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«Falsi beni estimati il pasticciaccio delle cave massesi» – Cronaca – il Tirreno

La denuncia di Franca Leverotti: al monte si sta assistendo al tentativo di impossessarsi di terreni della collettività

MASSA. «Come impossessarsi o tentare di impossessarsi di beni della collettività: i falsi beni estimati di Massa». Comincia così l’intervento di Franca Leverotti.

«La qualifica di beni estimati è stata attribuita a metà Settecento a determinate cave di Carrara, identificabili (per quanto più estese rispetto a 70 anni prima, quando furono definite) nel catasto estense di inizio Ottocento – scrive –Il problema a Massa non si è mai posto e le poche alienazioni di fine Ottocento sono state cassate dall’Amministrazione comunale ad inizio Novecento».

«Eppure, oggi, alcuni stanno tentano di appropriarsi di beni della collettività. I tempi di “esproprio” non sono brevi, ma con qualche atto notarile ben “congegnato”, il gioco è fatto – prosegue la Leverotti – Produciamo un esempio, omettendo i nomi dei notai (tutti di Carrara) e i mappali catastali. Nel 1974, la società A vende alla società B tutti i diritti sugli agri marmiferi siti a…. cioè ravaneti, fabbricati, sorgenti, condutture d’acqua, cabine elettriche, macchinari, indicati non a caso con le partite e i mappali vecchi, sebbene da almeno 20 anni fossero entrati in uso i nuovi mappali».

«I terreni sono ripartiti in 5 gruppi: il primo è costituito da un solo mappale che risulta “affrancato” senza che il notaio faccia alcun riferimento all’atto di affrancazione. Per il secondo gruppo di mappali, si precisa: terreni non esattamente ancora identificati ma che portando nell’intestazione catastale la marca di livellari al Comune di Massa sono da ritenersi in concessione enfiteutica. Per il terzo gruppo, invece, la precisazione è singolare: terreni non esattamente ancora identificati, ma che portando nell’intestazione catastale la marca “livellari al Comune di Massa” sono da ritenersi in proprietà». «Il quarto gruppo è un solo mappale costituito dalla strada che porta alle cave e viene indicato come livellario al demanio. Il quinto gruppo sono mappali che costituiscono la strada privata di accesso alle cave – prosegue la Leverotti – Tre anni dopo, con un certo ritardo, l’amministratore della cava scrive al Comune che ha acquisito questo complesso marmifero comprendente beni allivellati di proprietà comunale, beni di proprietà privata e concessioni demaniali, chiedendo che ratifichi la vendita».

«Nel 1981, il Comune si sveglia e rileva che non era stato stipulato formale atto di concessione, imponendo un affitto; la ditta rifiuta di pagare sostenendo che il livello era stato affrancato) ed il Comune incarica della questione l’avvocato Piccioli – sostiene la Leverotti – Nel 1984, il Comune apprende casualmente che la ditta aveva venduto il diritto di livello senza aver chiesto il nulla osta al Comune, come d’altra parte è capitato anche recentemente nel caso di cave andate all’asta».

E l’intervento della Leverotti prosegue: «Nel 1991, nella ricognizione che il Comune dovrebbe pretendere ogni 19 anni dalle ditte, cioè il riconoscimento dei diritti di proprietà del Comune sulle aree estrattive in concessione, ci sono invece tutte le partite e i mappali sopra elencati: hanno rinunciato alla proprietà privata? Ma nel 2001, in un passaggio societario, un notaio ci riprova e, nella cessione di un ramo d’azienda, si precisa che i beni immobili sono in proprietà, concessione enfiteutica o altro titolo». «Mi soffermo sui mappali “in proprietà” – continua – per i quali è presente anche il certificato di destinazione urbanistica che li classifica come agricolo collinare e due come sede stradale; la destinazione catastale riporta: incolto sterile, pascolo, pascolo arborato, pascolo cespugliato, incolto produttivo, ma anche bosco alto e castagneto da frutto: pertanto nessun agro marmifero né nel certificato di destinazione urbanistica né nel catasto. Si tratta dei terreni comunali, molto estesi, che costituivano le concessioni ottocentesche degli agri marmiferi, mai coltivati, da secoli, come cave, ma non per questo proprietà privata. Cosa vogliono farci oggi: un agriturismo? Ometto altre segnalazioni di mappali che non tornano, ma vorrei richiamare il fatto che è sparita anche la proprietà demaniale citata dai precedenti Notai».

«Concludo qui, senza approfondire i passaggi più vicini a noi- termina la Leverotti – perché ad altri e con altri strumenti legali spetta rispondere alle rivendicazioni usurpatrici di proprietà o pseudo-beni estimati, tanto di moda in questo periodo».

Sorgente: «Falsi beni estimati il pasticciaccio delle cave massesi» – Cronaca – il Tirreno

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