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L’Europa ha dimenticato il ruolo dell’URSS nella II Guerra Mondiale – Sputnik Italia

Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita”, parole di Ernest Hemingway. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono Auschwitz, ma l’Europa ha dimenticato il ruolo dell’URSS nella Seconda Guerra Mondiale.

Il 27 gennaio di 73 anni fa l’Armata Rossa spalancò i cancelli di Auschwitz e il mondo vide gli orrori del genocidio perpetrato dai nazisti. Il campo di concentramento ad Oświęcim fu liberato dai sovietici, già, non come rappresentato nel film di Benigni dagli americani.

Le edizioni La Città del Sole presentano “Grande Guerra Patriottica”, un libro di Enrico Vigna che ripercorre attraverso fotografie e documenti, in gran parte inediti in Italia, il fronte orientale della II Guerra Mondiale e, in particolare, la coesione fra lo sforzo militare e quello spirituale dell’intero popolo sovietico: dal soldato al bambino, dalla donna all’anziano.

La copertina del libro Grande Guerra Patriottica
© Foto: Fornita da Tatiana Santi
La copertina del libro “Grande Guerra Patriottica”

Lo scopo dell’autore sta proprio nell’avvicinare il lettore italiano al senso di “patriottismo”, così come è inteso dalle popolazioni slave e russe, quel sentimento che ha reso possibile la vittoria sul nazismo. I proventi ricavati dalle vendite del libro verranno devoluti ai veterani e alle loro famiglie in Ucraina e nel Donbass, attraverso il progetto “HURA”. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista l’autore del libro “Grande Guerra Patriottica”, il saggista Enrico Vigna.

— Enrico Vigna, come mai ha deciso di scrivere un libro sulla Grande Guerra Patriottica?

— È un discorso che viene da molto lontano, sono di origini jugoslave. Spesso in Italia nelle vicende anche sulla guerra jugoslava ho riscontrato fra amici e studiosi una difficoltà a recepire la concezione di patriottico, come viene intesa nei popoli slavi e soprattutto nei popoli dell’ex Unione Sovietica. È un discorso profondamente diverso dal concetto che passa quotidianamente in Occidente e in Italia.

Lo scopo del libro è avvicinare il lettore al concetto di patriottismo attraverso un saggio che non è sulla Seconda Guerra Mondiale da un punto di vista militare, perché ci sono centinaia di libri di esperti validissimi, non si tratta nemmeno di un testo ideologico. Si tratta di un testo che a partire da fatti e documenti della Grande Guerra Patriottica cerca di avvicinare il pubblico italiano al concetto di patriottismo.

— Nel suo libro ci sono anche dei materiali inediti in Italia?

— Sì, alcuni materiali sono desegretati dagli archivi sovietici, non ci sono mie interpretazioni. Cerco sempre nei miei libri di portare documentazioni ufficiali, poi ognuno la pensa come vuole. In questo caso io ho riportato per esempio tutto il percorso che una parte del partito comunista ha fatto per arrivare alla decisione di coinvolgere i patriarchi della Chiesa Ortodossa.

Ci sono documenti in cui Stalin fece fare dal 1939 tutta una serie di ricerche dal Ministero degli Affari Religiosi di quant’era l’influenza in Unione Sovietica della Chiesa Ortodossa rispetto alla popolazione. Dal Patriarcato di Mosca mi hanno fatto avere la stessa preghiera che fu fatta circolare in tutte le chiese ortodosse dell’Unione Sovietica nella quale si invitava la popolazione a resistere a difesa della Patria contro il mostro nazifascista. Ho inserito la scansione di questa preghiera nel libro. Vi sono poi alcuni manifesti, molte fotografie delle donne soldatesse, nel libro parlo delle loro storie. Ho cercato di arricchire il lavoro con delle curiosità.— La Grande Guerra Patriottica è un’impresa tragica ma estremamente importante e tutt’oggi sentita dal popolo russo, però la vittoria dell’Armata Rossa sul nazismo non viene ricordata spesso in Occidente, non crede?

