Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

ALEXIS TSIPRAS al Comitato centrale di SYRIZA:NESSUNO PUO FERMARE LA NOSTRA USCITA DALLA CRISI E IL COMMISSARIAMENTO- Argyrios Argiris 

ALEXIS TSIPRAS al Comitato centrale di SYRIZA:
NESSUNO PUO FERMARE LA NOSTRA USCITA
DALLA CRISI E IL COMMISSARIAMENTO

Compagne e compagni,
È un anno cruciale per tutti noi, per il paese, e penso che non sarebbe esagerato iniziare dicendo che siamo in una svolta storica.
Dopo quasi otto anni, siamo nella linea giusta per uscire dal regime dei memorandum. Per uscire dal regime duro e ingiusto dell’ austerità offensiva e dal commissariamento soffocante imposto al nostro paese dopo il crollo dell’economia e del vecchio sistema politico, nella primavera del 2010. E questo fatto non è né ovvio né banale. Ma rappresenta una pietra miliare, storica e cruciale per il percorso del paese.
Perché in Grecia lentamente, sorge il sole che – a detta degli esperti della formazione dell’opinione pubblica e dei rappresenti del vecchio sistema politico – non doveva sorgere mai. Sorge il giorno in cui la Grecia tornerà come membro regolare all’interno del quadro istituzionale dell’Unione Europea e dell’Eurozona. E questo giorno, formalmente potrà avvenire in sette mesi da oggi, ma in prospettiva è già adesso che si definisce la situazione sociale e politica.
Ho ripetuto più volte che uscire dai Memorandum non è la fine del percorso. Ma è un nodo cruciale, necessario e storico.
Il nostro sforzo compiuto, tuttavia, riguarda non solo il presente, ma riguarda anche il futuro. Un futuro di prosperità e giustizia, per la maggioranza sociale, per la sua gente. Come Sinistra vogliamo vedere arrivare questo futuro. E questo futuro cerchiamo di costruire, insieme alla gente con il lavoro.
Sì, eravamo e siamo ancora la Sinistra della battaglia, delle lotte, dei movimenti, delle idee e delle visioni. Dimostriamo, tuttavia, nelle difficili condizioni di governance della Grecia che siamo al tempo stesso la Sinistra della responsabilità. La parte politica che nei momenti difficili della nazione non esita a qualsiasi prezzi, a mettere avanti prima la patria, prima l’interesse collettivo, gli interessi della maggioranza sociale.
Oggi, mentre vediamo la possibile fine di un difficile ciclo storico che ha avuto inizio nel 2010, facendo un resoconto di ciò che è avvenuto negli ultimi tre anni, voglio soffermarmi su alcune conclusioni.
Conclusioni su come siamo finalmente riusciti ad essere ad un passo prima della fine del tunnel.
La prima conclusione è che, si è dimostrata l’incapacità o, peggio ancora, la riluttanza dei partiti che hanno governato il paese e ci hanno trascinati nella crisi, di farlo uscire da questa.
Questo è perché il nucleo delle politiche dei Memorandum, in particolare i primi due programmi che sono stati i più dolorosi, rifletteva le loro prospettive politiche e gran parte del loro programma politico.
La deregolamentazione del mercato del lavoro, la garanzia di evasione per le grandi ricchezze, il crollo dei salari, il deterioramento della Sanità pubblica, la riduzione delle risorse per l’Istruzione pubblica, non c’era bisogno dell’intervento dei (creditori) stranieri per essere messi in pratica.
Era già qui [questa politica], concordata ed implementata da entrambi i partiti che hanno governato il paese fino al 2014.
E se si sono nascosti dietro le estreme a volte azioni dei creditori, non possono nascondere nemmeno per un attimo la loro identificazione politica e ideologica con lo shock neoliberista del periodo 2010-2014.
Lo shock di 65 miliardi di austerità e la perdita di circa il 25% del PIL.
La seconda conclusione è che l’uscita dalla crisi, e voglio che siamo il più onesti possibile su questo punto, perché più onesti siamo, perché quando più chiare sono le parole che diciamo, più saremo in grado di convincere quanti ci seguono sul valore di lottare con noi.
