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Il Pentagono affronta il movimento LGTBQ. (Il timore verso i giudici) 

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Si dice spesso, presso gli avvocati della tardiva post-modernità, che gli avversari del “progresso “, della ” liberazione”, dell’”uguaglianza “, eccetera, manipolano il concetto di LGTBQ per impedire qualunque progresso in questo percorso sociale del quale facilmente si può misurare con un doppio decametro larepressione  continua che subisce. A noi sembra  invece che avvenga piú o meno il contrario, diciamo che é” la comunità LGTBQ ”  ad essere una vasta nebulosa dove si mescolano, ciascuno per i suoi interessi, dei casi umani e dei gruppi umani, delle ideologie politiche radicali, degli interessi estremamente corporativi e Iper-capitalisti ed altri, con il beneplacito del Sistema, e che (la comunità LGTBQ ) si manipola  da sé, con tutta la risonanza  mediatica che assicura a vantaggio di tutte le componenti che abbiamo citato. Il fenomeno LGTBQ   comunque è un eccellente  occasione di ottimi rapporti per il Sistema nel suo lato finanziario e negli obiettivi ideologici di frammentazione entropica.

Non è dunque per niente che numerosi Gay Pride, per prendere questo esempio, sono sovvenzionati tanto dalle autorità ufficiali quanto dalle potenze del Corporate Power e dell’ iper-capitalismo. Justin Raimondo, egli stesso omosessuale ma di spirito indipendente e che sa che cosa vuol dire LGTBQ, e un altro omosessuale Glenn Greenwald, avevano denunciato a suo tempo  questa pratica, che riguardava il Gay Pride del 2013 a San Francisco . L’avvenimento è  esemplare: gli organizzatori di questa importante manifestazione avevano, in anticipo sugli evidenti pareri dei loro sponsor che rappresentavano il Sistema, scartato la possibilità di intitolare la festa a nome di Bradley Manning, transgender che stava per diventare Chelsea Manning, ma che aveva anche lanciato dei messaggi di allarme ed era stato imprigionato dopo aver trasmesso a WikiLeaks centinaia di migliaia di documenti segreti che illustrano le devastazioni degli eserciti filoamericani in Iraq e in Afghanistan.

(In seguito Barack Obama, verso la fine del mandato,  ha giudicato una buona politica per la sua carriera futura di leader morale del LGTBQ,  graziare  Chelsea Manning. Questo  si potrebbe chiamare senso della tempestività postmoderna-umanitaria,  con Obama  che gioca su tutta la scacchiera del sistema e giustifica in anticipo i sontuosi emolumenti che riceverà per i suoi giri di conferenze post-presidenziali a duecentomila dollari per serata.)

Questo preambolo che sembrerebbe piuttosto un inciso, cioè una digressione prima di scrivere l’articolo, ci conduce comunque al nostro argomento; perché al giorno d’oggi Bradley Chelsea Manning avrebbe senza dubbio qualche possibilità di essere trattato in modo diverso se l’esercito prendesse ancora una volta il rischio di applicare un transgender al maneggio di documenti segreti. In effetti a causa dei transgender il Pentagono ha appena promulgato una direttiva che contraddice una direttiva presidenziale, malgrado il Presidente Trump rivesta il ruolo supremo di Comandante in Capo di tutte le forze armate:  l’accesso dei transgender nelle forze armate non sarà limitato nè tantomeno bloccato a partire dal primo gennaio 2018, come aveva sperato Trump. Questa insubordinazione non ha niente a che vedere con le doti morali del LGTBQ  e invece ha tutto a che vedere con la “dittatura dei Giudici” e il disordine che regna in questa dittatura, e la potenza del sistema dei media.

L’affare è illustrato in questo breve testo che abbiamo tradotto e adattato partendo da un testo di infowars.com dell’ 11 dicembre 2017.

“Il  Pentagono permetterà alle persone transgender di arruolarsi nelle forze armate dopo il primo gennaio 2018, secondo quanto scrive l’Associated Press .

“Questo a dispetto degli ordini (?) del Presidente Trump che aveva twittato in luglio che dopo aver consultato i suoi generali, aveva preso la decisione di limitare il servizio delle persone transgender nell’esercito americano. Il Presidente aveva dichiarato che l’esercito doveva concentrarsi sulla capacità di ottenere delle vittorie e non poteva prendere in carico i costi medici esorbitanti e le altre difficoltà che accompagnano indubbiamente gli uomini e le donne transgender.

“La nuova decisione politica del Pentagono fa seguito a una pressione sociale e giuridica crescente per negare le differenze biologiche tra gli uomini e le donne.

