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L’Italia imperialista in Niger per bloccare i migranti, combattere lo Stato islamico e fare i propri affari

Via libera della Camera nera. Votano a favore anche i fascisti. Contrari LeU e M5S

L’Italia imperialista in Niger per bloccare i migranti, combattere lo Stato islamico e fare i propri affari

È una missione di guerra. sfregiata la Costituzione

Da Afghanistan a Iraq, da Libano a Kosovo, da Libia a Niger forse armate e cooperazione italiana lavorano per la pace, lo sviluppo e la stabilità, contro il terrorismo e i traffico di esseri umani”: con questo messaggio ipocrita e trionfante via Twitter il presidente del Consiglio ha salutato il voto della Camera che il 18 gennaio ha approvato la delibera del governo che prolunga anche per il 2018 tutte le missioni di guerra in cui l’Italia è già impegnata, e che soprattutto ne aggiunge due nuove in Tunisia e in Niger, oltre a rafforzare pesantemente quella in Libia.

Ipocrita perché Gentiloni le chiama missioni “per la pace, la stabilità e lo sviluppo” e non con il loro vero nome: missioni di guerra. Trionfante perché la delibera del suo governo è stata votata praticamente all’unanimità dal parlamento nero, avendo ottenuto anche i voti di Forza Italia e di Fratelli d’Italia e l’astensione puramente formale della Lega (ma con Salvini che però si dichiarava favorevole all’intervento in Niger), e con i soli voti contrari di Movimento cinque stelle e di Liberi e uguali.

Con le nuove spedizioni militari in Niger e Tunisia diventano ben 35 le missioni internazionali di guerra che il parlamento nero ha accettato di finanziare fino al settembre 2018 con 1,5 miliardi di euro. Dopo il 30 settembre serviranno altri 491 milioni di euro per arrivare a fine anno, per un totale di quasi 2 miliardi. Una cifra folle, tra l’altro aumentata di 80 milioni rispetto al 2017. In particolare la nuova spedizione di 470 militari in Niger, con il supporto di 130 mezzi terrestri e 2 aerei, costerà 30 milioni di euro. Il nuovo intervento con 60 militari in Tunisia, nell’ambito di una missione Nato “per lo sviluppo di capacità interforze delle Forze armate tunisine”, costerà 5 milioni di euro. E in Libia sarà rafforzato l’intervento già in atto col consenso del governo di Accordo nazionale nella “lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani”, inviando altri 100 militari in aggiunta ai 300 già presenti sul campo, col supporto di 130 mezzi terrestri e i mezzi navali ed aerei del dispositivo “Mare sicuro” già autorizzato, con una spesa complessiva di 35 milioni.

Un voto di facciata per coprirsi le spalle

A chiedere la votazione in aula erano stati il M5S e LeU. Il PD avrebbe voluto evitarla e chiudere la partita alla chetichella nelle commissioni, per non dover votare un provvedimento che aumenta gli stanziamenti e le missioni militari, e per di più con l’appoggio dei voti del “centro-destra”, a poche settimane dalle elezioni. Ma una spinta decisiva alla votazione in aula è venuta da Mattarella, preoccupato che una missione di guerra ad alto rischio come quella in pieno deserto del Niger contro i guerriglieri dello Stato islamico e di Al-Qaeda non avesse la copertura politica del parlamento, specie nell’eventualità di perdite in combattimento. Un atto puramente formale, perché la decisione era già stata presa, e per di più da parte di un parlamento già sciolto e senza più alcuna autorità, ma un atto necessario per coprirsi le spalle, così come accadde quando il rinnegato D’Alema chiese il consenso del parlamento alla guerra contro la Serbia mentre i bombardieri della Nato erano già partiti dalle basi italiane.

Il premier Gentiloni, che sulla legge per lo Ius soli si era rifiutato di metterci la faccia accampando la scusa del parlamento ormai sciolto, ha acconsentito invece ben volentieri a sottoporsi alla prova del voto sulla nuova missione di guerra in Niger, sapendo benissimo che l’esito era più che scontato, grazie ai voti sicuri di Berlusconi, dei fascisti della Meloni e del razzista Salvini. Del resto neanche M5S e LeU, che pure hanno votato contro, si sono spesi troppo per rendergli la vita difficile, soprattutto perché non hanno denunciato a chiare lettere che questa nuova missione in Niger è una missione di guerra e un palese sfregio alla Costituzione, e non hanno chiamato le masse a rifiutarla e boicottarla.

