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Anche la distrazione aiuta a meditare – Oliver Burkeman – Internazionale

Nelle pagine iniziali, tutti i libri sulla meditazione contengono una frase del tipo: “Prima di tutto, scegliete un momento in cui nessuno vi disturberà”, e non scopro mai che cosa c’è dopo perché nel frattempo ho lanciato il libro dall’altra parte della stanza, anche se, ovviamente, senza colpire la fonte del disturbo.

Perciò è stato un sollievo scoprire Meditation for fidgety skeptics (Meditazione per scettici irrequieti) di Dan Harris, il giornalista televisivo statunitense che nel libro precedente, 10 % happier, raccontava le sue avventure nel mondo della meditazione dopo un attacco di panico mentre era in onda.

Questo nuovo lavoro non spiega come meditare, ma essenzialmente come riuscirci sul serio, come costringersi a mettersi seduti e fare quella dannata cosa. In questo senso, in realtà è un manuale su come acquisire qualsiasi buona abitudine. Nello specifico, ci invita a modificare il nostro modo di vedere le “ricadute”.

Come il manubrio in palestra
Nella maggior parte dei casi, quando si cerca di liberarsi di una brutta abitudine, ovviamente una ricaduta è una cosa negativa (per Alcolisti anonimi, l’organizzazione che è la principale paladina di questa teoria, è terribilmente negativa). Harris sostiene invece che a volte la ricaduta non è solo scusabile, ma essenziale.

Di solito chi insegna meditazione è una persona cordiale e sorridente, che spiega come meditare in modo cordiale e sorridente: sedetevi comodi, chiudete gli occhi, concentratevi sul vostro respiro, e se vi distraete, non sentitevi in colpa, riportate dolcemente l’attenzione sul respiro.

La cosa importante è rialzarsi sempre dopo una caduta. E se non siete caduti non potete farlo

Non è che lo faccia solo perché vuole essere gentile con voi nonostante siate degli inetti. Distrarsi non è un vero problema, quello che conta è accorgersene, perché significa che avete imparato a meditare, ed equivale al momento in cui sollevate un manubrio in palestra.

“Ogni volta che vi accorgete che la mente sta vagando e riportate l’attenzione sul respiro, per il cervello è come un allenamento del bicipite”, scrive Harris. “È anche un atto coraggioso: state rompendo l’abitudine di vagare in una nebbia di elucubrazioni e proiezioni e vi state veramente concentrando su quello che succede in quel momento”. La cosa importante è rialzarsi sempre dopo una caduta. E se non siete caduti non potete farlo.

Parte integrante
La stessa logica entra in gioco se volete prendere l’abitudine di meditare tutti i giorni, o qualsiasi altra abitudine, come quella di fare esercizio fisico. Se smettete di farlo per un po’ e vi accorgete di sentirvi irritabili, stanchi o depressi, sarete ancora più motivati a ricominciare, molto di più che cercando di imporvelo con la forza di volontà.

Magari vorreste imparare ad ascoltare di più il vostro partner, o a non guardare il cellulare durante i pasti, o a fare qualsiasi altra cosa: più vi accorgete di non esserci riusciti e più state acquisendo la lucidità mentale necessaria per consolidare la nuova abitudine.

Potremmo considerarla una sorta di superabitudine, che rende più facile acquisirne qualsiasi altra. Se riuscite a fare in modo che la caduta diventi parte integrante del processo – e perfino assaporare con gioia il momento in cui vi rialzate – userete il vostro fallimento come carburante per il successo.

Non lo state facendo nel modo sbagliato. O per essere più precisi, il modo sbagliato è quello giusto.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

Sorgente: Anche la distrazione aiuta a meditare – Oliver Burkeman – Internazionale

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