Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

risurrezione centrosinistra – Tiscali Notizie

Renzi chiama. Da Prodi a Veltroni, Fassino in prima linea: “Ci proviamo, una coalizione è possibile e necessaria”. Il colpo di mano degli ex Sel con Pisapia che poi ha detto basta. Boldrini va da Grasso: ticket insieme? E tra Liberi e Uguali si cominciano a contare i posti in lista

Avanti con la coalizione. Nel giorno delle macerie ci vuole il passo fermo di Fassino, che  già guidò la fusione Ds e Margherita, e il sangue freddo del Professore per provare a ritrovare la strada. I due si sono incontrati ieri di prima mattina, alle 8. Prodi ha dato il via libera: “Il processo va avanti, si tenterà di nuovo perché secondo me è un processo importante e utile al Paese”. Fassino s’è messo sulle spalle una nuova giornata di incontri, Socialisti, verdi, centristi, da Dallai a Casini, Massimo Zedda, il sindaco di Cagliari riferimento di Pisapia nell’isola e altri di quell’area che non hanno alcuna intenzione di andare con la lista guidata da Grasso e Boldrini visto che da ieri, ufficiosamente, la presidente della Camera ha avviato trattative per garantire “almeno 4-5 posti in lista agli ex Sel orfani di Pisapia”. In serata, completato il viaggio di “ascolto” iniziato il 17 ottobre che lo ha portato in 107 province, ieri l’ultima tappa a Ragusa, ha parlato anche Matteo Renzi. Ospite di Paolo Del Debbio a Quinta colonna su Rete 4, ha tracciato la strada. “Il Pd andrà alle elezioni con una lista di centro, anche se Alfano non sarà candidato, con una lista di sinistra, anche se Pisapia non sarà candidato, e poi vedremo se anche altri: spero si possa fare l’accordo con la lista “+Europa” di Bonino, Magi e Della Vedova”. Il terremoto è stato forte. Ma intorno a sé il segretario non vede solo macerie.

Una riunione drammatica

Occorre fare un passo indietro. E tornare a mercoledì pomeriggio, all’hotel in via Cavour a Roma dove Giuliano Pisapia aveva riunito la cerchia ristretta del Campo progressista romano. A cominciare dall’onorevole Ciccio Ferrara e Marco Furfaro.

Ci sono state due riunioni quel giorno: la prima ristretta al gruppo dei pisapiani; la seconda allargata alle altre sigle che avrebbero dovuto formare la lista a sinistra con Pisapia. Testimoni raccontano un Pisapia “distrutto umanamente”. Ma non per colpa dello ius soli. Bensì perché gli ex Sel, “quasi con un colpo di mano”, lo avrebbero messo davanti al fatto compiuto: non possiamo andare con il Pd, non possiamo andare con Renzi, “guarda dove ha messo la riforma della cittadinanza”. Una scusa. Una bugia. “Per quello che mi riguarda non se ne parla di andare con chi ha spaccato il Pd” avrebbe chiuso Pisapia. Da qui il comunicato quasi disperato dell’ex sindaco di Milano, “né con il Pd né con Grasso, io rinuncio”. Nonostante la quasi contestuale rinuncia di Alfano che è sempre stato il vero grande ostacolo all’alleanza.

Prodi, che aveva puntato molto sull’ex sindaco per ricostruire “quel campo di centro sinistra largo e aperto”, proverà a parlare con Pisapia nei prossimi giorni. L’esperienza del Campo ha comunque dato i suoi frutti sul territorio. E se il leader volesse fare un passo indietro, cosa faranno gli uomini e le donne che in questi 15 mesi hanno animato l’esperienza sul territorio delle Officine delle idee? Ieri hanno scritto un comunicato perché non hanno alcuna voglia di morire. “Siamo convinti che le ragioni e gli obiettivi per cui ognuno di noi si è impegnato in Campo Progressista non svaniscano certamente con questa competizione elettorale. Le reti che abbiamo costruito, le energie liberate, le idee e le proposte avanzate in questi mesi non saranno disperse. Ringraziamo Giuliano Pisapia per l’impegno e la generosità che ha messo in campo e accogliamo con entusiasmo il suo invito a non mollare”. Seguono le firme di dodici coordinatori. Impegno ed energia in favore di chi?

La “frittata” venuta male

E’ probabile che Prodi chieda a Pisapia, nel rispetto della sua scelta, di guidare quelle persone e quelle energie anche dall’esterno. “Quella di Pisapia – ha voluto precisare – non è una defezione perché non aveva ancora deciso. Ha studiato il campo e non ha trovato in se stesso o nel gruppo di riferimento le motivazioni per andare avanti. E questo mi dispiace”. Come il tentativo che Fassino ed io abbiamo fatto di incollare la situazione: la colla non ha funzionato”. Ospite alla rassegna di libri alla Nuvola nella Capitale, il Prof non ha perso l’ironia. “Sono tornato dall’Albania ieri sera e ho trovato un problema. Del resto, non tutte le frittate vengono bene…”. Ma ci si deve riprovare. Il processo, ha aggiunto il Professore, “va avanti, si tenterà di nuovo perché secondo me è un processo importante e utile al Paese e il Pd deve capire quelle domande di politiche di sinistra”.