Africa centro degli interessi geostrategici nazionali

La nuova missione in Niger copre un’area di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin, ed è motivata dal governo come necessaria per il “contrasto al fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo da parte delle autorità nigerine e dei paesi del cosiddetto G5 Sahel”. In altre parole è diretta a bloccare il flusso dei migranti che attraverso il Niger si spostano in Libia per poi raggiungere l’Italia attraversando il Mediterraneo, e a combattere lo Stato islamico, affiancando le truppe francesi e americane già presenti sul terreno. C’è poi un terzo scopo, non dichiarato, che è quello dell’imperialismo italiano di mettere i piedi nel Sahel per perseguire i vantaggi economici che potrebbero derivare dallo sfruttamento delle ingenti risorse minerarie di quella regione, in alleanza militare ma in concorrenza economica con la Francia, che a sua volta fa altrettanto in Libia nei confronti dell’Italia.

Più in generale con il 2018 – recita la risoluzione governativa approvata dal parlamento – “le nuove missioni si concentrano in un’area geografica – l’Africa – ritenuta di prioritario interesse strategico in relazione alle esigenze di sicurezza e di difesa nazionali”. Per questo, al previsto dimezzamento del contingente stanziato in Iraq grazie alla “sostanziale sconfitta del Daesh” (ma ne resteranno ancora circa 700 unità), corrisponde un maggior impegno nelle regioni del Nord-Africa e del Sahel, in Libia, Tunisia e Niger, ma non solo: anche nella Repubblica Centroafricana, con la missione europea Eutm Rca e nel Sahara occidentale, con la missione Minurso, oltre all’utilizzo di basi logistiche in Mauritania, Mali e Benin.

Parlando davanti alle commissioni congiunte Difesa ed Esteri di Camera e Senato, la ministra Pinotti ha spiegato senza reticenze che tutto ciò rientra in una “progressiva ma sempre più chiara attuazione” della strategia descritta nel Libro bianco per la sicurezza nazionale e la difesa: “Il cuore del nostro intervento è il Mediterraneo allargato, dai Balcani al Sahel al Corno d’Africa”, ha detto con sussiego la ministra, smentendo così sé stessa quando ha cercato di rassicurare i parlamentari che quella in Niger “non è una missione combat” ma di semplice addestramento delle forze locali che controllano i confini con la Libia. È evidente invece che, se lo scopo è l’attuazione della strategia del Libro bianco, si tratta di un vero e proprio allargamento virtuale dei confini nazionali fino a quella lontana regione, confini da mantenere invalicabili con la forza delle armi contro migranti e “terroristi” come se si trattasse dei confini naturali dell’Italia: questa è la verità che trapela dalle dichiarazioni ipocrite della guerrafondaia Pinotti.

Dissenso di ong italiane e internazionali

Lo hanno capito bene, per esempio, istituzioni umanitarie come Pax Christi, il cui coordinatore, Renato Sacco, ha espresso un commento durissimo dicendo che “l’arte di oggi è quella di fare le guerre e chiamarle missioni umanitarie”. E ha aggiunto: “Siamo corresponsabili del disastro libico, ora ci rendiamo complici di un piano che insiste sulla logica dei militari anziché promuovere investimenti che aiutino le popolazioni locali”.

E il coordinatore dell’ong Alternative espaces citoyen (Aec) nella capitale del Niger, Hassane Boukar, ha messo l’accento sulle mire neocolonialiste dell’Italia, che si pongono in concorrenza con gli interessi di Francia e Usa, dichiarando all’agenzia Dire: “Ma che cosa possono fare in Niger gli italiani che già non facciano i francesi e gli americani? La verità è che c’è una guerra di posizionamento, in una regione chiave del mondo in termini di crescita e sviluppo”. “Conta la volontà di controllare le rotte migratorie e di avere una presenza in un’area ricca di materie prime, uranio e non solo”, ha aggiunto l’attivista nigerino, che ha così concluso il suo giudizio sulla decisione presa dal governo e dal parlamento italiani: “L’Italia è sensibile alla questione migratoria perché il Niger è alle porte della Libia,una sua ex colonia, e forse perché vuole colmare un ‘ritardo’ nella regione rispetto a paesi come la Francia e gli Stati Uniti”.

(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 3/2018)

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