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Frosinone e la 14enne stuprata dal padre, parla la psicologa Terry Bruno: quanti abusi «nascosti» in famiglia

 

Per l’esperta i padri orchi sono spesso stati a loro volta vittime di violenze da piccoli. E molte madri si rifiutano di vedere e denunciare. Ma il trauma si può superare: come cogliere i segnali di disagio

di Ester Palma

«Gli abusi sessuali in famiglia su bambini e ragazzi sono molto più frequenti di quanto si creda: padri, fratelli, zii, nonni possono in situazioni limite trasformarsi in potenziali stupratori. E spesso le prime a non voler vedere e capire sono le madri». Dopo il caso della 14enne di Cassino che ha denunciato in un tema scolastico di essere stata violentata dal padre, parla Terry Bruno, psicologa e psicoterapeuta che nella sua attività ha seguito e segue molte vittime di abusi, violenze e bullismo.

«Quelle relazioni “tossiche”»

Ma cosa può spingere un padre o parente stretto a diventare un orco? «Aver subito a loro volta violenze da piccoli significa purtroppo essere predisposti. Ovviamente non è una regola fissa, ma accade che gli ex bambini abusati e che non hanno superato il trauma possano identificarsi nel loro violentatore e in qualche modo “prendere il suo posto” In altri casi si tratta di narcisisti patologici con profonde turbe dell’affettività». E le madri possono davvero non accorgersi di nulla? «E’ difficile, anche se non impossibile. Ma per molte donne chiudere gli occhi di fronte a una realtà tanto terribile significa negarla. Perché hanno paura delle conseguenze. Alcune sono già vittime di violenze fisiche, botte e maltrattamenti dell’orco, hanno troppa paura per reagire, nemmeno per difendere una figlia o un figlio: la loro volontà è stata già spezzata». Per la psicologa le madri «cieche» sono sempre intrappolate in una relazione «tossica»: «Spesso si tratta di rapporti sadomasochistici, in cui una denuncia da parte della donna farebbe scattare in lei sensi di colpa insostenibili, oltre alla paura di cambiare, di dover affrontare la vita senza il partner. O ancora può essere la paura di essere lasciate da lui. Sembra assurdo che si possa sacrificare un figlio a un rapporto malato, ma succede spesso».

Le silenziose richieste di aiuto

Perché per la dottoressa, è difficile non cogliere i segnali del disagio nelle vittime: «In genere le vittime mandano messaggi, richieste di aiuto, con il loro comportamento improvvisamente cambiato: se vedete vostro figlio chiudersi in sé stesso, trascurare la scuola, diventare improvvisamente irascibile o cambiare le abitudini alimentari, abbuffandosi o rifiutando il cibo, o evitare di essere toccato, cercate di capire se è solo un momento di crisi, specialmente per quanto riguarda gli adolescenti o se c’è altro. E per farlo c’è un solo modo: parlare»

I comportamenti da tenere sotto controllo

Ma attenzione, avverte la psicologa: «Va usata la massima cautela, senza forzarli o tantomeno giudicarli. Molte vittime si sentono colpevoli, come se avessero scatenato loro quanto è accaduto, bisogna trasmettere loro calma, fiducia e comprensione». Ci sono anche altri segnali che possono mettere in allarme i genitori: «I bambini piccoli abusati hanno spesso incubi e insonnia, paure improvvise di “mostri”, regressione al punto di tornare a succhiarsi il dito, fare la pipì a letto, parlare e camminare”da piccoli”. Oppure manifestare atteggiamenti pesantemente “seduttivi”, o una sorta di masturbazione compulsiva». In questi casi, bisogna ricorrere alle cure di un esperto: «Lo psicologo deve fin dalla prima seduta stabilire un legame di fiducia col paziente, attraverso giochi e disegni per i più piccoli, per poi mettere in atto tecniche specifiche per superare il trauma. Esistono e sono molto efficaci».

La terapia

E se invece l’adolescente si rifiuta di essere assistito? In quel caso, spiega la dottoressa Bruno, si può provare a convincerli a fare solo una seduta: «Ditegli che non volete sapere niente di quello che dirà al terapeuta, che se non si troverà bene non ci dovrà più andare. Certo, in questo caso, bisognerà affidarsi a un professionista esperto e competente, in grado di stabilire un contatto da subito». L’importante è che le vittime ne escano, altrimenti si rischia molto: «Gli abusati possono superare il trauma. Ma vanno aiutati. Prima possibile».

 

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