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De Benedetti-Scalfari, la lite continua: «Un ingrato. Renzi ha deluso: ma avete visto il curriculum di Di Maio?»

L’imprenditore a Otto e Mezzo: «Le popolari? Segreto di Pulcinella. Tra Di Maio e Berlusconi meglio nessuno, che domande»

di Marco Galluzzo

ROMA — Su una cosa è d’accordo con Berlusconi, «ha ragione quando dice che se vincesse il M5S sarebbe un disastro e bisognerebbe scappare». Fra l’altro, rivela, con il suo avversario storico si è sentito dopo 15 anni. «Dopo che Scalfari ha fatto la sua stupidaggine in trasmissione, mi ha telefonato e mi ha detto: è finita la guerra, “non ci sono più i comunisti, tu sei di sinistra io di destra, ma qui ci sono altri problemi per il Paese”, ma io non faccio politica, ho risposto che non avevamo niente da dirci».

«Con me deve stare zitto»

Carlo De Benedetti rilascia un’intervista quasi senza filtri a Lilli Gruber, su La7. Non ha peli sulla lingua, nemmeno su Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica: «Non voglio più commentare un signore molto anziano che non è più in grado di sostenere domande e risposte. Ha detto che se ne fotte delle mie critiche? Con me deve stare zitto, gli ho dato un pacco di miliardi, è un ingrato».

«Rapporti assenti»

L’ex editore del gruppo Repubblica, che dice oggi «del tutto assenti» i rapporti con quello che fu il suo quotidiano, ne ha un po’ per tutti. «Di Maio parla di favori nei miei confronti? Non sa neanche di cosa parla, l’incompetenza al potere, poveraccio». E se Scalfari aveva detto «meglio Berlusconi di Di Maio», ora De Benedetti corregge, «meglio nessuno dei due». E Renzi? «Sono deluso, ma alla fine, vista l’offerta politica, voterò Pd».

«Segreto di Pulcinella»

Invece la polemica per la sua telefonata a Renzi, l’investimento in Borsa sulle Popolari, è solo «tutto un po’ ridicolo. Era un segreto di pulcinella la riforma. Era nel programma di Renzi che tra l’altro non mi ha detto niente di particolare e se lo avesse voluto fare non lo avrebbe fatto davanti ad un usciere. Mi ha solo detto che la riforma sarebbe stata data. Nessuna parola su un decreto o su una data». E la telefonata con il broker, chiede la Gruber? «Al mio broker parlo tutte le mattine è una mia abitudine. Perche gli ho detto delle Popolari? Perche ho pensato che questo affare sarebbe maturato un giorno o l’altro. Se sapevo che il mio broker era intercettato? No, non lo sapevo. Forse non avrei detto `me lo ha detto Renzi´ ma solo perché non aggiungeva nulla. Era pleonastico».

L’Italia? «Paese provinciale»

È da respingere la contestazione di una certa contiguità con il potere: «Da quando ho 40 anni ho visto tutti i governatori della Banca d’Italia. Con i premier, invece, faccio fatica a trovare uno che non abbia visto. Da Craxi a Berlusconi a Prodi a D’Alema. Sono stato a cena a casa Clinton, ho fatto colazione con Bush senior, con Kohl, Schroeder. Il problema non esiste. Questo è provincialismo». Ancora sulle Popolari: «Il polverone è stato solo uno sfizio di Vegas, presidente Consob, che e’ stato scornato». Il futuro? «Voglio fondare un altro quotidiano? Sono monogamo e Repubblica è il mio unico amore anche se oggi i rapporti sono assenti».

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