Quindi, la seconda conclusione è che l’uscita dalla crisi, nonostante il nostro volere non si simboleggia con una data di scadenza. Occorre un tentativo coordinato, duro, con le lotte costanti e rotture permanenti in un’altra direzione rispetto alla severità punitiva dell’austerità per raggiungere la fine di questo percorso.
E la prova, è semplice.
Possiamo confrontare, quindi, il motivo per cui la posizione che abbiamo oggi di fronte si distingue con quello che veniva presentato come la fine della crisi e dei Memorandum del governo di Samaras e Venizelos, che allora con vari trucchi aveva cercato – in vista delle elezioni dal 2014 – di convincere la società che i Memorandum erano finiti. E allo stesso tempo veniva presentato la sua success story, come se vendesse specchietti agli indigeni il paese veniva messa in ginocchio.
La quinta valutazione diventava spam nelle mail dei tecnocrati e dei ministri, il tentativo della seconda uscita sui mercati era fallito in modo clamoroso, ed andavamo dritti al quinto anno consecutivo di deragliamento fiscale, la disoccupazione complessiva aveva raggiunto il 27%, arrivando al 65% per i giovani, il lavoro flessibile – precario aveva toccato il 65 %, e le strutture dello stato sociale erano andati in malora. E allo stesso tempo avevano accordato i surplus di Bilancio al 4,2% e al 4,5% fino il 2018.
Quindi, cosa è successo di diverso in quel periodo?
Prima di tutto, sono stati allontanati, dopo una dura battaglia, gli impegni inimmaginabili per i surplus di Bilancio, che sarebbero costata ulteriori misure di 20 miliardi entro tre anni.
E fu concordato un programma di aggiustamento fiscale molto più modesto, con obiettivi di Bilancio molto più bassi. Gli obiettivi sono stati superati nel 2015, nel 2016, nel 2017 e saranno coperti anche nel 2018. E non solo, ma si è creato un surplus supplementare che ha permesso il rimborso forfettario della 13 ° pensione l’anno scorso e il Dividendo Sociale di quest’anno, che ha superato i 2 miliardi di euro, che sono andati ai cittadini che sono realmente nel bisogno, grazie all’andamento, migliore delle previsioni, della politica fiscale..
Allo stesso tempo, entro tre anni:
sono state aumentate le spese per la Salute, l’Istruzione e la Previdenza sociale.
Sono stati creati 320.000 nuovi posti di lavoro e la disoccupazione è diminuita di quasi 7 punti percentuali [al 20% dal 27%].
Il paese è tornato sui mercati, nella prima fase come un test, ed ora i rendimenti dei titoli decennali sono arrivati a livelli pre-crisi, ai livelli del 2005 e del 2006.
Gli investimenti diretti esteri hanno registrato nel 2017 il record dell’ultimo decennio.
Tutti gli indicatori economici importanti stanno migliorando.
Il paese ha chiuso il 2017 con tassi di crescita reali, che stimiamo oltre l’1,7%, che dovrebbero aumentare ulteriormente nel nuovo anno.
Quindi non regge nessun confronto con i tentativo di frode messo in atto nel 2014 dal Sig. Samaras e il suo success story secondo il quale presumibilmente si sarebbero conclusi i Memorandum, con l’immagine reale della ripresa dell’economia greca nel 2018.
Una terza conclusione, che, se lo volete, ha una connotazione ideologica. Ma è molto importante, perché la contraffazione della storia dall’estrema destra e degli eventi richiede una risposta e un confronto rispetto ai fatti specifici.
Il paese per uscire dai Memorandum aveva bisogno di un governo con fiato e credibilità. Non una rappresentanza dell’élite dei benestanti, che avevano come unico criterio guida quello di conservare i propri privilegi, ma anche dell’oligarchia che rappresentava e rappresenta.
Il paese nei Memorandum aveva bisogno di un governo che rivendicava, lottava, che poteva prenderà decisioni difficili, ma che avesse allo stesso tempo, con un proprio progetto, delle gerarchie e, soprattutto, i suoi principi etici e morali. E la forza politica che aveva tutto questo era la Sinistra.
