Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Dal Brancaccio al teatro degli orrori. Regìa?…. – di Carlo Di Marco

Le motivazioni date da Anna Falcone per la sua candidatura nelle liste di Liberi e Uguali non mi hanno convinto. E non trovo nella sua scelta alcuna continuità con il movimento politico nato al Brancaccio lo scorso giugno 2017. Anzi! In realtà mi aspettavo una ri-convocazione per Gennaio dell’assemblea del 18 novembre inopinatamente annullata (Montanari e Falcone l’avevano promessa dopo l’annullamento scarsamente motivato) ma al suo posto è arrivata la candidatura di Anna con Liberi e Uguali.

Per carità! Ognuno è libero di fare quello che vuole e certo la mia critica non è rivolto alla persona di Anna che stimo e rispetto, ma questa candidatura la vedo come una rinuncia definitiva al movimento del Brancaccio o quanto meno al suo spirito: creare un grande fronte di sinistra per la difesa e l’attuazione della Costituzione e per riportare alla politica attiva milioni di cittadini che non votano più; fare questo con l’attuazione del metodo democratico ex art. 49 Cost., secondo modalità e forme della democrazia partecipativa. Tutto questo, anche nella prospettiva della nascita di un soggetto politico nuovo della sinistra autentica. Ma la domanda è quasi spontanea: perché questo non si poteva fare con il Brancaccio?

In realtà, proprio in quei giorni, si apriva il tavolo “Grasso”. Naturalmente dall’alto e per opera dei vertici dei “nuovi” partiti alcuni dei quali aderenti al Brancaccio, in palese e urticante contrasto con i principi che ci stavano (e ci stanno) a cuore. Si riproponeva il dejà vu di ingroiana memoria che mandò per aria l’esperienza di Cambiare si può nel 2013. Attraendo anche i partiti “nuovi” sopra citati. Con una differenza, però: questa volta Rifondazione Comunista non si sedeva al tavolo della spartizione dei posti. Non è una differenza da poco: almeno uno di quei partiti, insomma, conservava la volontà di rimettersi in discussione anche nella propria vita interna. Perché (i promotori del Brancaccio non possono non saperlo) il metodo democratico che rispunta oggi così decisamente nel dibattito per la costruzione di esperienze politiche nuove, impone ai partiti che decidono di aderirvi un ripensamento interno travolgente. A me pare che la risposta alla domanda sopra formulata l’abbiano data Falcone e Montanari con il loro esempio: non si poteva fare con il Brancaccio perché questo movimento non aveva mai escluso la possibilità della formazione di una lista di sinistra alternativa al PD e alle forze responsabili delle scelte più antidemocratiche degli ultimo 20 anni (dal jobs act allo stravolgimento dell’art. 81 Cost, alla “buona scuola” e ai sostenitori del SI al glorioso referendum costituzionale del 4 dicembre). Quindi anche alternativa a varie forze e soggettività confluite in LeU. Il Brancaccio non aveva mai detto “o un’unica lista o niente” perché ci accoderemmo al “meno peggio”! Questo forse era nella mente di qualcuno, ma non di quel movimento così ampio. Bisognava discutere e decidere il 18 novembre al Brancaccio 2, ma l’Assemblea veniva annullata dagli stessi promotori. L’ho già detto e lo ripeto: non eravamo pronti? Mancavano facilitatori, reporter e coordinatori per cui non si potevano costituire i tavoli di lavoro? Si poteva rinviare. Al telefono mi è stato risposto: “no era già tutto pronto”. Peggio ancora!!

Si trattava, in realtà, di una rinuncia al dibattito interno a un movimento che presentava forti caratteri di maturità e di discontinuità. La giustificazione è stata piuttosto inascoltabile: “Rifondazione Comunista vuole impossessarsi del Brancaccio. Sono violenti e vogliono imporre una seconda lista manovrata da loro”. Strano: proprio l’unico partito aderente al Brancaccio che, insieme ad altri, non si è seduto al tavolo “Grasso” vuole monopolizzare tutto. In altre parole, dovremmo aver paura di confrontarci con l’unico partito che ha preferito non sedersi al tavolo della marmellata. Al punto di annullare tutto il Brancaccio per non correre questo rischio. Quanta fatica, ma di cosa stiamo parlando?

