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Russiagate, Flynn si dichiara colpevole «Ero d’accordo con il genero di Trump»

L’ex consigliere per la sicurezza incriminato per aver mentito all’Fbi in merito alle discussioni private avute con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak. E secondo l’Abc sarebbe pronto a dichiarare di essere stato indotto a mentire dal presidente

di Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington

A un passo dalla Casa Bianca. Il super procuratore Robert Mueller incrimina l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn e lui chiama in causa Donald Trump e Jared Kushner, il genero del presidente. L’ inchiesta sul Russiagate può ora avere conseguenze devastanti sulla presidenza degli Stati Uniti.

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Ancora Hillary

Ieri mattina l’ex generale a tre stelle si è presentato davanti alla Corte federale di Washington dove si è riconosciuto «colpevole» per aver mentito agli agenti dell’Fbi nel corso dell’interrogatorio del 24 gennaio 2017. Al centro dell’attenzione due contatti tra Flynn e Sergey Kislyak, ambasciatore russo a Washington. Il reo confesso, secondo la tv Abc, sarebbe pronto ora a «testimoniare contro Donald Trump». Sarebbe stato direttamente il presidente a spingerlo a stringere il rapporto con i russi. Secondo altre indiscrezioni, pubblicate dal Washington Post l’ex generale si sarebbe, invece, «coordinato» con Kushner, il marito di Ivanka Trump. Tutti e due consiglieri nello Studio Ovale.

Ricostruzioni smentite dalla Casa Bianca. L’avvocato Ty Cobb, ha diffuso questa nota: «La dichiarazione di colpevolezza non coinvolge nessun altro se non il signor Flynn. Per le sue false affermazioni fu costretto a dimettersi». Ma un funzionario della presidenza, citato da Nbc News, definisce, in via riservata, «davvero molto, molto, molto brutte» le notizie in arrivo. È una tempesta, attesa per altro, su Washington. Trump è furibondo. Solo l’altro ieri aveva insistito con i leader repubblicani del Congresso per chiudere le inchieste parlamentari in corso sul Russiagate. Ma il problema è Mueller.

Il super procuratore si sta avvicinando al nerbo della questione: i consiglieri di Trump e quelli di Vladimir Putin hanno collaborato per danneggiare Hillary Clinton? Nelle carte depositate ieri non c’è ancora la risposta. Flynn riconosce di aver mentito su due circostanze all’Fbi, minimizzando i contatti con Kislyak. Nel dicembre 2016 faceva parte del «Transition team» del presidente neo-eletto. Il 28 dicembre gli telefonò il diplomatico russo: voleva capire quale fosse l’atteggiamento dell’amministrazione entrante rispetto alle sanzioni decise il giorno prima da Barack Obama, come risposta alle interferenze di Mosca nella campagna elettorale. Flynn, e qui c’è il primo passaggio, racconta di essersi consultato con «un senior official», un personaggio di spicco, della Trump Tower. Ricevuto il via libera, chiese a Kislyak di non alimentare l’escalation. Il 30 dicembre Putin dichiarò pubblicamente che la Russia non avrebbe adottato misure di rappresaglia.

Altro episodio. Il 21 dicembre, nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’Egitto presenta una mozione contro gli insediamenti di Israele nei Territori occupati. Il 22 «a very senior member» del «Transition team», sollecita Flynn a fare un giro di telefonate, chiedendo anche ai russi di non votare la risoluzione egiziana. L’ex generale attiva la linea con Kislyak che assicura: noi voteremo contro. Fin dove è arrivato questo scambio di favori? Mueller è al lavoro.

Sorgente: Corriere della Sera

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