L’Iran è ormai una potenza regionale indiscussa ma soffre di problemi interni rilevanti su cui si è sempre tentato (vedi 2009) di innescare la miccia esplosiva della destabilizzazione. Ne sono esempio tangibili i recenti disordini sociali.
Il governo Rohani, capovolgendo infatti le istanze sociali dell’ex Presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha favorito privatizzazioni e tagli allo stato sociale che hanno determinato le giuste proteste della popolazione su cui, come è consuetudine dell’Occidente democratico, si sono sovrapposte azioni molto violente contro stazioni di polizia ed Istituzioni statali, orchestrate, come poi si è dimostrato, dall’onnipresente CIA, oltre che dai servizi segreti israeliani e sauditi. Ventidue vittime accertate. Più di tremila arresti secondo un parlamentare iraniano 1). Ahmadinejad, considerato, assieme a Ibrahim Raissi, candidato alle scorse elezioni presidenziali contro Rohani, il maggior responsabile della sommossa, almeno nella fase iniziale, si troverebbe attualmente agli arresti domiciliari con l’approvazione della Suprema Guida Ali Khamenei 2)

Alla sommossa hanno partecipato a migliaia Curdi iraniani che hanno gridato contro la corruzione e la crisi economica, chiedendo per sé ma anche per tutto l’Iran il rispetto delle regole democratiche, la giustizia sociale sempre più gravemente compromessa. Il Congresso del “Kurdistan orientale” ha sostenuto la rivolta, lamentandosi dell’azione della polizia per aver fatto largo uso delle pallottole di gomma e del gas al peperoncino e appellandosi alle altre etnie ( Beluci, Azeri, Arabi) per un progetto e per un’azione comune.3)

Ovviamente se l’Iran non procede, sia pure all’interno del suo regime clericale teocratico, ad una revisione della sua politica economica 4) e ad un’apertura più ampia verso le minoranze e dovesse invece continuare nel neoliberismo (privatizzazioni, bassi salari, disoccupazione, abbattimento del Welfare…) e in forme di settarismo nei rapporti con le varie etnie, si esporrebbe alle operazioni di destabilizzazione e di rovesciamento violento delle istituzioni da parte di quelle potenze che lavorano in Medioriente contro una pacifica convivenza tra i popoli.
Ritornare alle politiche di Ahmadinejad, antiliberiste e popolari, alle idee rivoluzionarie di quel grande personaggio che fu Shariati, ispiratore della rivolte in chiave anticoloniale ed antimperialista, costituirebbe la maggior arma di difesa contro l’aggressione dell’Occidente “umanitario”

Che vi sia stata in sovrapposizione alle rivolte spontanee un’operazione dall’esterno sembra confermata dal Segretario del Consiglio degli Esperti Mohsen Rezael, secondo il quale da una sala operativa di Irbil sarebbero partite le direttive per fomentare disordini in molte città dell’Iran. Direttive che sarebbero partite da “Michael D’Andrea, capo delle operazioni della CIA in Iran” 5).
E’ presumibile ipotizzare che scopo dei disordini non sia stato il cambio di regime (soluzione estremamente difficile) ma tentare di evidenziare davanti alla “comunità internazionale” l’esistenza di un’opposizione forte e capillare, presente in molte città, opposizione contro la quale il regime si sarebbe espresso con ferocia, mettendo alla luce i suoi tratti dittatoriali.

Gli Stati Uniti hanno subito manipolato lo stato delle cose, grazie al loro imponente sistema mediatico, per chiedere nuove e ancora più severe sanzioni al Consiglio di Sicurezza. Purtroppo per gli States, non sembra che possano dare ordini come un tempo. Pareri contrari non solo da Russia e Cina ma anche da altri paesi presenti nel Consiglio di Sicurezza. Addirittura dalla stessa Europa. Macron, in particolare, sempre pronto ad esporsi, ha voluto confermare la necessità di mantenere i rapporti economici e commerciali con la Repubblica Islamica ed ha fatto intendere ai suoi alleati che creare surrettiziamente un “asse del male” potrebbe condurre verso una rovinosa guerra 6)

