chissaché da mostrare,
indicare, spiegare. E poi, come maledizione della parola,
ricasco come in strategìa del gambero’.
Mi sembra di poter aprire e chiudere in una frase,
da un pensiero un apologo una parabola
una connessione un riscontro,
e subito comincio a retro-cedere e a lato-cedere,
a tutti i preliminari e connessioni correlate,
e così finisco a groviglio crescente,
e il più probabile è il nulla-di-fatto.
Eppoi so troppo poco, dunque su tante ‘cose’
perplesso, eppoi assorbo malesseri
come la cozza trattiene battèri.
* * *
Una piccola ‘banalità di base’ resta :
diciamola così, come segue, in questa finta poesia di Capod’anno.
Ricordo in qualche testo di lettura comunista
per comunisti principianti ragazzini,
una definizione di «odio di classe» : quando
ti rendi conto che ‘non è il tuo specifico proprio Padrone
che ce l’ha proprio con te, dunque tu solo con lui’,
e scopri che c’è una logica e interesse denominator
comune a LorSignori, e un interesse innanzitutto comune
tra te ed altri esseri posti nello stesso tipo di relazione.
Ora, se ci sembra per almeno metà di ogni giorno
che il mondo (non tanto come Gea, ‘globo terracqueo’
con sue rotazioni rivoluzioni precessione degli assi &tcetera,
ma diciamo come ”Cosmo-macchina” di natura e
altre nature, d’artifizio) sia anche immensa piaga
incessantemente ripiagantesi, e anche immane ridda
di malesseri, a cui sempre più si aggiunge
il vederli dal più infimo dettaglio all’insieme ;
se ci sembra allora che si sia forse doppiato il capo
dell’irreparabile, l’ultima cosa da fare
è ritorcere quell’odio, come rovesciando un imbuto,
sui simili nella relazione, a cominciare
da chi ”obiettivamente” prossimo contiguo…
Intanto, se sospetto, processo, attribuzione di malintenzioni,
messa in colpa, ”giudicare e mandare” come forma
impotente di risulta di comando, sprezzo, maledizione
che fa mortiferi a cominciare da sé,
finiscono per costituire il fondo delle microfisiche relazioni,
come si può pensare a scampo, a tessitura di virtualmente
generale comunanza, a «coscienza enorme»
di sé e dell’intero mondo ? […].
Ma comunque nell’ oggi, aggiungere veleni
alle già ”polveri sottili” d’ogni tipo, materiali immateriali
figurate, che ci sono propinate;
aggiungere fiele mentale ai veleni che asfissiano,
significa finir di devastare la vita presente.
Vediamo dietro vitrea superficie di computer,
in quelli che si chiamano «social network»,
affollarsi male/dizioni ‘in orizzontale’,
processi su processi, calchi e meta-calchi di forma-Processo.
Questo cercare Maligni da ‘giudicare e mandare’,
quest’ossessivo ‘pensar male’, è un pensare-male.
Un amico (A.P.) ha di recente ”mobilitato” – come lui dice –
in un dialogo fra noi, due parole : INTERESSE,
e PARRESÌA. Inter/esse[re]…, c’è da ragionarci.
***
Ecco, ora mi sembra – che la montagna di verbosità
di migliaia di giorni passati
abbia partorito meno che un topolino – diciamo solo,
la ridizione di un’OSSESSIONE ;
ma la trovata/marchingegno di una Letterina d’augurî
scritta con la piccola astuzia di spezzare le righe
a mo’ di poesia per concedersene le licenze,
in fondo rende questo accettabile.
Solo se si sa ripartire da questo ‘quasi nulla’ —
il sabotare, comunque, non preventivammente
ma, contestualmente sì, da subito, il crescente dilagare
pandemico di una modalità di relazioni che ci rendono cloni
metastatici di tutto quanto vorremmo combattere,
questo sabotaggio posto come piccola precondizione
ad ogni pensabilità dello scommettere
sugli ‘oggi qui’ che vengono –, sipuò sfuggire un po’
all’angoscia dell’inanità… E comunque, si può
non chiudere il cerchio, il cappio, concorrendo a
fare del vivere un incubo di incubi, mettendoci
per sovrammercato ‘del nostro’.
Si potrebbe dire :
dubbio contro sospetto,
ricerca contro sicumèra,
controversia contro gioco di massacro,
pratica e sperimentazione contro cospirazionismi,
critica contro maledizioni, e ancora…
Vita che cerca in qualche modo di sapersi,
perché ‘ormai è fatta’ ; vita che sa
che vita e morte sono consustanziali.
Che senso possono avere tante parole,
autonomia comunismo anarchia,
o anche altri ”prænomenon” designanti liberazioni,
e anche qualsivoglia necessità di ‘guerra alla guerra’
e sabotaggio del mortiferante,
se non si prova a rompere la coazione a ripetere
di sempre regolarità di ritornelli senza eccezioni,
replicazione continua di omologie calchi mimesi
metastatizzazioni, su fondo di misantropia mortale ?
[fine provvisoria, 31.XII.2017, ore 19]

Un (primo?) POSCRITTO/ Sopravviene altro messaggio, da un compagno (Carlo), di Bologna :
« Non ti auguro un dono qualsiasi, /ti auguro soltanto/quello che i più non hanno,/ti auguro TEMPO,/per divertirti e per ridere./ Ti auguro Tempo, non/per affrettarti e correre,/ma Tempo per essere contento./Tempo per stupirti e Tempo per fidarti./Ti auguro Tempo/per trovare te stesso,/per vivere ogni tuo giorno,/ogni tua ora come un dono./Ti auguro Tempo anche per perdonare./Ti auguro di avere Tempo per la vita » (Poesia Sioux).
Mi viene qualche interrogazione, da ‘profano che ha sentito…’, interrogazione su Tempo, nozione di-, su tempi ed essere, riconsiderati anche dopo la relatività. Penso anche alla frase di Camatte, «Il tempo è un’invenzione degli uomini incapaci di amare», e domando : la poesia Sioux potrebbe proseguire dicendo «…ti auguro di sfuggire al tempo, tuffandoti nel presente » ?

secondo PICCOLO POSCRITTO/
Mi fischiano le orecchie, sento già… (mi par di sentire) :
«E questo sarebbe un biglietto d’auguri ? E questa – questa sorta di
piccolo gnomico ”Traité de savoir vivre” – sarebbe una poesia ?».
Rispondo – suvvìa, sorridiamo anche ! –, facendo il verso
alle battute finali, mi pare di Butch Cassidy, film :
« E questo vi pare accettarli, degli auguri ? ».
SaluD ! Auguri comunque, anche da Complici volentisi associare,
nonché da Lucia, OresteS.
(foto di David Jazay Photography, durante un’assemblea a Berlino, Ott.’17)

Sorgente: Un’ Antipoesia di Capod’Anno COME MESSAGGIO D’AUGURÎ | Oreste Scalzone & complici

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