Le cose, poi, sono andate diversamente. La nascita del movimento di Potere al Popolo ha dato vita a una grande quantità e qualità di assemblee di base in tutto il territorio nazionale. Si è partiti dalla mancata assemblea del 18 novembre, ma quella autoconvocata da una bellissima presenza di giovani impegnati fortemente nel sociale e nelle lotte di progresso ha ripreso lo spirito del Brancaccio, lo ha ampliato e rilanciato. Nasce una lista nuova nazionale (che forse non andrà oltre il minimo stabilito dalla legge, non lo sappiamo…), ma questa soluzione il Brancaccio non la escludeva, questo è il punto e la chiave di volta della vexata quaestio. Reale era il rischio che il 18 novembre potesse imporsi. Lo si è voluta evitare annullando il Brancaccio proprio da parte di chi l’aveva promosso. Ecco perché lo spirito del Brancaccio non poteva essere realizzato dal Brancaccio.

Torniamo per un attimo alle motivazioni della scelta: portare “nel dibattito politico la battaglia per la difesa e l’attuazione della Costituzione”; “chiunque voglia davvero cambiare lo stato delle cose […] non può che fare ogni sforzo per unire tutte le voci e le energie seriamente impegnate su questi obiettivi”; Grasso può “portare in Parlamento persone che possano e vogliano costruire una Sinistra libera, autorevole e seriamente impegnata su un nuovo progetto”. Con tutto il rispetto per le persone, ma…Grasso? Colui che in questi giorni sta dando prova del più becero verticismo, del più che sperimentato leaderismo di sempre? Quello che in altri tempi si è reso complice delle scelte più antidemocratiche del Senato dei nominati degli ultimi anni? Naturalmente non riprendo le denunce pubbliche sulla persona e il suo operato fatte da Travaglio solo perché sarebbe un’inutile ripetizione, ma poi, battaglia per la difesa della Costituzione insieme alla Falcone in compagnia di chi? Dei candidati attuali di LeU? Vogliamo contare quanti votarono a favore del pareggio di bilancio in Costituzione? Oppure sono stati artefici e affiancatori del Jobs Act, della Buona scuola, del sabotaggio dei referendum sull’acqua, No Triv ..e ..ops..forse potrei andare avanti, come si dice in musica, ad libitum, ma credo di essermi spiegato e mi fermo qui. In realtà, Anna e Tommaso hanno fatto come l’apprendista stregone. E l’apertura del tavolo ghiotto, dall’alto e con i vecchi metodi della politica politicante ha creato (cito Anna) “due liste: una di Mdp, Possibile, SI; l’altra di Rifondazione Comunista e altri soggetti. Nessuna di queste due proposte corrisponde a quella idea di unità, credibilità, partecipazione, innovazione, radicalità lanciata nel nostro appello del 18 giugno […]. Non richiamano, neanche lontanamente, il metodo e lo spirito del Brancaccio”. Eppure oggi troviamo Anna candidata nella prima delle due liste. Pur di non discutere dentro al movimento del Brancaccio e anche con Rifondazione Comunista, si è scelto di entrare nella tana del lupo.

Ultima riflessione credo necessaria. Al di là delle scelte personali, sopra dicevo tutte legittime, c’è qualcuno abilitato a parlare e dichiarare alcunché a nome e per conto del Brancaccio? Si apre una campagna elettorale molto dura e difficile e se qualcuno lo facesse si auto-appiccicherebbe la paternità di un intero movimento. Non credo che ricorra il caso, ma in questa campagna elettorale chi può dire “io sono il Brancaccio”? Anna? Tommaso? O in Abruzzo io o il mio amico Daniele? Nessuno! Non si è mai votato nulla e nessuno. Non credo accada, ma l’eventualità di Captatio benevolentiae avente queste squallide forme purtroppo esiste.

Sorgente: Dal Brancaccio al teatro degli orrori. Regìa?…. – ALLEANZA POPOLARE PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA – Abruzzo

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Adsense