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Perché le morti nel Mediterraneo? La parola al Tribunale permanente dei popoli | Left

«Coscienti di interpretare le aspirazioni della nostra epoca, ci siamo riuniti ad Algeri per proclamare che tutti i popoli del mondo hanno pari diritto alla libertà: il diritto di liberarsi da qualsiasi ingerenza straniera e di darsi il governo da essi stessi scelto, il diritto di lottare per la loro liberazione, nel caso fossero in condizioni di dipendenza, il diritto di essere assistiti nella loro lotta dagli altri popoli».

Recita così il preambolo della Carta di Algeri del 1976, alla base dell’operato del Tribunale permanente dei popoli. A Palermo, nel plesso didattico Bernardo Albanese, dal 18 al 20 dicembre è in programma la seconda tappa del Tpp sui diritti dei migranti e dei rifugiati (la prima era stata a Barcellona a luglio). Fondato da Lelio Basso nel 1979 per commentare e combattere i soprusi e le violenze della fase post-coloniale e del neocolonialismo, con quarantaquattro sessioni e sentenze, è un organismo internazionale che si è ormai affermato tra i tribunali di opinione.

La violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate e la loro impunità” è il titolo della sessione del 2017-2018: la data di apertura  – il 18 dicembre appunto – non è casuale. Si è deciso di iniziare precisamente ventisette anni dopo la data dell’approvazione da parte delle Nazioni unite della “Convenzione per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie”, avvenuta il 18 dicembre del 1990.

«Es tiempo de hablar!»: aveva dichiarato Carlos Beristain, componente del Tribunale, durante l’ultima sessione a Barcellona, riferendosi alle migliaia di morti del Mediterraneo. Si parlerà di questo a Palermo: sono circa tremila le persone morte nel 2017 (3.771 nel 2015 e 5.022 nel 2016), nella speranza di arrivare in Europa attraversando il mare. Circa dieci al giorno secondo i dati riportati dall’Organizzazione mondiale per le migrazioniQuattrocento bambini, ha sottolineato l’Unicef nei giorni scorsi. Negli ultimi quindici anni sono stati 30mila le vittime, il 60 per cento delle quali rimasti senza identità.

La sessione prevede tre giornate: nella prima data viene introdotta la questione; si discute di violazione dei diritti fondamentali del rifugiato, dell’involuzione storica del ruolo del Mar Mediterraneo in Occidente da crocevia tra società diverse a frontiera, quindi verrà mosso l’Atto di accusa generale. Nella seconda giornata verrà dato spazio alle testimonianze; si parlerà del ruolo dei mass media, poi sarà mossa la requisitoria finale. Il 20, alle 16.30, la presentazione della Decisione della giuria del Tribunale Permanente dei Popoli.

La giuria internazionale del Tribunale è composta da sette membri: Franco Ippolito, magistrato e Presidente del Ttp; Philippe Texier, magistrato francese e vicepresidente del Tpp; Carlos Beristain, medico e psicologo spagnolo; Donatella Di Cesare, filosofa e docente all’Università la Sapienza di Roma e alla Normale di Pisa; Luciana Castellina, giornalista e politica; Francesco Martone, esperto in relazioni internazionali; Luis Moita, professore di teoria delle relazioni internazionali all’Università autonoma di Lisbona.

Sorgente: Perché le morti nel Mediterraneo? La parola al Tribunale permanente dei popoli | Left

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