La Sinistra al servizio del popolo, che prendeva i suoi insegnamenti dal popolo, non quella che si rivolge al popolo come un cattivo studente.
La Sinistra che non va in battaglia per registrare una sconfitta eroica ma per scrivere le sue battaglie nei libri di Storia.
La Sinistra che esaurisce ogni possibilità, ogni possibilità nel contesto dato dagli equilibri internazionali, con l’obiettivo di migliorare la vita delle classi popolari.
La Sinistra che si fida del popolo. Ma anche la Sinistra di cui il popolo si fida. Non solo una, ma per tre volte in otto mesi nel 2015.
E oggi, le scelte che abbiamo fatto, dentro il campo di battaglia, sembrano avere avuto giustificazione. Anche le decisioni prese dal popolo greco sono giustificate. E chiaramente dimostrato che la fine di questo periodo difficile, ha avuto inizio con il grande cambiamento politico del 2015. Alla fine dobbiamo dire che la presenza della Sinistra nel governo del paese era la precondizione per far uscire il paese dai Memorandum. E questo è qualcosa che ovviamente causa grande disagio nei nostri avversari politici. Per questo ricorrono continuamente a campagne di fango, a bugie inimmaginabili, a propaganda, a contrapposizione, cose che ricordano i tempi del fanatismo anticomunista del partito del nazionalismo greco. Noi giovani, ovviamente, lo abbiamo imparato dai libri. Tutto quello che possono fare però è di dimostrare al popolo, la grande distanza che ci separa da loro, non solo dal punto di vista politico e ideologico, ma anche morale.

Compagne e compagni,
La Sinistra, che vuole sfruttare la minima fessura per ottenere il beneficio di molti, la Sinistra che non la scappa ma lotta fino alla fine per vincere quelle battaglie che si possono vincere, non può muoversi solo quando sa che si più agire con sicurezza. Prende dei rischi. Né, naturalmente, può essere una Sinistra che ha il lusso di tentennare nell’ entrare nel fuoco per non bruciarsi, specialmente nei momenti storici critici. E il nostro coraggio di entrare nel fuoco con il rischio di bruciarci molte volte, la nostra determinazione nel combattere quelle battaglie che tutti pensavano fossero perse, ha già prodotto importanti vittorie, abbiamo già realizzato un lavoro significativo in tanti settori importati, che non rappresenta solo le nostre credenziali nel presente. Ma rappresenta le nostre scorte di impegno per il futuro, per la nuova era.
– La ripresa economica, della quale ho parlato prima, è il risultato di un duro lavoro, con assoluto rispetto per i sacrifici del popolo greco.
– La nostra assoluta dedizione al settore della Sanità pubblica e l’accesso ad essa per tutti i cittadini – indipendentemente dalle loro condizioni di lavoro, reddito e persino della loro origine.
– Il rafforzamento dell’Istruzione pubblica e il sostegno alla scuola pubblica, contemporaneamente al proseguimento dei necessari cambiamenti istituzionali progressivi nell’Istruzione pubblica universitaria.
– Il sostegno al mondo del lavoro.
Nel corso dei nostri giorni di governo, abbiamo creato il Corpo di Ispettori di Lavoro (SEPE) ed abbiamo già registrato una significativa diminuzione del lavoro non dichiarato (nero) dal 19% al 13% nei settori ad alto rischio di violazione delle leggi.
Nei nostri giorni, abbiamo adottato la regola di indennizzare prima i lavoratori e poi gli altri creditori da quelle imprese che sono fallite.
Nei nostri giorni, torna la regolarità della contrattazione collettiva, con il ripristino dei principi di espandibilità e della regolamentazione più favorevole.
Nei nostri giorni sono state adottate piccole e grandi novità istituzionali che trasformano piano piano il paese in uno stato di diritto europeo privilegiato.
Il sistema proporzionale.
Gli interventi legislativi in materia di trasparenza negli appalti pubblici e nelle opere pubbliche.
L’istituzione di regole nel panorama radiotelevisivo prima non regolato, in cui regnava l’illegalità e la provocante evasione fiscale espressione di un marcio e medievale establishment.
L’ obbligatoria denuncia nel fisco dei beni economici per tutti i dipendenti pubblici.
