Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Leggi razziali, così Mussolini decise che gli ebrei erano senza diritti. Ecco tutti i divieti che anticiparono le deportazioni – Il Fatto Quotidiano

Ottant’anni fa l’approvazione dei primi decreti che privarono gli appartenenti a una religione dei diritti più elementari che gli altri connazionali continuavano ad avere. Dal divieto di studiare nelle scuole pubbliche a quello di sposarsi con italiani “ariani”. Una decisione che il capo del governo rivendicò: “Chi dice che stiamo imitando qualcun altro (i nazisti), è un deficiente”. Un piccolo ripasso al tempo della politica che parla di “razza bianca” e “adesione” alle leggi di Norimberga

La neve di Auschwitz, gli spettri lungo il filo spinato, il fumo dal camino, le fosse comuni, gli sguardi persi nel vuoto, gli esperimenti sui bambini, gli eroi, i carri-bestiame, i tedeschi cattivi, il suono dei violini, lo strazio dei figli e delle madri, gli stivali dei nazisti, i diari e le lettere, le porte abbattute casa per casa. L’orrore dell’Olocausto è stato raccontato mille volte, con tutti i linguaggi e in tutte le lingue, e mille ne serviranno ancora e poi ancora mille. Resta, dopo lo shock di una narrazione cominciata troppo tardi, quello che fatica ancora ad essere raccontato, forse perché fatica ad essere accettato. Qualcuno la chiama la “memoria addomesticata”. L’infamia dello sterminio di massa degli appartenenti a una sola religione, teorizzato da Adolf Hitler, ebbe infatti nei fascisti italiani i suoi collaboratori fattivi. Ma l’orrore ebbe un’onda lunga che iniziò con le leggi razziali, volute da Benito Mussolini, Duce del fascismo, controfirmate dal capo dello Stato il re Vittorio Emanuele III e combattute da pochissime, isolate, voci.

Quello delle leggi razziali fu un virus che infettò ulteriormente e definitivamente giorno dopo giorno uno Stato già da tempo deprivato di tutte le libertà. Fu l’ultima iniezione: le norme, molte anche solo amministrative, ebbero un impatto irreversibile sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini italiani, che non poterono più lavorare, studiare, formarsi, contribuire alla crescita individuale, delle proprie famiglie e delle proprie comunità.

Mussolini non aderì alle leggi razziali: le scrisse e le fece approvare. Mussolini non subì la scelta, la preparò, la propose e la sostenne

Dall’approvazione dei primi di una lunga serie di decreti-legge razziali ricorrono nel 2018 gli ottant’anni. Tanti, ma ancora pochi. Ancora oggi è normale – perché è nella lingua e nella testa di molti – che un candidato alla Regione Lombardia Attilio Fontana, a lungo sindaco di Varese, parli di “difesa della razza bianca, correggendosi minimizzando l’uscita a “lapsus. È normale anche che un sindaco molto orgoglioso della fascia tricolore e così abile nella comunicazione da essere candidato alla presidenza della sua Regione, il Laziometta sulla stessa bilancia i meriti del fascismo nelle opere pubbliche (in cui il Duce “ha fatto grandi cose”) e dall’altra parte, “tra le cose brutte”, le leggi razziali. “Per quello che riguarda infrastrutture, politiche sociali, una visione del Paese il Duce secondo me ha fatto grandi cose – ha detto Sergio Pirozzi – Ma l’aver aderito alle sciagurate leggi razziali e aver fatto entrare l’Italia in guerra al fianco di Hitler è stata una cosa sciagurata“.

Ma Mussolini non aderì alle leggi razziali: le scrisse e le fece approvare. Mussolini non subì la scelta, la preparò, la propose e la sostenne. Le leggi razziali non furono una sciagura, non sono state una disgrazia, ma una decisione deliberata, sostenuta e accettata da tutti gli apparati dello Stato, fino dai suoi vertici, compreso il capo di Casa Savoia.

Nell’agosto del 1938 era già nata la Difesa della Razza, un quindicinale sostenuto economicamente dal fascismo e diretto da uno dei giornalisti più attivi nella polemica antisemita, Telesio Interlandi. E’ lì che viene pubblicato per la seconda volta in due settimane il Manifesto della razza, la prima era stata sul Giornale d’Italia. È firmato da 10 scienziati, due dei quali zoologi. “Il Duce – scrive sul suo diarioGaleazzo Ciano, genero e ministro di Mussolini – mi dice che in realtà l’ha quasi completamente redatto lui”.

Nei primi due decreti che Mussolini firmò vietava l’istruzione pubblica a studenti e professori ebrei e ordinava ai non italiani ebrei di lasciare l’Italia

Il manifesto dice tra l’altro che “le razze umane esistono”, che ne esistono di “grandi” e di “piccole”, che il concetto di razza è “puramente biologico”, che “è una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici” (si nega in sostanza una qualche immigrazione), che “esiste una pura razza italiana”, che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”, che è “necessario fare una distinzione tra i mediterranei d’Europa da una parte e gli orientali e gli africani dall’altra”, che “i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo”. Parole che in qualche caso risuonano con altri obiettivi e altre maschere in diverse piazze italiane di oggi.

Mussolini firma i primi due decreti-legge il 5 e il 7 settembre 1938: vieta l’istruzione pubblica a studenti e professori ebrei e ordina ai non italiani ebrei di lasciare l’Italia. Dieci giorni dopo si affaccia su una piazza di Trieste per rivendicare quelle leggi e quelle che verranno. “Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale – sottolinea ad un certo punto – Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno”.

