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Le scienze di fronte al muro. Gli zapatisti e il secondo incontro “ConCiencias por la Humanidad” | Global Project

Gli zapatisti e il secondo incontro “ConCiencias por la Humanidad”[1]

Dal 27 al 30 dicembre 2017 si è svolto a San Cristobal de las Casas, Chiapas, Messico, presso il centro di studi CIDECI – UniTierra la seconda edizione del festival “ConCiencias por la Humanidad”[2][3], la conferenza internazionale sulle scienze organizzata dalle comunità zapatiste. Titolo della conferenza “Le scienze di fronte al muro”. Quattro giorni di relazioni e spazi di dibattito, decine di relatori e centinaia di partecipanti-uditori da tutto il mondo, oltre ai delegati delle alunne e alunni zapatisti delle comunità dei popoli originari del Chiapas. Un articolo di Angelo Piga e Fabio Gatti dei collettivi S.P.I.N. e ConCiencias Barcelona

Il muro capitalista e l’ambivalenza della scienza

Il titolo della conferenza richiama una metafora zapatista usata negli ultimi anni in vari comunicati: il capitalismo, cui gli zapatisti son soliti riferirsi attraverso l’immagine dell’Idra, mostro greco dalle nove teste che se tagliate ricrescevano sdoppiandosi e quindi aumentavano di numero, è un muro che separa chi sta in basso, gli oppressi, i popoli originari, le donne, gli sfruttati di ogni geografia e latitudine, da chi detiene il potere e distrugge la vita, l’ecosistema e le relazioni fra gli esseri umani. Questo muro però non è indistruttibile, per quanto forte è pieno di crepe e spetta a quelli che stanno “in basso e a sinistra” organizzarsi e trovare i modi per aprire le crepe e abbatterlo. In questo contesto la scienza è un elemento fondamentale e ambivalente, da un lato insieme di saperi e pratiche accumulati durante millenni, in grado di aumentare la comprensione del mondo e migliorare le condizioni di vita, dall’altro strumento di cui si è appropriato il capitalismo per produrre e riprodurre dinamiche di dominazione e sostenere l’accumulazione di capitale, servo dello sviluppo tecnologico e di una visione positivista del progresso.

Nello specifico, le critiche o le riflessioni sono rivolte alla “scienza scientifica”, espressione più volte usata dagli zapatisti durante i loro interventi: da più parti si è sottolineata l’importanza di considerare la scienza come una delle diverse forme di conoscenza (seppur peculiare nel suo metodo) esistenti nel mondo, da mettere in relazione con le altre mediante un dialogo tra saperi che porti alla nascita di una Nuova Scienza. Se abbandoniamo infatti il credo nella neutralità della scienza[4] e cominciamo a vederla come un prodotto sociale, portatrice di valori ed espressione di interessi all’interno di un insieme di relazioni di potere, possiamo aspettarci (o sperare) che una scienza fatta da e con tutti i soggetti emarginati e invisibili della società capitalista, individualista ed eteropatriarcale in cui viviamo si sarebbe sviluppata (e si potrebbe sviluppare) in maniera assai diversa rispetto alla tecno-scienza integrata al capitalismo.

Fatta questa precisazione, come possiamo riappropriarci della scienza in maniera collettiva? Come possiamo liberarla dalle barriere che le impediscono di essere un sapere condiviso e accessibile a tutte e tutti, per il bene di molti e non di pochi, frutto di un sapere comune che ora brevetti, privatizzazioni ed espropriazione forzata hanno reso dominio di élites? Come possiamo convertirla in strumento di trasformazione dal basso della società, che ci aiuti a sopravvivere alla “tormenta in arrivo”, il disastro ambientale e umano che si staglia all’orizzonte?

Fuori da ogni equivoco, al ConCiencias non pretende di dare una risposta a queste domande. Sarebbe presuntuoso. Ma sta proprio nel fare le domande giuste il vero processo rivoluzionario che non sia utopico. Saper riportare questi problemi epocali ad una dimensione umana, moltiplicare le domande, ridurle ad altre più semplici, farle diventare pratica quotidiana ed organizzativa, fino a poter dare mille piccole risposte che insieme assumano una forza più grande della loro mera somma.

Ribaltare le gerarchie, l’autoritá, le disuguaglianze di genere

Anche nella sua strutturazione il ConCiencias è una conferenza assai diversa da come possiamo immaginarla nel nostro Occidente gerarchizzato. Qui la linea di ricerca la danno gli studenti e le studentesse. “La colpa è del fiore”, spiegava il Subcomandante Galeano in uno dei suoi interventi durante l’incontro dello scorso anno[5]. Ovvero, questa necessità di confrontarsi con il mondo del sapere scientifico nasce da una domanda proveniente dalla base zapatista, dalla curiosità delle giovani e dei giovani zapatisti, formatisi all’interno delle scuole autonome, di soddisfare la loro curiosità in merito al perché delle cose che vada oltre le risposte che offre loro la cosmogonia indigena. Ovviamente senza rinnegarla, ma cercando di fondere i due mondi.