Il catasto e le mappe forestali.
E ancora, interventi progressivi nel campo dei diritti.
La legge sulla cittadinanza.
L’accordo di coabitazione per coppie dello stesso sesso
Identificazione legale dell’identità di genere
Interventi per decongestionare le carceri
L’abolizione delle carceri di tipo C, cioè quelle di massima sicurezza
Tutte queste piccole, grandi vittorie sono i nostri tesori per il futuro. E possiamo osare di notare che valeva la pena lottare per fare tutto questo.
Tuttavia, contemporaneamente a quanto detto sopra, in termini di cambiamento di situazione all’interno, c’è anche da evidenziare, uno sforzo significativo per recuperare prestigio e una posizione geopolitica forte del paese, di cui, negli anni di aggravamento della crisi economica si è risentito in modo significativo. E questo è uno sforzo coronato da un successo assoluto. Perché l’inerzia e la passività sono state sostituite da una politica estera di livello multidimensionale, attiva e pacifica. Di conseguenza, il paese sarà in grado di mantenere relazioni di reciproco rispetto e cooperazione con i paesi più potenti del mondo e allo stesso tempo potrà svolgere un ruolo decisivo nella nostra più ampia regione.
La Grecia è oggi, e non è un’esagerazione, un pilastro della sicurezza e della stabilità in una regione molto destabilizzata. E riesce a costruire rapporti di fiducia, buon vicinato e cooperazione con quasi tutti i paesi limitrofi.
Questo naturalmente non significa ripiegarsi sulle nostre importanti questioni nazionali. Significa esattamente il contrario. Che le nostre posizioni nazionali e i nostri diritti sovrani diventino ancora più forti quando gli amici e gli alleati del paese crescono e sono pienamente consapevoli del loro peso specifico.
Al contrario, isolamento e preclusioni nazionaliste, tutto quello che fanno è danneggiare qualsiasi paese della regione scelga di attuare una politica estera sulla base appunto di isolamento e chiusure nazionalistiche.
In questo contesto, quindi, definito dal ruolo geopolitico altamente rivalutato del paese, stiamo affrontando tutte le nostre questioni nazionali con la dovuta attenzione.
E a questo punto, permettimi un riferimento specifico al periodo più cruciale che riguarda il nome della FYROM l’ex Macedonia jugoslava, la differenza che esiste con il nostro vicino settentrionale.
La posizione greca è chiara ed è una posizione di responsabilità. Rivendichiamo con determinazione, non la perpetuazione, ma la risoluzione di questo problema. Ma risoluzione significa per tutti un nome comunemente accettato e composto. Ed è positivo che, in seguito al cambiamento politico nel paese vicino, vediamo un governo che sembra intenzionato a prendere provvedimenti. Ma resta da vedere nella pratica.
Il nostro obiettivo è trovare una soluzione praticabile, che dobbiamo cercarla in un nome, ma anche in un più ampio quadro di accordi che non lasci spazio all’irredentismo o a rivendicazioni ormai fuori dalla storia.
In ogni caso, si è aperta una finestra di opportunità per risolvere definitivamente un problema del quale si è caricato il paese dal 1992. Allora il governo di Costas Mitsotakis, ma anche il paese, ha avuto la sfortuna di avere come ministro degli Esteri il Sig. Samaras, che preferiva costruire la sua personale carriera politica piuttosto che aiutare a risolvere il problema, come avrebbe dovuto fare nell’interesse nazionale, cioè con i maggiori benefici possibili per il paese.
E oggi, alcuni seguaci di questa tradizione del Sig. Samaras, molti dei quali appartenenti a Nuova Democrazia, stanno cercando, senza argomenti, di toccare le corde sensibili, raccogliendo lo vessillo dei “commercianti della patria”.
Ma non dimentichiamo che le più grandi sconfitte e disgrazie nazionali arrivarono in questo paese da alcuni che interpretano i ruoli di “super patrioti” e i “super nazionalisti”, ma al momento cruciale non hanno esitato a svendere gli interesse nazionali. Come è successo con il caso dei colonnelli presunti nazionalisti che ci hanno portato alla tragedia di Cipro nel 1974.
