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La denuncia di Navalni, l’anti-Putin: «L’Italia meta di soldi sporchi» | Il Mattino

L’ufficio è incorniciato da grandi finestre angolari ed è inondato di luce – per quanta ce ne possa essere a Mosca in gennaio. Alexei Navalni, lo ‘zar’ degli oppositori russi, il nemico pubblico numero uno, l’uomo che Vladimir Putin non nomina neppure per nome e cognome, ci accoglie con grande cortesia. Alle sue spalle un muro-lavagna molto hipster e una sfilza di libri accanto alla scrivania.

Si parla di tutto. Ma quando si affronta il tema dei rapporti fra Russia e Italia le sue parole si fanno nette e precise: «Vorrei che il vostro Paese fosse un pò più amico del nostro popolo e un pò meno di oligarchi e corrotti». «L’Italia – sostiene in un’intervista esclusiva rilasciata all’ANSA, la prima a una testata italiana da quando la Corte Suprema lo ha ufficialmente escluso dalla corsa al Cremlino – è meta privilegiata dei soldi sporchi rubati qui in Russia: sono investimenti che portano con sé corruzione e criminalità organizzata. Credo non ne abbiate bisogno, vi basta già la vostra».

Un ragionamento che, politicamente, dovrebbe tradursi in una posizione più «attiva» sulle sanzioni individuali europee e americane contro ‘gli amici del circolo Putin’. Già, lo zar. Quello vero. Secondo Navalni, ha voluto farsi «presidente a vita» e starebbe costruendo «un sistema feudale basato sui clan», amici e figli di amici che ormai controllano «l’85% dell’economia russa». È da qui che in un certo senso nasce la ‘fatwà putiniana nei suo confronti. «Noi vogliamo un’equa distribuzione delle risorse naturali russe, la separazione tra il potere esecutivo e quello giudiziario, una limitazione dei poteri del presidente: la mia è una posizione politica che definirei normale».

Ecco allora i guai giudiziari fabbricati ad arte – «la Corte di Strasburgo mi ha dato ragione – e l’esclusione da ogni processo politico». «Noi questo non lo accetteremo mai». La lotta dunque continua. Il prossimo 28 gennaio Navalni ha indetto un’altra grande mobilitazione pan-russa contro queste finte presidenziali. E se in Occidente Navalni è ormai una figura alquanto popolare, tale popolarità il fondatore del Fondo Anti Corruzione non reputa si sia convertita in chissà quale «sostegno». «Vinco i ricorsi a Strasburgo, tutto qui».

Al contrario, Navalni reputa «i legami esistenti tra il regime di Putin» e, ad esempio, «l’establishment italiano», in particolare con partiti come «la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle» come «incomprensibili e irritanti». Nel caso della Lega – da lui definita di «estrema destra» – un punto di contrasto starebbe nella posizione di Putin sull’immigrazione «senza controllo» in Russia, in particolare dal Centro Asia. «Ideologicamente dovrebbero avere posizioni inconciliabili».

Nel caso dei 5 Stelle, per i quali Navalni esprime «simpatia», il rammarico sono le ripetute «aperture» alle posizione putiniane: «Sulla base di quel che affermano pubblicamente – dice – dovrebbero odiarlo». Quel che invece non fa una grinza è la strategia di Putin per l’Europa, ovvero destabilizzarla appoggiando indifferentemente movimenti di estrema destra e sinistra. «Ed è quel che accade anche in Italia. Prove certe non ne ho, in particolar modo sui legami finanziari, non abbiamo effettuato indagini in quel senso. Ma per me è palese».

Peraltro è una strategia che costa poco. «Con 1 miliardo di dollari si creano danni per 1000, con 20 milioni spesi in hacker si destabilizzano Paesi occidentali altrimenti stabili: queste operazioni sono avvenute, quanto siano state efficaci è da dimostrare. Ma a Putin piace che se ne parli, è parte della strategia». Navalni – ed è un aspetto forse inedito – si emoziona sinceramente quando si parla di Europa in generale e Unione Europea nello specifico.

«Sì, si può dire che io mi ispiri politicamente all’Europa. Il modello americano è unico, difficilmente replicabile. I russi sono europei, lo dice la nostra identità, e la Russia dovrebbe diventare un Paese leader in Europa. L’Ue, pur con i suoi problemi, è stata capace di dare una vita stabile ai suoi cittadini. Questa visione terza dell’ideologia putiniana, una Russia diversa da Europa ed Asia, che deve svilupparsi autonomamente, è nociva, oltre che falsa. Le elite russe hanno i loro figli studiano lì, è tutta una cortina fumogena per mascherare i loro veri interessi».

Ecco perché Navalni dice che non “mollerà mai”, nonostante chi fa politica in modo indipendente oggi in Russia «corra dei rischi». Le sue ultime parole sono dardi. «Come marito, padre e cittadino non posso accettare che un movimento che ha milioni di sostenitori venga escluso dalla costruzione del futuro del mio Paese: il consenso di Putin, davanti a candidati veri, si scioglie, mi creda».

Sorgente: La denuncia di Navalni, l’anti-Putin: «L’Italia meta di soldi sporchi» | Il Mattino

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