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“Per Veronesi il biotestamento aveva un valore profondamente educativo. Obbliga a interrogarsi su come si vorrebbe concludere la vita” – huffingtonpost.it

Risultati immagini per biotestamentohuffingtonpost.it – “Per Veronesi il biotestamento aveva un valore profondamente educativo. Obbliga a interrogarsi su come si vorrebbe concludere la vita”Il blog di Fondazione Veronesi sulla legge per il testamento biologico – di Marco Annoni Fondazione Veronesi

Un uomo di settant’anni era arrivato in pronto soccorso in condizioni di salute precarie, privo di coscienza e con un tasso alcolemico nel sangue molto alto. Tutti i tentativi di risvegliarlo si erano rivelati inutili.

Fatto insolito, come riportato sul New England Journal of Medicine, sul petto del paziente i medici avevano trovato un tatuaggio con la scritta “Non resuscitare sotto la quale compariva una firma, anch’essa tatuata. Inizialmente i medici avevano deciso di stabilizzare il paziente e ignorare il tatuaggio.

Non essendo però convinti della scelta, si erano poi rivolti a un servizio di consulenza etica il quale li aveva persuasi a cambiare idea. L’argomento utilizzato era che difficilmente una persona vorrebbe tatuarsi un messaggio del genere senza essere del tutto convinta ci ciò che vuole davvero.

Nel mentre, un assistente sociale era riuscito a recuperare un documento ufficiale nel quale il paziente aveva già attestato le proprie volontà di non essere rianimato in nessun caso.

Nella notte la salute del paziente era peggiorata, portandolo rapidamente alla morte: senza che i medici ricorressero alla rianimazione cardiopolmonare o altre tecniche di assistenza respiratoria.

 Questo caso è molto simile a un altro avvenuto solo pochi anni prima, nel quale un uomo di sessant’anni si era presentato in ospedale per sottoporsi a un’operazione.

Anche in questo caso, descritto sul Journal of General Internal Medicine il paziente aveva tatuato sul petto le lettere “D.N.R.”, dall’inglese “do not resuscitate”. Poco prima dell’operazione, però, i medici si erano accorti che il paziente aveva indicato nei moduli di consenso che, in caso di necessità, desiderava invece essere rianimato.

Chiedendogli delle spiegazioni visto il tatuaggio, il paziente aveva risposto che, anni prima, aveva fatto una scommessa con i colleghi: chiunque avesse perso a poker si sarebbe tatuato “D.N.R.” sul petto. Fortunatamente per questa persona, la sua non era una situazione di emergenza e quindi i medici hanno potuto accertare quali fossero le sue reali volontà con delle semplici domande dirette.

 Questi due casi mostrano come per i medici, a volte, può essere molto facile compiere degli errori se non si ha la possibilità di accertare direttamente le volontà del paziente. Ecco perché è importante dotarsi di strumenti come le “disposizioni anticipate di trattamento”, e cioè di strumenti come il testamento biologico o (biotestamento).

Tali strumenti, infatti, permettono al paziente di indicare le proprie volontà in modo anticipato e quindi al medico di decidere anche in scenari di incertezza. Inoltre, cosa spesso sottovalutata, ciò permette di scegliere anche come disporre del proprio corpo dopo la morte, e cioè se essere cremati o sepolti, se avere un funerale religioso e se – cosa forse più importante tra tutte – diventare dei donatori di organi.

 Naturalmente, l’espressione delle proprie volontà “ora per allora” pone diversi problemi pratici, a partire dalla questione di come tali volontà debbano essere accertate e poi conservate. Tuttavia, come già osservato dal Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi, queste difficoltà pratiche non possono e non devono costituire una scusa per rimandare ulteriormente il riconoscimento legale, anche nel nostro paese, del diritto a poter redigere e vedere poi rispettato nella pratica il proprio testamento biologico e quindi la propria volontà.
 Questo per almeno due ragioni. In primo luogo perché c’è da sperare che oggi esistano degli strumenti adeguati che consentano di esprimere le proprie volontà anche nei quei casi in cui, per un motivo o per l’altro, non fossimo più sufficientemente autonomi.

In secondo luogo, perché, come già osservava Umberto Veronesi, compilare il proprio testamento biologico ha “un valore profondamente educativo” perché obbliga … ad affrontare i temi esistenziali, a dibatterli e a interrogare se stessi su come ciascuno vorrebbe concludere il proprio ciclo biologico”.

Questo è vero sia a livello personale, sia a livello collettivo. Ragionare su temi quali il testamento biologico è, infatti, importante per ciascuno di noi così come è importante per tutta la società.

Per questi motivi la legge sul biotestamento è così importante: non solo perché rappresenta l’estensione di un diritto oramai accertato – quello al consenso informato e al rifiuto delle terapie –, ma anche perché costituisce la possibilità per tutti di riflettere su temi cruciali come quello dei diritti e delle volontà nelle fasi finali della propria vita.

L’alternativa, se la legge non fosse passata, sarebbe stata quella di andare avanti da soli. O, eventualmente, cercarsi un buon tatuatore.

Per approfondire vai su www.fondazioneveronesi.it

 

Sorgente: “Per Veronesi il biotestamento aveva un valore profondamente educativo. Obbliga a interrogarsi su come si vorrebbe concludere la vita”

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