Noi, con la nostra esperienza storica delle nostre lotte, sempre in prima linea a difesa degli interessi della patria e della società, siamo ben consapevoli che gli interessi nazionali non si difendono né con grida né con 8aforismi e comportamenti caricaturali. Ma con sobrietà, con capacità di negoziare, con l’allargamento delle nostre alleanze internazionali all’estero e con lo sforzo di unità nazionale all’interno.
Ognuno ha il diritto di esprimere pubblicamente la sua posizione e di sostenerla, ma senza eccessi ed esagerazioni. E penso che sia un esempio positivo l’atteggiamento dell’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa, che con la sua posizione di ieri ha inviato un messaggio di unità e sobrietà, come è richiesto da questa particolare congiuntura.
Invece, il leader di Nuova Democrazia ha recentemente aggiunto all’elenco delle sue opere di successo come quelle relative ai suoi interventi in economia, sul lavoro, e sulle questioni sociali anche una posizione di superficialità nazionale. Affronta un tema nazionale importante in termini di miseria e di guadagno per un piccolo partito. Ovviamente quello che lo preoccupa non è se il paese sarà liberato dai carichi imposti dal Sig. Samaras nel 1992, ma tutto ciò che gli interessa è trattenere l’ala della sua estrema destra nel partito e giocare per il consumo interno. Si nasconde da tanti giorni e non prende una posizione. Certo, dice anche cose contraddittorie. Un giorno parla di Bucarest, l’altro invia i suoi deputati alle manifestazioni. Uno giorno si riferisce a Karamanlis, un altro giorno a Samaras. Loda l’atteggiamento di suo padre come primo ministro nel 1992, l’altro giorno segue l’atteggiamento di colui che ha rovesciato il governo di suo padre. È davvero difficile seguire le contraddizioni e le trasformazioni del signor Mitsotakis. Ma so che su questioni così difficili nessuno può essere glorificato nascondendosi.
La questione del nome della FYROM non è una questione ad uso e consumo interno, come pensa lui, per continuare a giocare a lungo. Sarà costretto molto rapidamente, dall’evoluzione delle cose, a prendere una posizione. Per quanto difficile possa essere per lui.
Continueremo a lavorare responsabilmente per ottenere il miglior risultato possibile in una trattativa che inizia ora, con l’obiettivo non di giocare, ma di risolvere un problema che affligge la vita politica, e condiziona pesantemente la nostra politica estera e diplomatica da più di 25 anni. E credo che i prossimi sviluppi ci daranno ragione.

Compagne e compagni,
Il 2018 sarà un anno miliare per il paese. Perché chiude il cerchio dei Memorandum. Allo stesso tempo, però, si apre un potenziale significativo per formare il quadro della nuova era. L’era del dopo Memorandum. Vorrei, però, da questo podio, mettere una domanda al fine di avviare una discussione significativa tra di noi.
Dopo il Memorandum cosa?
Cercherò di dare alcune risposte in linee generali. Per avviare il dibattito tra noi e trovare le nostre coordinate.
Credo che la nostra risposta debba avere tre filoni.
– Il primo riguarda il settore della produzione.
L’aumento dell’interesse degli investimenti, l’accesso delle aziende greche al prestito con tassi preferenziali, l’utilizzo dei fondi comunitari ESPA, sono solo alcune delle condizioni che rendono visibile una prospettiva di recupero dinamico dell’economia greca nei prossimi anni. Ma è tanto importante quanto la produzione di nuova ricchezza, anche una sua redistribuzione equa. Non si deve, insomma, ripetersi il lavoro del periodo dell’invasione della modernizzazione: gli indicatori di prosperità, una casta di appaltatori e imprenditori che traggono profitti spropositati e lavoratori che vivono con salari bloccati come le loro condizioni di vita. Il modo allora per avere uno sviluppo equo e sostenibile passa per l’orientamento della produzione verso aree in cui il paese ha vantaggi comparativi, ma anche dalla creazione di lavori fissi con salari decenti. Gli investimenti in settori dall’alto valore aggiunto, offriranno nuove possibilità per l’ottimizzazione del reinvestimento puntando al miglioramento del prodotto e, dall’altra parte salari migliori potranno trainare in positivo i consumi privati. Un processo che praticamente porterà ad allargare il ciclo economico, ciclo invece ridotto negli anni dell’austerità e della recessione.
