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La nomenklatura affonda Leu

Liberi e Uguali, ovvero un tragico big bang finale. Da Milano a Lampedusa. Se ne va anche Pietro Bartolo, il medico “salva-migranti”, simbolo di una diversità etica, politica, uno dei volti di ciò che sarebbe dovuto essere questo progetto a sinistra del Pd, ma non è. Rottamato nelle ferree leggi dell’oligarchia nella compilazione delle liste. A Bartolo era stato offerto il collegio di Pavia, incerto, in quella Lombardia diventata la Mecca dei paracadutati. Nei due collegi affianco, più sicuri, dietro Laura Boldrini, c’è Alessio Pasquini, il portavoce, collaboratore, assistente di Grasso che lo considera come un “figlio” a cui dare un lavoro. Oggi il medico di Lampedusa, nei giorni scorsi aveva declinato l’offerta Andrea Iacomini, il portavoce dell’Unicef. Peppino Caldarola, direttore della rivista Italianieuropei, fotografa così la situazione: “Siamo all’implosione. Ma non è l’implosione dovuta allo scontro di una componente contro l’altra. È una implosione di fondo di un ceto politico che mira all’autosopravvivenza, non preventivando alcuna capacità di sopravvivere socialmente se non con la politica. Senza alcuna diversità rispetto al partito di Renzi e di Berlusconi”.

Le liste sono il trionfo dei paracadutati, ceto politico ristretto che si salva nei listini considerati sicuri. Ecco il testo di un sms inviato a un gruppo di compagni abruzzesi, da uno dei partecipanti una riunione con i vertici di Liberi e Uguali: “Finita riunione Mdp a Roma, fumata nera, nessuno spazio per nessun abruzzese come capolista, un’arroganza degna della migliore tradizione fascista. Non ho parole non so cosa dirvi, mi dispiace per chi ho coinvolto in questa avventura. Mi sento in parte responsabile. Perdonatemi ma non potevo pensare ad una cosa del genere”. Come capilista, in Abruzzo, ci saranno Celeste Costantino, nata a Reggio Calabria e residente a Roma (di Sinistra Italiana). L’altro è Danilo Leva, molisano (Mdp), catapultato all’Aquila, città ancora ferita dal terremoto, con una ricostruzione incompiuta, non proprio il set per una passerella. Mentre non compare nelle liste il deputato uscente, alla prima legislatura, Gianni Melilla. Stesso andazzo in Sicilia e Calabria, dove Nico Stumpo si è candidato, per sicurezza, capolista in entrambi i proporzionali. Rabbia, dolore, i classici sentimenti della base tradita: per molti in Abruzzo l’avventura finisce qui. Gianni Melilla dice all’HuffPost: “Più che una lista elettorale quella presentata è una agenzia interinale per il collocamento di alcuni cerchi magici. Così si rompe tutto”. Le assemblee di questi giorni sono state cariche di rabbia, delusione, dolore della “base”. C’è chi ha pianto, chi ha restituito la tessera, chi ha annunciato che voterà scheda bianca. Sono i militanti della sinistra, quelli che conservano la foto di Berlinguer e la bandiera rossa nelle sezioni, usciti per insofferenza verso metodi che adesso si ritrovano in casa. L’emorragia, neanche tanto silenziosa, è già iniziata. E se non è emorragia è disincanto: “Questi non hanno capito – dice un dirigente abruzzese – che non c’è più slancio, anzi c’è un tale disgusto che i compagni dicono: se la facciano loro la campagna elettorale”

È un quadro sconcertante per un progetto all’inizio. Pippo Civati due giorni era sul punto di mollare. Massimo D’Alema è nero, consapevole che su questa vicenda si sta certificando il fallimento di un progetto mai nato: mesi di avvitamenti politicisti nell’attesa di un leader, poi l’attesa di Grasso che non si è rivelato tale, le liste come paracadute, senza idee, slancio, fantasia, mentre i sondaggi attestano una certa freddezza degli italiani, rispetto all’ambizione della doppia cifra. Nico Stumpo sarà blindato in Calabria in due listini, Francesco La Forgia, capogruppo uscente alla Camera sarà blindato in due listini in Lombardia, ma al Senato (sarebbe stata una bestemmia nel vecchio Pci), Roberto Speranza ovunque in Toscana (nel proporzionale) e nel Lazio, Fratonianni a Torino e Pisa (leggi qui le liste di Liberi e Uguali).

Ecco, tutti i big hanno parecchi collegi plurinominali. E in ogni regione c’è una rivolta, a pochi giorni dalla chiusura delle liste. In Sicilia è stato catapultato Guglielmo Epifani. Due giorni fa si è svolta una assemblea infuocata. Questo il testo: “Il coordinamento regionale non ci si riconosce nei metodi che negano i principi fondanti di trasparenza e di rappresentatività di Leu, mortificano larga parte dei territori e deprimono le importanti energie positive presenti in tutte le province siciliane”. Racconta un esponente del coordinamento: “Stamattina ci hanno comunicato da Roma che non c’è niente da fare. Le liste non sono in discussione. Molti non si candideranno, in queste ore ci arrivano messaggi del tipo: siete peggio del Pd. La verità è che abbiamo un gruppo dirigente di tanti Schettino che, appena capito che si affonda, si vogliono mettere in salvo”. Ecco.

Sorgente: La nomenklatura affonda Leu

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