Nel ribaltamento alto-basso anche l’uguaglianza di genere è fondamentale: sono state LE portavoce di tutti e cinque i Caracol, le aree amministrative autonome zapatiste, a mettere gli scienziati di fronte al muro: studentesse (con il passamontagna zapatista, ovvio!) e non studenti, LE alunne e non i professori (né la comandancia zapatista) aprono e gestiscono i lavori. Questo dà solo una prima idea di quanto la decostruzione delle gerarchie, di genere e di autorità, sia avanzata in queste comunità dopo ventitré anni di lotte, dopo la prima sollevazione del primo dicembre 1994.

Un omaggio poetico, ma anche triste e struggente a queste conquiste è stato recitato dallo stesso Galeano alla chiusura dei lavori della prima giornata[6]: un’accusa alla cultura sessista, alla retorica maschilista che descrive le donne sempre come colpevoli e mai vittime delle violenze e infine un ricordo a vent’anni di distanza della strage di Acteal, dove 45 indigeni, in gran parte donne (molte incinte) e bambini, vennero massacrati da una banda di paramilitari, coperti dal governo, per dare una lezione a chi osava ribellarsi.

Le domande degli zapatisti: scienziat* di fronte al muro

Nei discorsi introduttivi le giovani delegate di ciascuno dei cinque Caracol hanno descritto come il capitalismo e il neoliberismo, con la complicità dei governi, stanno espropriando, generando ingiustizia sociale, saccheggiando i territori indigeni per sfruttarne le risorse naturali, distruggendo le comunità dei popoli originari e portando solo a morte e violenza. L’appello non era limitato al caso del Chiapas: è l’umanità tutta che sta soffrendo. I riferimenti sono sempre globali, non c’è egoismo e particolarismo nelle parole: la loro lotta è la nostra lotta, loro lottano anche per noi. Pongono all’umanità tutta una domanda provocatoria: “¿Y tú qué?”, tu cosa hai intenzione di fare per fermare la distruzione e uccidere l’Idra Capitalista?

Questa è la domanda centrale rivolta alla comunità scientifica: cosa possono fare gli scienziati e le scienziate per questa lotta?  Innanzitutto essere autocritici, prendendo coscienza del proprio ruolo all’interno della società e delle ripercussioni del loro lavoro quotidiano.

A quali domande risponde lo scienziato nel suo lavoro? A chi giovano le sue scoperte? Per chi si sta facendo scienza e a chi si stanno presentando i propri risultati?

In secondo luogo non essere vittimisti: non pensino gli scienziati che il ConCiencias sia un posto per fare sedute di autocoscienza, qua si viene ad insegnare scienza e ad imparare a lottare, non a piangersi addosso rispetto ai problemi dell’accademia.

La scienza al Conciencias: i contenuti affrontati

Negli interventi dei relatori un ruolo centrale lo giocano medicina ed agroecologia, le discipline probabilmente più utili a risolvere “l’urgente”. Il sistema sanitario zapatista ha raggiunto livelli di copertura ed efficacia molto alti, non paragonabili all’inutilità razzista di quello nazionale che non arrivava in Chiapas. L’agroecologia invece è una disciplina nata in America Latina nel seno dei movimenti sociali indigeni e contadini che al giorno d’oggi mira ad integrare i metodi di agricoltura tradizionali con la scienza dell’ecologia, in opposizione all’agricoltura industriale e alla zootecnia, che al consumo irreversibile del suolo e alla perdita di biodiversità accompagnano una dipendenza soffocante del bracciante alla multinazionale che lo sfrutta.

Molti interventi si focalizzano sulla coltivazione e uso del mais, elemento basico dell’alimentazione in tutta l’America Latina, così come sulle piante medicinali e su tutto l’insieme di pratiche e conoscenze ancestrali riuscite a resistere o ad essere riscoperte nonostante secoli di colonialismo brutale.

Ma si parla anche di tematiche più generali, come discriminazione di genere nella scienza e le sue motivazioni storiche, epistemologia, didattica e pedagogie alternative e non coloniali, i problemi di accesso alla produzione scientifica, il ruolo delle riviste e dei brevetti e la privatizzazione dei sistemi educativi. Infine alcuni seminari sono stati più didattici per fornire elementi di chimica, biologia, matematica, geologia e fisica di base.

Ed ora? Che fare?

Gli zapatisti e le zapatiste hanno studiato, hanno ascoltato, hanno fatto e continueranno a fare domande. Ma il nemico è forte e chi è venuto qui in Chiapas da tutto il mondo per assistere ai lavori non può tornare a casa con la convinzione di aver fatto la sua buona azione natalizia e aspettare un altro anno per tornare ed elogiare queste esperienze, senza prendersi una responsabilità concreta.

Che fare altrove, finito il ConCiencias? La chiamata è una sola: organizzatevi. In tutte le geografie e latitudini, generate nuove forme di lotta e resistenza: individuate le crepe nel muro e fate il possibile per distruggerlo. E in secondo luogo, condividete e collettivizzate la vostra conoscenza, affinché insieme si possa costruire un sapere con tutt* e per tutt*.

Il cammino è duro perché “essere onest* porta ad umiliazioni e minacce, ma non per questo bisogna arrendersi”: l’esperienza storica dimostra che la scienza avanza davvero solo quando disobbedisce, solo quando è ribelle.

Sorgente: Le scienze di fronte al muro. Gli zapatisti e il secondo incontro “ConCiencias por la Humanidad” | Global Project

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