– Il secondo riguarda la giustizia sociale.
In primo luogo nel campo del lavoro, che è il più importante. Dobbiamo ripristinare la contrattazione collettiva, continuare la lotta contro il lavoro sommerso o nero ed avere un rigoroso rispetto della legislazione del lavoro. Coloro che hanno versato lacrime di coccodrillo per i giovani, uomini e donne che sono dovuti andare via negli anni della crisi, si dimenticano che la considerazione principale per queste persone era la disperazione per le condizioni di lavoro e il lavoro pagato malissimo. Per noi, quindi, la fine del periodo dei Memorandum e l’uscita dalla crisi significa il ripristino di questa realtà. Ed è pertanto una priorità assoluta quella di invertire completamente la deregolamentazione delle politiche del lavoro, al fine di consentire ai più giovani, uomini e donne, che hanno alti titoli scientifici, di rientrare nella produzione alle condizioni migliori.
Poi, nel settore dello Stato sociale. Il nostro principio è l’assoluta parità di accesso per tutti i cittadini alla Salute e all’Istruzione. Ai Servizi sociali. E la scommessa è quella di aumentare la qualità ancora di più dei servizi forniti per coprire adeguatamente i bisogni.
– Il terzo riguarda la questione della tassazione.
Abbiamo previsto già specifiche misure di alleggerimento, dalle c.d. contromisure che abbiamo adottato per il 2019, che sono incluse nella seconda valutazione, ma di certo non possiamo fermarci a questo. Non c’è alcun dubbio che, al fine di essere in grado di seguire i termini del risanamento dei conti pubblici, anche se lieve, nel nostro paese ci sono stati molti che hanno fatto fallire le loro aziende per portare all’estero i loro soldi. E sono molte queste aziende. Molti e molte hanno creato società offshore evitando da tempo di pagare le tasse, mentre il carico fiscale è diventato grande per la cosiddetta classe media. È quindi tra le nostre priorità, trovare il modo che il potenziale di crescita dell’economia greca, che sicuramente avrà un impatto positivo anche sulle entrate che vogliamo avere, si rifletta in una serie di interventi positivi nel campo fiscale, soprattutto a favore degli strati medi e bassi che ne hanno davvero bisogno.
E permettetemi di parlare di una quarta condizione per il periodo dopo i Memorandum, che ha iniziato a rappresentare un elemento fondamentale della nostra politica dal primo momento in cui abbiamo avuto il governo e non ha nulla a che fare direttamente con l’economia, ma forse indirettamente con essa visto che rappresenta un fronte sempre aperto, di intreccio tra politica e imprese: la corruzione.
Il paese non può andare avanti se alcune persone sono al di sopra della legge e ne evitano le conseguenze. Molti hanno perso il sonno dal giorno in cui abbiamo preso la direzione del governo e abbiamo promesso di mettere in evidenza una serie di casi, e abbiamo creato Commissioni di inchiesta nel parlamento e credo che i fatti abbiamo confermato loro che avevano ragione ad avere paura. È chiaro che il sistema delle tangenti, delle clientele e dei triangoli degli intrecci tra imprese, politica e stato è arrivato alla fine. . .
Ed è più chiaro della luce del sole e lo sanno molto bene quelli che sono esposti di fronte alla legge, e fanno tutto quello che possono – anche alleanze disperate – giocando direi le chance che gli restano, per fare opposizione a questo governo che c’è e non sarà mai sottomesso alle loro mani. Vi assicuro che vale qui perfettamente quello che ha detto Euclides ai deputati nell’ultima riunione mi sembra di una Commissione del parlamento… che credo abbia detto esattamente così: “Ancora non avete visto niente…”
Compagne e compagni
È certo che le risposte che ho cercato di delineare in modo generale si offrono come uno spunto di riflessione al dibattito nel corso di questi due giorni della riunione del Comitato centrale per l’ era del dopo i Memorandum, perché sicuramente questo dibattito non può essere chiuso, credo che valga la pena di organizzare non solo una riunione del Comitato centrale, dedicata a questo dibattito e al nostro programma, al nostro piano di sviluppo economico, produttivo e sociale a medio termine, possibilmente sarà necessario di organizzare un Congresso permanente per delineare il nostro completo progetto.