In 5 anni furono circa 180 i decreti razziali. Uno degli ultimi obbligava al lavoro coatto gli ebrei

Poche settimane dopo, il 6 ottobre, il Gran Consiglio del fascismo, approva la “Dichiarazione sulla razza”. In 5 anni sono circa 180 i decreti razziali. Uno degli ultimi obbliga al lavoro coatto gli ebrei. Soprattutto nei primi anni, le norme italiane sono più vessatorie di quelle vigenti in Germania. Gli studenti ebrei in Italia per esempio sono espulsi dalle scuole prima di quelli in Germania.

Prima del genocidio, dunque, molto prima, Mussolini e lo Stato fascista decidono di separare i cittadini appartenenti a una religione da tutti gli altri, privandoli dei loro diritti più elementari. Intorno, poche e deboli sono le voci contrarie. Anzi, molti i delatori. E le cattedre lasciate vuote dai professori ebrei sono prontamente occupate da non ebrei. Chi cerca di fare qualcosa per impedire le vessazioni, anche senza eroismo ma con ragionevolezza, viene accusato e pure denunciato di “pietismo“.

Gli ebrei, fino all’abolizione delle leggi razziali nel 1944, non possono più essere cittadini uguali agli altri.

Non possono essere iscritti al Partito nazionale fascista. Non possono far parte di associazioni culturali e sportive.

Non possono insegnare nelle scuole statali né in quelle parastatali. Non possono studiare nelle scuole pubbliche. Non possono insegnare né studiare in accademie e istituti di cultura. Non possono lavorare come insegnante privato. Non possono entrare nelle biblioteche. Non possono avere una radio.

Non possono sposarsi con italiani “ariani”. Non possono, da cittadini stranieri, rimanere in Italia, né ottenere la cittadinanza italiana né mantenerla se concessa dopo il 1919.

Non possono lavorare come notaio, giornalista, avvocato, architetto, medico, farmacista, veterinario, ingegnere, ostetrica, procuratore, patrocinatore legale, ragioniere, ottico, chimico, saltimbanco girovago, agronomo, geometra, perito agrario, perito industriale. Non possono avere la licenza per il taxi. Non possono fare i piloti di aereo.

Non possono lavorare in nessun ufficio della Pubblica Amministrazione. Non possono lavorare nelle società private di carattere pubblico, come le banche e le assicurazioni.

Non possono prestare servizio militare. Non possono essere proprietari o gestori di aziende. Non possono essere proprietari di terreni o di fabbricati. Non possono farsi pubblicità.

Non possono essere tutori di minori. Non possono, in alcuni casi, neanche mantenere la patria potestà sui propri figli.

testi redatti, curati o commentati da autori ebrei, anche se scritti con “ariani”, non possono essere adottati nelle scuole. Le carte geografiche murali di autori ebrei sono vietate.

Gli ebrei non possono assumere domestici “di razza ariana”. Non possono lavorare come portieri di stabili abitati da ariani.

Le strade, le scuole e gli istituti non possono avere nomi ebraici e per questo vengono cancellati. Non possono comparire sugli elenchi telefonici e per questo sono cancellati. Non possono pubblicare necrologi.

Nei programmi radiofonici e nelle stagioni dei teatri non ci possono essere opere scritte da autori ebrei. Gli ebrei non possono fare gli attori, i registi, gli scenografi, i musicisti, i direttori d’orchestra e per questo vengono licenziati. Nelle mostre non possono essere esposte opere di pittori e scultori ebrei. Gli ebrei non possono fare i fotografi. Non possono fare i tipografi. Non possono vendereoggetti d’arte. Non possono vendere oggetti sacri, soprattutto se cristiani.

Non possono avere una rivendita di tabacchi, non possono lavorare come commerciante ambulante, non possono gestire agenzie d’affari, non possono gestire agenzie di brevetti. Non possono vendere gioielli. Non possono essere mediatoripiazzisticommissionari. Non possono vendere oggetti usati.

Non possono vendere apparecchi radio. Non possono vendere libri. Non possono vendere pennematitequaderni. Non possono vendere articoli per bambini. Non possono vendere carte da gioco.

Non possono fare gli affittacamere. Non possono gestire scuole da ballo e scuole di taglio. Non possono gestire agenzie di viaggio. Non possono lavorare come guida turistica, non possono lavorare come interprete. Non possono gareggiare nelle manifestazioni sportive, perché il Coni li espulse da tutte le federazioni.

Non possono frequentare luoghi di villeggiatura in luoghi considerati di lusso, come la Versilia, alcune località di montagna, ma anche Ostia, il mare di Roma. In pratica non possono andare in spiaggia.

Non possono vendere alcolici, non possono esportare frutta e verdura, non possono esportare la canapa.

Non possono gestire la raccolta di rifiuti. Non possono raccogliere rottami di metallo. Non possono raccogliere lana da materassi, non possono tenere depositi né possono vendere carburo di calcio. Non possono raccogliere né vendere indumenti militari fuori uso.

Non possono avere il porto d’armi. Non possono avere concessioni per le riserve di caccia. Non possono avere permessi per fare ricerche minerarie. Non possono esplicare attività doganali. Non possono tenere cavalli. Non possono nemmeno allevare piccioni.

Sorgente: Leggi razziali, così Mussolini decise che gli ebrei erano senza diritti. Ecco tutti i divieti che anticiparono le deportazioni – Il Fatto Quotidiano

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.