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Terremoti, cos’è e come va letta la Mappa della pericolosità sismica

La Mappa è il risultato scientifico più importante di tutta la ricerca sismologica italiana finora svolta. Dal 2009 è legge dello Stato e obbliga gli amministratori locali a informarsi

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Questa è la Mappa di Pericolosità Sismica del territorio nazionale. È chiamata con l’acronimo MPS04 perché fu completata nel 2004. Al verificarsi di forti terremoti viene mostrata da tutte le televisioni e pubblicata sui giornali. Fu compilata da un gruppo di ricercatori coordinati da Massimiliano Stucchi, prestigioso sismologo e dirigente di ricerca della sezione di Milano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

La Mappa fu realizzata per adempiere a quanto previsto dalla Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM 3274/2003). Quando apparve fu criticata da coloro che si erano rifiutati di collaborare alla sua stesura e venne inizialmente osteggiata da alcune Regioni perché temevano invasioni di campo nelle loro competenze sul rischio sismico riconosciute dalla Costituzione.

MPS04 ebbe tuttavia l’approvazione da parte di un panel internazionale di revisori, che la definirono la più avanzata d’Europa. Fu approvata da parte della Commissione Grandi Rischi dopo un esame accurato e fu adottata dallo Stato (Ordinanza PCM 3519/2006) diventando così il riferimento ufficiale per stabilire l’assegnazione dei Comuni a una delle quattro zone sismiche previste. Costituisce la base per la vigente normativa sismica (Norme Tecniche di Costruzione del 2008, NTC08) con l’approvazione degli ingegneri sismici.

La Mappa fu scoperta dai mezzi di informazione e dalla gente nel 2009, in occasione del terremoto dell’Aquila, diventando quasi una sorta icona salvifica. Si sentirono commenti del tipo “si sapeva tutto e non è stata divulgata”, “perché non è stata utilizzata?”… Da allora è stata presentata con descrizioni spesso imprecise da quotidiani, periodici, trasmissioni televisive e talk show.

MPS04, con i suoi colori, offre una immagine semplice e diretta della distribuzione della sismicità del territorio nazionale anche se è finalizzata esclusivamente alla progettazione sismica e, malgrado l’apparenza, non è facilmente utilizzabile come uno strumento divulgativo.

Ha la dignità di legge dello Stato e costituisce il punto di partenza per indirizzare le costruzioni in modo da salvaguardare la vita e impedire le devastazioni a cui siamo stati sempre esposti in caso di terremoti anche non particolarmente violenti. Purtroppo il significato autentico della Mappa e la sua potenziale utilità sono spesso fraintesi. La gente e persino non pochi addetti hanno su di essa idee confuse.

Con i colori MPS04 descrive i valori della pericolosità utilizzando un parametro indispensabile per la progettazione sismica degli edifici: lo scuotimento del suolo espresso attraverso l’accelerazione massima attesa in un dato intervallo di tempo con un’incertezza prefissata. Il suolo di riferimento è assunto compatto e pianeggiante. I valori che vi appaiono sono ottenuti con metodologie adottate internazionalmente basate su calcoli statistici.

Al medesimo valore di pericolosità, ovvero allo stesso colore, possono corrispondere zone dove si possono verificare scuotimenti forti non molto frequenti oppure scuotimenti meno forti ma più frequenti. Non si può quindi, per fare un esempio, affermare che nelle zone a pericolosità sismica media non si possano verificare scuotimenti molto forti. Gli scuotimenti forti sono sempre possibili benché abbiano una probabilità di accadimento molto inferiore a quella che hanno nelle zone più pericolose.

Un punto che anche sedicenti esperti non hanno ancora capito è che MPS04 non descrive l’accelerazione massima attesa su suoli diversi da quelli molto compatti e non pianeggianti. Per determinare il valore reale dell’accelerazione in un dato luogo occorre valutare l’amplificazione locale. MPS04 non fornisce la massima magnitudo attesa in un certo sito, né l’intensità macrosismica, cioè l’entità del danneggiamento. MPS04 non è nemmeno una mappa di rischio sismico. Il rischio, infatti, oltre che dalla pericolosità è determinato dalla vulnerabilità del costruito e dalla esposizione al terremoto generata dalla presenza di edifici, di infrastrutture e di attività produttive,

Per la compilazione di MPS04 sono stati usati il catalogo dei terremoti più aggiornato e una zonazione sismogenetica predisposta sulla base delle conoscenze geologiche, tettoniche e sismologiche. Anche le conoscenze sulle faglie attive sono confluite nella zonazione sismogenetica. È stato poi predisposto un sistema che ha esplorato modelli di valutazione della massima magnitudo attesa, di ricorrenza dei terremoti e di attenuazione e propagazione dell’energia. I dati storici hanno fornito un contributo importante per valutare i ratei di ricorrenza dei terremoti delle sorgenti definite su base geologica.

