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Liberi forse, Uguali no. Le liste elettorali certificano un progetto politico sul punto di implodere

Liberi, forse. Ma Uguali no. Perché qualcuno, come nel romanzo di Orwell, è più uguale degli altri, in queste liste che certificano, complessivamente, un progetto sul punto di implodere. Pietro Grasso, leader calato dall’alto, planerà su due proporzionali sicuri, in Sicilia e nel Lazio. E al momento non risulta candidato, unico leader nel panorama nazionale, in nessun collegio uninominale.

Racconta più di un presente al tavolo delle liste che c’è “un clima pesante, carico di tensione”, frutto anche di una rivolta dei territori. Piovono lettere e documenti di dissenso dalle regioni, dove sono paracadutati diversi big da garantire. In Sardegna, in queste ore, c’è il rischio che la lista non sia presentata: il casus belli è stata l’esclusione di due uscenti, Yuri Marcialis e Michele Piras, e l’imposizione dall’alto di Claudio Grassi, il responsabile organizzazione di Sinistra Italiana, nato a Reggio Emilia. Non è un caso isolato. Dall’Abruzzo è partito un documento per esprimere “indignazione e rabbia” di fronte a “due capolista imposti con inaccettabili forzature da parte del gruppo dirigente”. Il primo è Celeste Costantino, nata a Reggio Calabria e residente a Roma. L’altro è Danilo Leva, molisano. Mentre non compare nelle liste il deputato uscente, alla prima legislatura, Gianni Melilla. Stesso andazzo in Sicilia e Calabria, dove Nico Stumpo si è candidato, per sicurezza, capolista in entrambi i proporzionali. Qualcuno, al termine dell’ennesimo tavolo, ha urlato: “Io me ne vado alla lista di potere al popolo”.

Sardegna, Abruzzo, Calabria. E Campania: “Sta per partire un documento – dice più di un parlamentare – indirizzato a Roma anche sul tema dell’esclusione di Antonio Bassolino”. Accolto trionfalmente alla festa nazionale di Mdp a Napoli, l’ex sindaco al momento è bloccato da un veto di Sinistra Italiana. E non troppo difeso neanche da Grasso, il quale ha impostato la sua discesa in campo un po’ alla Renzi, come ha scritto il direttore della rivista ItalianiEuropei Peppino Caldarola: ci sono io, gli altri facciano un passo indietro.

È qualcosa di più di una fisiologica fibrillazione questa rivolta dei territori. Pippo Civati, tra i più arrabbiati, è sbottato al termine di una riunione: “Queste liste sono una schifezza. Avevamo detto: rispettiamo il criterio di territorialità per essere diversi dagli altri; no a pluricandidature; no a eccessive deroghe”. A scorrere le liste l’unico ad aver rispettato questa impostazione è Massimo D’Alema. Il quale sarà candidato all’uninominale di Gallipoli e al proporzionale della stessa zona, il Salento, entrambi insicuri secondo gli ultimi sondaggi. Senza paracaduti in altre regioni più sicure, come fanno i capi politici che si rispettano, perché un leader non ce la fa significa, semplicemente, che non è un leader. Ad un collega di partito ha consegnato una battuta fulminate, a proposito di apertura e rinnovamento delle liste: “Qua l’unico della società civile sono io, diciamo, visto che non sono uscente…”. Anche Bersani ed Errani correranno nel loro territorio, sia a Bologna nei collegi (Camera il primo, Senato il secondo) sia nel proporzionale in Emilia Romagna.

Il resto è una girandola di paracaduti. Laura Boldrini è candidata alla Camera in ben quattro listini proporzionali in Lombardia, tra cui quello super-sicuro di Milano e, con molta probabilità all’uninominale, a Pesaro. Al Senato, in due listini, compare invece Francesco Laforgia, il capogruppo uscente, ma alla Camera. In due listini lombardi dietro il nome della Boldrini compare quello di Alessio Pasquini, fidato collaboratore-portavoce di Pietro Grasso, secondo la più classica delle abitudini, in voga in tutti i partiti, di garantire il proprio staff. Nomina garantita che ha prodotto più di qualche malumore interno: “Abbiamo trasformato – dicono i maligni – il Rosatellum in Porcellum, con il leader che nomina i suoi”.

Gli altri iper-garantiti in quota Grasso sono l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni, in ben tre listini proporzionali (sicuri) in Puglia, l’avvocato Anna Falcone, uno dei volti della campagna per il no al referendum, garantita in Friuli e a Sondrio in Lombardia, e non in Calabria regione di cui è originaria. Poi c’è il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, in un listino lombardo (meno sicuro degli altri), comunque anche lui lontano dalla terre in cui ha avuto un ruolo. Sempre nel capitolo portavoce e comunicatori, un posto garantito è stato dato in Toscana anche a Claudio Riccio, che lavora nella comunicazione di Sinistra Italiana (ed è anche nella segreteria nazionale). In un posto insicuro invece scivola Piero Martino, parlamentare uscente e storico portavoce del Pd di Franceschini e ora capo della comunicazione di Liberi e Uguali.

È chiaro che liste così fanno scattare la rivolta: “Con questa legge elettorale, di sicuri ci sono solo alcuni capilista nel proporzionale, perché non sai dove scattano i secondi. È chiaro che i leader si candidano in più parti, ma c’è un pezzo della nomenklatura, al netto dei leader, che si è iper-garantita in modo eccessivo, mettendosi ovunque, perché i posti sono pochi, una quarantina tra Camera e Senato. E gli altri rischiano”. A proposito dei big che andranno un po’ in giro, i segretari dei partiti fondatori sono così distribuiti: Speranza in Toscana e nel Lazio, Fratonianni a Torino a Pisa, Civati a Bergamo-Brescia. Quanto poi tirino liste così è tutt’altro discorso.

Sorgente: Liberi forse, Uguali no. Le liste elettorali certificano un progetto politico sul punto di implodere

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