Ma come mai il vero “asse del male” (Usraele e Arabia Saudita) è così desideroso di azzannare l’Iran ?
Molteplici sono le ragioni. Ne indichiamo tre:
1) Con le vittorie nella guerra contro lo stato islamico. L’iran ha aperto un corridoio che gli permetterà con l’alleanza, ritrovata nell’asse della resistenza, con Iraq, Siria e Libano, di raggiungere il Mediterraneo con i suoi gasdotti (obiettivo in particolare dei Sauditi che hanno sponsorizzato il terrorismo jihadista allo scopo di poter disporre della Siria e del Libano). Ad aggiungere beffa alla beffa, il Qatar ha scelto l’Iran per partecipare allo sfruttamento dei giacimenti energetici a mare. Iran che potrà trasportare quel gas verso il Mediterraneo a beneficio del Qatar, oltre che suo
2) La collaborazione della Repubblica Islamica con la Cina 8) che in questi ultimi tempi ha conosciuto progressi straordinari sul piano commerciale e sulla cooperazione. L’antica via della seta che viene riproposta da Xi Ping in salsa moderna e con aperture spaziali più articolate ha bisogno dello spazio iraniano per raggiugere più facilmente l’Europa sul lato meridionale del grande progetto che oltre ad avere un evidente impatto di interscambio commerciale, produttivo, turistico ambisce ad unire politicamente l’Asia e a fare di essa il centro propulsore economicamente e culturalmente nel secolo XXI del pianeta.
Un progetto che sta sullo stomaco a Stati Uniti, ad Israele e all’Arabia saudita mentre l’Europa vivacchia pronta a darsi al miglior offerente, in definitiva al vincitore
3) Il panico militare. Il principe ereditario saudita Muhamad Bin Salman aveva dichiarato in un’intervista televisiva alcuni mesi fa che “stava per avviare la guerra in Iran” 7). Una fanfaronata che, attuata, avrebbe portato il suo Paese alla rovina. Panico.
Bin Salman sa della potenza militare dell’Iran che, grazie alla Russia con la quale ha un rapporto privilegiato, ha un sistema di difesa antiaereo e antimissilistico con il quale si può opporre con successo agli attacchi sauditi ed israeliani. Il panico deriva anche dal fatto che anche la Siria dispone di sistemi antimissili modernissimi capaci di abbattere tre caccia israeliani che violavano lo spazio aereo siriano allo scopo di distruggere siti militari. Siria che ha dichiarato che colpirà anche se viene violato lo spazio libanese che, tra l’altro, può essere ben difeso dagli Hezbollah che dispongono anch’essi di avanzati sistemi d’arma che possono facilmente colpire Israele.
Se a ciò si aggiunge la dichiarata alleanza delle Guardie rivoluzionarie iraniane con Hamas e la Jihad islamica palestinese, risulta ovvio che Israele e Arabia saudita si sentano accerchiati (molto male la guerra contro gli Huthi in Yemen, nonostante i reiterati crimini di guerra contro la popolazione civile). Ed è anche ovvio che gli Stati Uniti si sentano perduti, date le sconfitte e la perdita di credibilità in Medioriente che sarebbe ingenuo attribuire del tutto a Donald Trump. E’ la Russia con Putin che appare ora il punto di riferimento per il Medioriente per entrambe le sponde, o meglio, dato l’attuale intreccio di alleanze variabili, per tutte le sponde…

Ciò che avverrà nel 2018 in quest’area che tanto ha sofferto è molto difficile prevedere, anche se il mio personale timore, e anche la mia convinzione, è che gli sconfitti faranno di tutto per ricreare eccidi di massa, terrore e caos.

NOTE

1) ANSA MONDO “ Iran: 3.700 arrestati…” 9/1/18
2) Voltaire “Cosa succede in Iran” 8/1/18
3) UIKI onlus “I manifestanti gridano “morte alla dittatura”…” 5/1/18
4) Vedi sugli indirizzi futuri di politica economica del governo Rohani Stefano Zecchinelli “l’Iran deve legalizzare…”in L’interferenza 4/1/18
5) IFP “ Sala operativa di Irbil…” 7/1/18 in Aurora
6) Moon of Alabama “L’Europa non segue gli Stati Uniti…” 4/1/18 in Aurora
7) Abdalban Atwan Rai a-Yum “Tentare la fortuna…” 30/12/18 in Aurora
8) Massimo Bordin “I neocon lavorano la Cina…3/1/18 in Libre

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