In tempi recenti si è cercato di far passare l’idea che MPS04 abbia sottostimato il moto atteso nelle zone colpite dal terremoto de L’Aquila del 2009 e che addirittura il terremoto emiliano del 20012 fosse avvenuto in una zona non considerata dalla Mappa. Va detto che un confronto fra i dati registrati in occasione di un singolo terremoto e quelli previsti da MPS04 sarebbe da evitare perché quanto proposto da MPS04 è il risultato di una elaborazione statistica che male si confronta con un solo caso. Ciò detto è ampiamente dimostrato che la misura del sisma aquilano è in perfetto accordo con i valori proposti dalla Mappa. Il terremoto emiliano è avvenuto in zone a pericolosità media che la Regione aveva ritenuto di ignorare. E non si può ignorare che i capannoni crollati, provocando il maggior numero di vittime, sono stati costruiti ben dopo la pubblicazione della Mappa.

Per avere una Mappa che consenta una visione d’insieme della pericolosità sismica nazionale e il confronto fra le varie zone, si trascurano situazioni legate a particolari condizioni fisiche: è per questo che è stato assunto un terreno omogeneamente compatto ovunque. Per eseguire confronti fra i dati forniti dalla Mappa e i sismi che si verificano occorre quindi utilizzare appositi coefficienti che esprimono l’amplificazione locale, cosa che molti tuttora non hanno capito.

La Mappa è il risultato scientifico più importante di tutta la ricerca sismologica italiana finora svolta. Lo sviluppo della moderna sismologia quantitativa attraverso il potenziamento dell’Istituto Nazionale di Geofisica, poi confluito nell’INGV, nasce sopratutto con il terremoto dell’Irpinia del 1980, quando ci si accorse che la conoscenza della sismicità era frammentaria e inservibile per tentare una gestione efficace del territorio.

La Mappa è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Una cosa che appariva impossibile da ottenere per tutta una serie di veti con i quali si cercava di mantenerla in uno stato perpetuo di proposta da approvare. Dal 2009, ha addirittura la dignità legge dello Stato e non sarà più possibile per gli amministratori comunali, provinciali e regionali nascondersi dietro la scusa nel non essere informati per rifuggire da responsabilità.

Non è un caso che, anche dopo la pubblicazione ed essere diventata legge statale, ci furono tentativi di svilirla e di svilire il lavoro di coloro che maggiormente l’avevano portata a conclusione. Un esempio eclatante: nel 2011, un anno prima del terremoto del 2012, l’Assessora alla Protezione Civile della Regione Emilia Romagna presenziò a un convegno a Modena che aveva lo scopo di “snellire” la normativa sismica che discendeva della Mappa mentre nel 2013, un anno dopo il terremoto, la stessa Assessora presenziò a un convegno a Bologna, che aveva lo scopo di rendere più severa la normativa, cercando così di sviare le gravissime responsabilità politiche che i sismi avevano evidenziato. La mitigazione del rischio sismico spetta infatti alle Regioni: meno convegni e un’attenta applicazione delle informazioni tecniche disponibili avrebbe consentito di evitare la maggior parte se non tutte le vittime del maggio 2012 in Emilia.

MPS04 avrebbe esaurito il proprio compito quando le Regioni hanno aggiornato gli elenchi dei Comuni afferenti alle diverse zone sismiche. Continua però a rappresentare la miglior descrizione possibile della pericolosità sismica del Paese. Potrebbe avere una funzione informativa importante se, ad esempio, venisse spiegata bene e appesa nelle classi scolastiche e in altri luoghi pubblici.

Dal 2009 le quattro zone sismiche non hanno più il compito di determinare le azioni da intraprendere per le nuove costruzioni, che discendono direttamente dalla nuova normativa sismica (Norme Tecniche per le Costruzioni, DM 14/01/2004 del Ministero delle Infrastrutture). Si assiste a un radicale cambiamento della normativa. Mentre in precedenza si doveva costruire con riferimento a quattro livelli predefiniti di azioni sismiche, la nuova normativa prevede che si costruisca in riferimento a un’azione simica calcolata per il singolo sito. Si è passati insomma a un sistema puntuale: si stabiliscono i parametri adatti al particolare luogo in cui si intende costruire o ristrutturare. In questo modo le azioni sismiche di progetto terranno conto delle particolari condizioni meccaniche del sito.

Concludendo, esistono tutte le conoscenze e le competenze per rendere il nostro Paese sicuro; manca solo la volontà politica: su un tema fondamentale per la nostra economia e sopravvivenza ci si limita a passerelle televisive e a iniziative velleitarie come “Casa Italia”. Una comunità è colta se è capace di individuare i propri bisogni primari e se sa trovare i modi per soddisfarli: non è il nostro caso.

Sorgente: Terremoti, cos’è e come va letta la Mappa della pericolosità sismica

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