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Renzi difende le liste dagli attacchi Ira di Minniti: non vota le candidature

Il segretario nega di aver messo solo fedelissimi e rilancia sugli 80 euro

di Alessandro Trocino

È vero, ammette Matteo Renzi: «Ho un brutto caratterino». Che però rivendica: «Bisogna averlo per cambiare le cose». E così il leader del Pd incassa la laboriosa e non indolore chiusura delle liste e guarda avanti, alla campagna elettorale ormai iniziata: «Grazie a chi si è candidato e a chi ha rinunciato. E ora tutti al lavoro per vincere».Eppure, a liste chiuse, restano le ferite per gli esclusi e le polemiche che coinvolgono anche una parte della maggioranza. Forte è l’irritazione del ministro Marco Minniti, che non ha gradito la mancata candidatura di Nicola Latorre, Enzo Amendola e Andrea Manciulli e per questo non ha votato le liste. Si dice che sia stato avvisato dell’esclusione dei tre mentre Renzi si sedeva al tavolo della Direzione e dava il via ai lavori, dunque senza la possibilità di discuterne.

Le minoranze

Gianni Cuperlo ha rinunciato al suo collegio di Sassuolo (al suo posto è stato recuperato Claudio De Vincenti), mentre Andrea Orlando ha fatto filtrare la sua irritazione per l’esclusione di Andrea Martella e altri fedelissimi (ieri è stata declassata in posizione a rischio anche Camilla Fabbri).Ridotta anche la pattuglia di Michele Emiliano e le rappresentanze di Dario Franceschini e Maurizio Martina.

A Domenica Live

A Domenica Live, da Barbara D’Urso, Renzi risponde alle accuse di avere infarcito le liste di fedelissimi, citando qualche nome della società civile: «A Napoli il primo candidato che abbiamo individuato è Paolo Siani, un medico, che non viene dal Pd, ma dalla lotta alla camorra». E poi cita Lucia Annibali, «una persona coraggiosa». Renzi va avanti, convinto che le polemiche si sopiranno e preoccupato più che altro di dare un’immagine positiva del partito. Anche perché i sondaggi non sono favorevoli. Tanto che anche il ministro Carlo Calenda si mostra preoccupato: «Un Pd al 20 per cento sarebbe un disastro per l’Italia». Il leader pd rilancia le sue proposte, anche se evita quelle che chiama «promesse alla Vanna Marchi». Spiega che non considera i 5 Stelle «pericolosi»: «Ma dove hanno governato, lo hanno fatto male». E annuncia che, oltre al bonus degli 80 euro, occorre «aggiungere un assegno per ogni figlio, che può essere anche esso di 80 euro. E un contributo sulla base del numero dei figli».

La flat tax

Poi si scaglia contro la flat tax, che vorrebbe il centrodestra: «La proposta magica della flat tax vorrebbe dire considerare allo stesso modo miliardari e operai. Ma finché ci sono io non ci sarà». Così come non ci saranno i dazi: «Se li metti e chiudi l’Italia non venderemo più all’estero: perderà il lavoro chi lavora nelle ditte che esportano». Infine, un auspicio, difficilmente realizzabile: «Propongo di fare una campagna elettorale senza insulti, senza parlare di processi, senza risse continue da condominio. L’Italia merita più rispetto».

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