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POTERE AL POPOLO OLTRE IL CARCERE, L’ERGASTOLO, IL 41BIS, LA TORTURA E TUTTE LE ISTITUZIONI TOTALI – Sergio Scorza 

Probabilmente molti “compagni” che, in queste ore, si stanno scagliando, con cieco furore, contro l’articolo 15 del programma di “Potere al popolo” (realizzato dopo un mese di assemblee territoriali), non sanno di cosa parlano.
L’articolo 41 bis ha una storia lunga e discende dall’art. 90 della legge di riforma dell’ordinamento penitenziario n. 663/1986, altrimenti conosciuta come ” Legge Gozzini”. Quella norma aveva fini esclusivamente politici e doveva servire a reprimere le proteste per le pesanti condizioni nelle carceri italiane che, nel corso degli anni settanta, si erano spesso trasformate in rivolte interne prevedendo che il ministro di Grazia e Giustizia avesse facoltà di sospendere le regole di trattamento e gli istituti previsti dalla legge nell’ordinamento penitenziario, in uno o più stabilimenti e per un periodo determinato per “motivi di ordine e sicurezza”. Quella norma fu anche usata anche per legittimare efferate forme di tortura finalizzate ad estorcere informazioni, spingere alla delazione e piegare i detenuti più combattivi.
L’introduzione del regime speciale per i mafiosi ad opera dell’art.19 del decreto 306/1992 avvenne all’indomani della strage di via D’Amelio ed il decreto venne convertito nella legge 356 introducendo l’ art. 41 bis. Il nuovo regime speciale consisteva nella sospensione, in tutto o in parte, delle normali regole di trattamento o degli istituti previsti dall’ordinamento penitenziario. Una legge “emergenziale”, dunque.
Ma siamo sicuri che ad un quarto di secolo di distanza dalle quelle orrende stragi, la mafia e le mafie funzionino come allora e che il 41bis sia servito a qualcosa? Di recente la stessa commissione parlamentare antimafia e diverse inchieste hanno rivelato uno scenario, in cui, all’ombra di vecchie e nuove “emergenze”, il potere mafioso, in questi anni, in realtà, ha continuato ad estendersi sia geograficamente che economicamente ma soprattutto si è intrecciato in modo ancora più profondo con forze dell’ordine, politici, servizi segreti ed importantissime massonerie che risultano ottimamente inserite nei gangli vitali dello Stato.
L’ONU ha sollevato dure critiche all’Italia sul regime di carcere duro del 41 bis e lo ha ritenuto, a tutti gli effetti, una forma di tortura. L’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario viene applicato per periodi molto lunghi anche a persone non condannate in via definitiva ed è ritenuto da molti giuristi incostituzionale. Si va di proroga in proroga ed i ricorsi dei detenuti, al vaglio esclusivo del Tribunale di sorveglianza di Roma, vengono sistematicamente ignorati con motivazioni copia-incolla del decreto precedente. Spesso non tengono neppure conto di fatti concreti che rendono il rapporto tra detenuto e associazione criminale esaurito da un pezzo e ciò in barba al fine dichiarato della legge stessa, cioè, spezzare il filo tra i capi detenuti in carcere e le cosche mafiose ed impedire che i loro ordini o i messaggi arrivino all’esterno. Sapete cosa sono le famigerate “celle zero”? Sono celle completamente vuote, prive di mobili, letti e di qualsiasi oggetto, in cui i detenuti dormono sul pavimento ed in quello stesso spazio sono costretti a fare anche i propri bisogni fisiologici. Ricordo casi di detenuti per reati minori (tipo possesso di modiche quantità di droga) denudati, pestati a sangue, legati e trascinati come bestie nelle famigerate “celle zero”. Episodi analoghi hanno riguardato anche molti detenuti con problemi psichiatrici. Molti di questi detenuti si sono poi suicidati impiccandosi. Dall’ inizio del 2009 ad oggi sono morte in carcere quasi 3000 persone e 1/3 di queste per suicidio.
Quanto all’ergastolo vi rispondo con le parole di Papa Francesco “L’ergastolo è una pena di morte nascosta”. Le pene devono sempre rispettare la dignità umana e mai diventare forme di tortura. Possibile che la vostra testa non riesca ad immaginare altro che carcere e torture per chi sbaglia? E se poi era innocente? Si, lo so, Totò Riina ha sciolto un bambino nell’acido ed io, solo per questo, gli avrei sparato direttamente un colpo alla nuca. Ma poi? Pensate che con ciò si combatta davvero la mafia e le mafie? Colletti bianchi e massonerie mafiose se la ridono. Pensate davvero di costruire una nuova civiltà giuridica su questo? Pensate davvero di costruire una società diversa sulla legge del taglione? Sul carcere come unica forma di pena? Sulle torture? Sulle umiliazioni infinite? Sui metodi mafiosi di Stato? Dal “non possiamo lasciare i temi della destra alle destre” al prepararsi a fare la fine di Minniti è un lampo, Crozza docet.
Fin tanto che la giustizia saprà essere solo forte con i deboli e debole con i forti, carceri e torture continueranno ad essere – con qualche rara eccezione – un privilegio concesso solo ai poveri disgraziati, agli ultimi, ai poveri, ai senza diritti. I forti, invece, si sa, prima o poi, in un modo o nell’altro, la tela del ragno se la mettono in tasca.

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