— Questo fa parte dello scenario collettivo occidentale. In effetti anche nelle scuole che giro per presentare i nostri progetti di solidarietà per il Kosovo e il Donbass, vedo che per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale l’immaginario collettivo è legato all’esercito americano ed inglese. C’è una rimozione, che io penso non sia assolutamente casuale, la quale conduce una popolazione a sentirsi liberata dalle forze occidentali. Nel mio libro io riporto dichiarazioni di generali, dello stesso Roosevelt e del generale Stilwell, che riconoscono al popolo sovietico e all’URSS praticamente la vittoria sul nazismo. La vittoria è avvenuta grazie alla resistenza che in alcuni momenti come a Stalingrado e a Leningrado ha raggiunto livelli sovrumani.Riporto la dichiarazione di un generale nazista a Norimberga il quale si rese conto dopo Stalingrado che le forze nazifasciste in Unione Sovietica non avrebbero mai potuto vincere. Questo non soltanto per motivi militari ma anche perché “ogni individuo di quella terra, che fosse un bambino, una donna, un uomo, un’anziana era un nemico”.

— Tutto il popolo sovietico ha partecipato alla guerra e alla vittoria. Non tutti sanno in Italia però che anche le donne combattevano al fronte, lei nel libro dedica una parte proprio a loro, giusto?

— Come accennavo prima, faccio rilevare attraverso fatti e documentazioni la storia di queste donne e il loro ruolo fondamentale nella guerra. Non da crocerossine o assistenti come si potrebbe immaginare, le donne erano una componente militare sia come partigiane sia come soldatesse ed operaie che sostituivano la forza lavoro maschile. Le donne si sobbarcavano la produzione militare nelle fabbriche e nelle industrie che come forza fisica era perfino superiore in quei momenti a quello che poteva essere lo sforzo fisico degli uomini.

Io sono stato in guerra in Jugoslavia e conosco la guerra dal suo interno, posso dire che la donna in questi frangenti estremi, in cui l’essere umano si confronta con la morte a un metro da sé stesso, diventa un elemento imprescindibile. Questo perché porta forza, entusiasmo, una capacità quasi spirituale di sostegno nei momenti più bui. Nel mio libro racconto la storia di Zoia, ragazza ucraina, nome di battaglia Tania, che dopo essere stata violentata e torturata viene condotta all’impiccagione e lì lei si rivolge agli abitanti del villaggio dicendo: “compagni, perché piangete? Non dovete piangere, perché loro uccidono me, ma noi siamo 200 milioni e non possono vincere”. Questo per spiegare la forza che queste donne trasmettevano alla popolazione nonostante le terribili condizioni, un messaggio ancora più potente perché detto da una donna.— Il 27 gennaio è il giorno della memoria riferito alla strage dell’Olocausto. Il suo libro è una testimonianza documentale preziosa proprio per ricordare l’impresa del popolo sovietico soprattutto nel contesto attuale, quando l’impegno dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo non viene evocata in Occidente. È importante ricordare che Auschwitz è stata liberata dai sovietici, non come riporta nel suo film Benigni, che ne pensa?

— È vero. Questo libro non si rivolge al passato, si rivolge verso il presente e il futuro. In questo libro, che è legato a dei progetti di solidarietà nei confronti dei veterani del Donbass, io riporto anche una parte sulla partita della morte a Kiev. Attraverso questo vorrei ricordare a tutti Babij Iar, una fossa nella quale furono uccisi in tre giorni 100 mila cittadini di Kiev, in stragrande maggioranza ebrei. Nessuno ricorda, nonostante ci siano libri storici, un eccidio di tale portata e oggi, giornata della memoria, nessuno racconta che nell’Ucraina attuale, il rabbino capo di Kiev due anni fa ha invitato la comunità ebraica ad andare via dal Paese. Gli ebrei oggi in Ucraina non sono sicuri.Nel libro vi è una parte anche sul 9 maggio e sul Reggimento Immortale, come viene inteso dalle culture slave. Questo lavoro della memoria deve essere agganciato all’attualità, partendo dalle radici di ieri.

Sorgente: L’Europa ha dimenticato il ruolo dell’URSS nella II Guerra Mondiale – Sputnik Italia

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