È allora certo, anche dalle risposte che brevemente ho cercato di dare, che i nostri pilastri sono diametralmente opposti ai punti di vista della destra anacronistica del Sig. Mitsotakis.
Di una parte politica che vede sconfitti, uno dopo l’altro, i propri piani di destabilizzazione e che non possa prendere piede la propaganda del catastrofismo senza precedenti.
Di una parte politica che ogni giorno che passa dimostra tre aspetti della sua consistenza politica.
– Prima di tutto stanno costantemente dimostrando quanto sono socialmente analgesici.
Lascio da parte le teorie raccapriccianti sulla legge naturale delle disuguaglianze sociali. Lasciatemi arrivare ai fatti recenti. Il loro voto negativo ieri in parlamento di rigetto della misura che prevede che i lavoratori saranno i primi ad essere indennizzati rispetto agli altri creditori in caso del fallimento di una impresa. In effetti, è degno del coraggio di queste persone, dimostrare costantemente la loro arroganza ed in ogni occasione quanto sono socialmente rigidi. Da un certo punto di vista è il loro coraggio perché non nascondono il loro vero volto, dall’altra parte pero è anche arroganza perché si rivolgono ai lavoratori, alle persone che in questi ultimi anni, gli anni della crisi, sono stati colpiti e certamente la cosa peggiore che potrebbe fare uno, in particolare per i lavoratori delle imprese a rischio, è quella di votare contro tale misura. Come se non bastasse, la stessa notte ci hanno comunicato una loro proposta – votando dal loro punto di vista la questione dello sciopero – sostenendo l’effettiva abolizione dello sciopero, difendendo fino agli estremi gli argomenti del FMI, come quelli presentati al tavolo dei negoziati e sono stati respinti con una battaglia molto dura, ma certamente in gran parte sono le argomentazioni che qui in Grecia sostengono degli Industriali di SEB, ma anche tanti altri.. .
– Il secondo aspetto riguarda il loro “avventurismo politico”.
Dopo essersi affiancati in ogni fase dei negoziati alle voci più estreme dei creditori, dopo essere andati in visita a Bruxelles per calunniare il governo greco con i funzionari dell’Unione europea, ricordate, l’anno scorso quando abbiamo dato il Dividendo Sociale, hanno votato contro questa misura in parlamento… da Berlino, infatti, mentre loro incontravano il signor Schäuble, hanno mandato uomini del loro ambiente a parlare con gli investitori per impedire loro di investire nel paese, perché ritenevano che si sarebbe conclusa la terza valutazione e ci saremo perduti di nuovo in una negoziazione senza fine e nella distruzione. Questo è quello che dicevano. Ora, dopo essersi convinti che non cade il governo e che l’economia non è distrutta, sperano che questo succeda attraverso la questione del nome della FYROM e si rifiutano di aderire alla posizione nazionale e alla posizione del governo rifiutando di prendere ancora posizione. Dimostrano l’avventurismo politico più estremo e la politica nazionale più irresponsabile.
– Terzo aspetto, il loro svantaggio morale.
Le dichiarazioni obbligatorie dei redditi e dei beni perdute, offshore nei paradisi fiscali, i prestiti del giornale di Chania “Kirikas”, i regalini della Siemens e naturalmente l’uomo che a causa della cattiva Sinistra non ha avuto una via dedicata al suo nome, il Sig. Papastaurou, che denuncia la sua persecuzione politica.
Nuova Democrazia, quindi, ha un grave problema se il paese esce dai Memorandum e per tutti questi motivi sopra esposti non riesce a nasconderlo. E lasciatemi dire che questo è il motivo principale per cui non sono affatto felici di ciò che stiamo facendo. Non sono affatto contenti che usciamo dai Memorandum.