Fassino il tessitore

Subito dopo il faccia a faccia con Prodi è ripreso il lavoro di “tessitore”di Piero Fassino. Ha incontrato Arturo Parisi, Luigi Manconi, Giulio Santagata, Riccardo Nencini presidente dei Socialisti Italiani,  Angelo Bonelli portavoce della Federazione dei Verdi, Massimo Zedda di Campo Progressista e Sindaco di Cagliari, Lorenzo Dallai di Democrazia Solidale. In serata Pierferdinando Casini, reduce dall’ennesima giornata di veleni in Commissione banche, e punto di riferimento per una formazione progressista di centro.  Ma è stato l’incontro con Prodi la chiave della giornata. “Il presidente Prodi – ha detto Fassino – accompagna con attenzione la costruzione della coalizione, incoraggiando a perseguire alleanze che consentano al centrosinistra di presentarsi agli elettori con una proposta credibile e capace di evitare che l’Italia possa essere preda della destra o del populismo”. C’è il rammarico per la scelta di Pisapia “ma resta intatta la nostra volontà di dare corso ad una coalizione di centrosinistra aperta, plurale e inclusiva”.

Il piano B

Renzi chiude “Destinazione Italia”, ieri l’ultima tappa a Ragusa. E  pensa al piano B. Ci deve sempre essere un piano B. Ieri ha sentito Prodi, Fassino, Veltroni, i padri nobili e la linea è quella di insistere, tentare ancora. Anche con Pisapia, dopo che avrà superato la delusione. E intanto con chi dei suoi ci sta ancora. Massimilano Smeriglio, ad esempio, Ragosta, Stefàno e quella società civile che si è mobilitata intorno all’ex sindaco. Il Verde Angelo Bonelli non ha dubbi da che parte stare. “Il 16 riunisco a Roma gli ambientalisti, ho chiesto a Renzi di esserci”. I Verdi hanno votato: il 73 per cento ha scelto di dare vita ad una lista di sinistra. I socialisti di Nencini. Alla Camera è arrivato un emendamento alla manovra che consente di ridurre di un quarto le firme alle liste neonate, come chiede Emma Bonino. Sono stati definiti anche i collegi elettorali, 16 le modifiche per i 445 collegi: Rignano, il collegio di Renzi, andrà con quello di Firenze e non più con Livorno; Castelfiorentino va con Empoli.

In serata Renzi è stato ospite di Del Debbio a Quinta colonna. Ha parlato di banche (“ci sono stati scandali enormi: Mps, banche venete, ma si parla solo di banca Etruria e di Boschi, questa vicenda deve essere chiarita e chi ha sbagliato deve pagare, comunque si chiami”), di Bankitalia (“se insisto a dire che voglio la verità non è perché sono un vendicatore ma perché i manager che hanno truffato non hanno pagato, per il momento, ma chi ha i conti correnti sì”), di tasse (“scaricare tutto, scaricare tutti”) lavoro “perché è questo che mi hanno chiesto gli italiani che ho incontrato in questo bellissimo viaggio attraverso il Paese”. E poi la coalizione: “Avremo una lista di centro senza Alfano e uno a sinistra anche senza Pisapia”. Intanto prima di Natale ci sarà una Direzione. L’ha chiesta, come sempre, Andrea Orlando.

Tensioni anche a sinistra

Intanto i nuovi arrivi creano qualche scompenso tra Liberi e Uguali. Laura Boldrini tace ma tutti danno per scontato che andrà “con Grasso”. Non prenderà il posto di Pisapia, come qualcuno aveva provato a dire ieri. Andrà lei e un gruppetto di parlamentari per cui avrebbe già trattato i posti in lista. Sembra facile. Ma, ad esempio, con quale ruolo andrà Laura Boldrini? Un ticket con Grasso sembra improbabile. E poi i posti nelle liste non sono così abbondanti come sarebbe a questi punto necessario per accontentare tutti. Sinistra italiana, ad esempio, non avrebbe alcuna voglia di rinunciare a posti in lista per lasciare spazio a chi un anno e mezzo fa lasciò Sel per andare nel Pd. “Ci hanno fatto la guerra per più di un anno e ora vengono con il piattino in mano?”.

Ieri, su Il Foglio, c’era un’intervista con Beppino Caldarola, direttore della rivista dalemiana ItalianiEuropei. “Grasso leader, cioè un magistrato, mi fa venire l’orticaria”. C’è la questione del giustizialismo, che così non viene certo superata. Ma soprattutto, ha spiegato Caldarola, “avevo immaginato che la fuoruscita dal Pd di questi compagni fosse frutto della seguente elaborazione: è finita la stagione del centrosinistra, rimettiamo il trattino all’alleanza sinistra-centro”. Che significa però che “la sinistra si allea sulla base di un programma con una forza di diverso orientamento, cioè il Pd”. Anche a sinistra, come si vede, le idee sono ancora confuse.

Sorgente: risurrezione centrosinistra – Tiscali Notizie

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

adwersing