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Il processo per la strage mafiosa di Duisburg potrebbe essere rivisto 

Giovanni Strangio non ha partecipato alla strage di Duisburg, siamo nelle condizioni di provarlo e, per questo, chiederemo la revisione del processo”. È quanto annuncia, in un’intervista al tg dell’emittente calabrese LaCTv e a LaCNews24.it, l’avvocato Eugenio Minniti, presidente della Camera penale di Locri e responsabile dell’Osservatorio dell’Unione delle camere penali italiane per il giusto processo e il doppio binario.Giovanni Strangio è stato condannato all’ergastolo in via definitiva dalla Corte di Cassazione il 9 giugno 2016 come responsabile del massacro che il 15 agosto del 2007 fece conoscere al mondo la brutalità della ‘ndrangheta.La strage, secondo la sentenza divenuta definitiva, sarebbe maturata nel contesto della faida di San Luca, che vide contrapporsi i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, sin dalla cosiddetta strage di Carnevale del 1991. Capitolo conclusivo, appunto, la strage consumata in Germania, nel Ferragosto del 2007, quando persero la vita, davanti al ristorante “da Bruno”, Marco Marmo, Francesco e Marco Pergola, Tommaso Francesco Venturi, Francesco Giorgi e Sebastiano Strangio. L’avvocato Minniti annuncia che Strangio chiederà la revisione del processo sulla scorta di tre elementi nuovi acquisiti dopo la pronuncia della Suprema corte: una testimonianza che allontanerebbe l’imputato dal luogo della strage, alcune intercettazioni acquisite nel processo “Gotha”, in corso a Reggio Calabria e che vede imputati i cosiddetti “invisibili”, ovvero l’èlite della ‘ndrangheta, e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ex affiliato alla Camorra, secondo il quale, dice l’avvocato Minniti, “la strage di Duisburg non c’entra nulla con la strage di San Luca, dietro ci sarebbe invece un traffico internazionale di eroina”.Storia della strage che sconvolse l’EuropaEra la notte tra il 14 e il 15 agosto del 2007. A Duisburg, cittadina della Germania occidentale, furono uccise in un agguato sei persone. Fu la strage che fece conoscere al mondo la forza della mafia calabrese, la ‘ndrangheta. Nell’agguato di Ferragosto morirono Tommaso Venturi, 18 anni; Francesco e Marco Pergola di 22 e 20 anni; Francesco Giorgi, 17 anni; Marco Marmo, 25 anni, e Sebastiano Strangio, 39 anni. Furono uccisi a colpi di mitraglietta davanti al ristorante-pizzeria ‘Da Bruno’ di proprietà della famiglia Strangio, originaria di San Luca, il paese della Locride noto per aver dato i natali allo scrittore Corrado Alvaro, ma anche per la lunga faida che ne ha insanguinato le strade. Protagonisti della guerra i clan degli Strangio-Nirta e quello dei Pelle-Vottari-Romeo. Le vittime avevano appena festeggiato i diciotto anni di Tommaso Venturi. I sicari entrarono in azione poco dopo le 2 del mattino e le sorpresero a bordo delle due auto su cui erano salite, una Golf e un furgoncino Opel. Più di settanta i colpi sparati, compreso il colpo di grazia alla testa esploso a ognuna delle vittime. La ‘ndrangheta calabrese, fino ad allora considerata un’organizzazione di secondo livello rispetto a quella siciliana, si manifestò drammaticamente nel cuore dell’Europa, sebbene già da anni avesse consolidato i suoi interessi nel settore degli investimenti immobiliari nelle capitali del vecchio continente e gestisse suoi traffici illeciti, come il traffico delle droghe pesanti grazie alle alleanze consolidate con i cartelli sudamericani. Secondo gli inquirenti, quella scritta in Germania era una nuova pagina della faida di San Luca che insanguinava il paese aspromontano già da 16 anni. Nel cuore della montagna calabrese si svolsero i funerali, fra stringenti dispositivi di sicurezza volti a prevenire colpi di mano delle cosche. Le indagini, avviate dalla Polizia tedesca in collaborazione con quelle italiane, si avvalsero anche della testimonianza di due persone. Fu possibile ricostruire degli identikit.La missione di morte fu interpretata come la risposta del clan “Nirta-Strangio” all’omicidio di Maria Strangio, avvenuto la sera di Natale del 2006, passato alle cronache come “strage di Natale”. Maria Strangio era moglie di Giovanni Luca Nirta. L’inizio della faida tra le cosche “Vottari-Pelle-Romeo” e “Strangio-Nirta”, viene fatto risalire dagli inquirenti al 10 febbraio 1991. Ad accendere la miccia un banale scherzo di Carnevale. Un gruppo di giovani legati al clan Strangio-Nirta lanciò delle uova contro un circolo ricreativo gestito da uno dei Pelle, detti “Gambazza, sporcando anche l’auto di un Vottari. Una lettura sancita nelle sentenze, diventate definitive, ma che gli avvocati di Giovanni Strangio, condannato all’ergastolo come componente del commando omicida, tenteranno di ribaltare seguendo la difficile pista della revisione del processo.

Sorgente: Il processo per la strage mafiosa di Duisburg potrebbe essere rivisto 

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