Ma lasciatemi anche dire che non è solo la Nuova Democrazia. Ce ne sono altri, che sono addestrati alla protezione e all’immunità forniti dal vecchio sistema politico che sono in ansia. E sapetelo che non vivono a Bruxelles o a Berlino, quelli che fanno piani malvagi che non abbiano successo le nostre azioni. Vivono qui, parlano fluentemente greco. Ma si nascondevano anche loro dietro le richieste dei creditori. Ma quando i creditori cesseranno di essere l’alibi, le maschere cadranno. Devono sapere bene tutti questi che la fine fissata per l’uscita dai Memorandum non la può fermare nessuno. Per quanti ostacoli potranno mettere in piedi non potranno fermarci. Lo devono mettere molto bene nelle loro teste.
Compagne e compagni,
Voglio chiudere con qualcosa che riguarda la nostra stessa strategia. La strategia della Sinistra in Grecia e in Europa. Per circa cinque anni e mezzo, SYRIZA è stato la più grande forza di Sinistra in tutta l’UE. Ed è chiaro che il nostro percorso dà il tono della strategia della Sinistra a livello europeo. Abbiamo combattuto grandi lotte, non solo nel nome di un intero popolo, ma anche nel nome dei popoli europei che vedono l’Europa consegnata ai dettami dei tecnocrati e il neoliberismo. Abbiamo preso decisioni difficili, ma siamo riusciti a rimanere in piedi nella lotta per il cambiamento degli equilibri e delle politiche a livello dell’UE.
Oggi, tre anni dopo, penso che giustamente crediamo che abbiamo fatto bene. Perché la Grecia ha trovato una via d’uscita, perché in Europa anche la nostra presenza ha spostato in modo significativo l’agenda dei dibattiti in una direzione più progressista. Poiché abbiamo visto dentro questa strada, la Sinistra trovare la sua strada in un certo numero di paesi. Perché abbiamo visto una parte della socialdemocrazia diventare perplessa, e rivolgere il suo sguardo a sinistra. E naturalmente perché abbiamo l’ottimismo che questi processi continueranno nel prossimo periodo.
In questi anni, tuttavia, siamo stati attaccati in modo indecente e sempre con una grande dose di “didatticismo”. Principalmente da rappresentanti delle forze politiche del campo conservatore. Ma anche da forze che si auto-definiscono alla nostra sinistra. La verità è che entrambe le parti sono ora relativamente imbarazzate e perplesse rispetto al nostro corso. Gli uni perché sentono ogni giorno di più aumentare le voci in Europa che parlano delle rotture progressiste che abbiamo messo sul tavolo negli anni passati. Gli altri, che si autodefiniscono alla nostra sinistra, perché hanno scelto il divorzio dalla logica dell’utilità sociale.
Entrambe le parti ci hanno accusato sotto diversi punti di vista, ciascuno di loro a motivo delle nostre relazioni con il realismo. Perché non abbiamo un piano realistico. Perrché ci siamo sottomessi al realismo. . .La verità è che ovviamente siamo realistici. Solo che è una cosa è il realismo che ti richiede di sottometterti alla politica esistente. E un altro è il realismo che ti porta a fare l’analisi concreta della situazione concreta. Il secondo è la nostra scelta. Scelta per interpretare la situazione ed agire a vantaggio di coloro che ci hanno dato la responsabilità di rappresentare. E abbiamo servito e continuiamo a servire questa responsabilità. Con vigore, con determinazione, con fede nei valori e nei principi. Principi che ci hanno spinto nel fuoco della battaglia, non nella fuga. Principi che ci guidano con ancora maggiore determinazione nel grande sforzo di progettare ed essere quelli che realizzeremo ” il giorno dopo” per la nostra patria, la nuova era, il periodo post Memorandum che viene dopo i nostri sforzi, che arriva e che dobbiamo essere noi a pianificarlo ed attuarlo per non perderci il sudore, i sacrifici, le lotte e le angosce del popolo greco.
Con coraggio e determinazione sono sicuro che pianificheremo e saremo noi a realizzare le nostre idee, i nostri punti di vista e i nostri piani per questa nuova era, il nuovo giorno che sta nascendo per il nostro paese e il nostro popolo. Presto, credo.

Traduzione: A. Panagopoulos

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Adsense