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Miriam Amato – Senza l’ausilio della memoria il peggior passato è destinato a tornare

Senza l’ausilio della memoria il peggiore passato è destinato a tornare: nazionalismo, fascismo, razzismo e guerre.
Per onorare il giorno della memoria l’unica cosa che possiamo fare è denunciare le forme di discriminazione che continuano ai giorni nostri a mietere vittime, come in Libia e in Palestina.
L’odio razziale e xenofobo, ieri come oggi, si alimenta della crisi sociale, una crisi che cerca facili capri espiatori, ad esempio un cavallo di battaglia è quello delle risorse spese per migranti e profughi. Il razzismo è la tonalità emotiva e la regressione culturale con cui nuove frontiere delimitano territori presidiati. Sul rapporto dei Diritti Globali 2017 si legge: un razzismo istituzionale e democratico che ha permeato la società e che si è vistosamente rafforzato con le politiche che hanno preso il nome del ministro Minniti, a cui ha contribuito la scelta del partito democratico e del governo Gentiloni di rinunciare la legge sullo Ius soli, per giunta temperato. Non è bastato un quarto di secolo che avrebbe aiutato gli italiani a non diventare razzisti, oltre ad essere un provvedimento di giustizia e di adeguamento delle normative italiane a quelle dei paesi più civili e avanzati. Il razzismo non è una forma degenerata di xenofobia, alla base di entrambi c’è la paura, dunque l’ignoranza, la non conoscenza, ma il razzismo è fecondato dal germe dell’odio. Un risentimento che da nascosto è diventato pubblico ed esibito. Non è la realtà che indirizza le politiche e gli umori ma la sua percezione. Gli imprenditori politici della paura hanno abolito le statistiche, che andavano in senso contrario, per affermare il primato della percezione. Se il cittadino ha paura bisogna tenerne conto, anche se non è giustificata dallo stato delle cose. L’altro da odiare viene visto come una forza presumibilmente pericolosa o inferiore, così i crimini ed i maltrattamenti risultano misure non solo giustificabili ma addirittura necessarie. Il discorso dell’odio è sempre presentato Come difesa dall’invasione o dalla diversità. L’odio non è già dato, l’odio si crea. Il non noi è percepito come minaccioso e inquietante, in quest’ottica anche il povero e il nulla tenente è percepito come una minaccia, se arriva da altri paesi è straniero due volte, ci vuole invadere e derubare e quindi dobbiamo difenderci, ma questa è pura follia. Diseguaglianze, razzismo, crisi economica sono nessi causali del sistema liberista al tempo della globalizzazione, basato sulla libertà del mercato, sulla supremazia del profitto, sulla finanziarizzazione dell’economia, sull’accaparramento dei beni comuni. La scrittrice Naomi Klein : ” i sistemi di potere che mettono un gruppo in posizione dominante su un altro , sulla base del colore della pelle, della religione, dell’orientamento sessuale e di genere, servono sempre gli interessi del potere e del denaro. Gli esseri umani sono considerati come materie prime da cui estrarre ricchezze per poi buttarli. La storia va ricordata e analizzata x comprendere e individuarne le tossine che hanno causato tanti morti, il genocidio, nel fascismo ma che ancora oggi corrompono la coesione sociale, archiviando i sentimenti umanitari e solidali.La paura è lo strumento x concentrare il potere nelle mani di pochi. Sono definite hate speech l’espressioni pubbliche che diffondono, incitano e giustificano l’odio e la discriminazione verso gruppi specifici, diventa la costruzione di un senso comune che domina la scena politica. Si sostengono politiche di chiusura delle frontiere e di respingimento di migranti e rifugiati, trattandoli come “non persone”. L’ hate speech è persuasione in una società frammentata, non solidale, egoista.
Come non ricordare che i lager in Libia esistono ancora oggi, in cui i migranti bloccati sono torturati e le Ong messe in condizioni di non operare. Una svolta verso l’inumano, l’altro è ridotto a cosa, sacrificale, esattamente come nel periodo del genocidio, oggi accade in Libia , grazie ad un accordo di questo governo. L’ ONU ha denunciato che i migranti ricondotti in Libia, vengono rinchiusi nei centri di detenzione, dove subiscono maltrattamenti e violenze. Ma concludo dicendo che anche quanto accade oggi in Israele non è accettabile. In Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati, le forze israeliane hanno ucciso illegalmente civili palestinesi, anche bambini, e arrestato migliaia di palestinesi degli Opt che si erano opposti alla continua occupazione militare di Israele, trattenendone centinaia in detenzione amministrativa. Tortura e altri maltrattamenti commessi nell’impunità. Hanno imposto rigide restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi. Nella Striscia di Gaza è rimasto in vigore il blocco militare, imposto da Israele come forma di punizione collettiva ai suoi 1,9 milioni di abitanti; le forze israeliane hanno continuato a demolire le abitazioni palestinesi sia in Cisgiordania sia in altri villaggi, sgomberando con la forza gli abitanti. Le autorità hanno inoltre incarcerato obiettori di coscienza al servizio militare e detenuto ed espulso migliaia di richiedenti asilo provenienti da africani.

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