Due Tribunali federali hanno sentenziato contro il tentativo di Trump di vietare il reclutamento di transgender; tuttavia possiamo interrogarci sulla validità queste istanze dopo che la Corte Suprema ha emesso una sentenza contro i giudici attivisti che tentavano di bloccare le limitazioni che il Presidente imponeva ai viaggi. Comunque sia, la direttiva del Pentagono sarà eseguita secondo le necessità, e se l’amministrazione Trump si appellasse contro le decisioni dei due giudici, questa direttiva non sarà annullata immediatamente ma continuerà ad avere effetto attivo fino alla sentenza definitiva, eventualmente della Corte Suprema. La scelta dei tempi del Pentagono nel decidere segnala che i capi del dipartimento credono molto poco al tentativo legale di ristabilire il divieto ordinato dal Presidente. In qualunque caso si resta in attesa effettivamente che la questione vada davanti alla Corte Suprema, che dovrebbe dare una sentenza definitiva che dica  che la decisione del Presidente e Comandante in Capo prevale su tutte le altre per quanto concerne l’amministrazione del funzionamento delle Forze Armate.”

Si noterà immediatamente il carattere molto specifico di una cosa che non sembra essere niente di meno di una insubordinazione. Nella realtà si può facilmente comprendere la posizione del Pentagono. L’ordine del Presidente Trump- e   resta ancora l’incertezza di determinare sotto quale forma esista questo ordine, poiché finora soltanto  un tweet è venuto a informarci delle  sue intenzioni, è stato annullato da due decisioni del tribunale che restano in vigore anche se si può pensare che la Corte Suprema annullerà queste sentenze, se le si chiederà di decidere, secondo la tendenza che ha manifestato quando ha revocato le sentenze che annullavano le decisioni del Presidente e che riguardavano gli spostamenti di certe categorie di persone (che avevano legami con certi paesi musulmani). Il Pentagono essenzialmente teme di essere trascinato in un imbroglio giuridico, e anche in più di uno se vi sono numerosi problemi di transgender che si vedono rifiutare l’arruolamento.

Problemi di questo tipo per di più sono complicati dalla mobilitazione di associazioni, dalla reattività dei mezzi di comunicazione sugli argomenti sociali e secondo una dialettica anti-Trump di cui conosciamo la popolarità presso i media anti-Sistema;  possiamo anche immaginare molto facilmente che in caso di esecuzione dell’ordine presidenziale nelle attuali condizioni (senza una sentenza della Corte Suprema), ci sarebbero numerose domande di arruolamento per pura provocazione, per cercare di innescare un processo con un altissimo impatto mediatico… E’ essenziale.. sappiamo bene che la battaglia occidentale per la sopravvivenza e il crollo, o meglio la sopravvivenza fino al crollo della sua contro-civilizzazione si sviluppa oggi su questi terreni della comunicazione e del terrorismo psicologico che ne deriva.

Comunque in questa situazione di blocco possiamo constatare diversi fatti.

•    La conferma che ora c’è negli Stati Uniti, a causa della situazione di crisi grandemente complessa, un ostacolo strutturale e legale estremamente importante nella gerarchizzazione delle forze armate, nel loro ordinamento, e soprattutto nella posizione delle Forze Armate rispetto all’autorità Suprema del Presidente Comandante-in-Capo. (Questo ostacolo lo ritroviamo anche in numerosi altri settori decisionali politici naturalmente).  Alla luce di questo conflitto qui illustrato, si spiegano e si chiariscono anche bene  i casi specifici che abbiamo visto, l’obbligo  della Marina Usa a rispettare delle quote razziali e LGBTQ da una parte,  dall’altra  la posizione dei comandanti del Comando Strategico (Strategic Command) che considerano l’eventualità di non obbedire a un ordine  del Presidente di lancio di armi nucleari se non dopo aver verificato, eventualmente presto presso dei giuristi, la sua “legalità”. Quest’ultimo caso non sembra più, alla luce di questi fatti, semplicemente un caso politico di eventuale insubordinazione perché il Presidente si chiama Donald Trump, ma anche un caso giuridico laddove il capo di grande unità si interroga effettivamente, rischiando di essere perseguito legalmente, circa la legalità dell’ordine del suo comandante supremo.

•    Si deduce dal punto precedente che esiste ormai una situazione di crisi strutturale dell’autorità del potere legislativo in generale e in particolare dello stesso Presidente. Questa constatazione vale anche perché la scalata di Donald Trump fino alla Casa Bianca ha scatenato un’enorme crisi, ma ormai sembra che si tratti effettivamente di una  crisi strutturale che mina il sistema di potere dell’Americanismo,  essenzialmente nell’ambito del potere legislativo, Trump o non Trump.

•    Per aggiungere un filo di complicazioni supplementari alla complessità straordinaria di questa situazione, si vede che il potere dei Giudici è anche esso gravemente diviso secondo correnti ideologiche. Il potere giudiziario stesso, risorsa di ultima istanza nel sistema della americanismo, è molto diviso tra due gruppi, o due poli di potere;

da una parte un gruppo di giudici federali molto attivi di orientamento social-progressista, espressamente nominati da Obama, il cui ruolo di “complottista demoniaco” deve sembrare fondamentalmente destabilizzatore e destrutturante in questo caso, giudici la cui certezza interiore è di avere un compito prima di tutto politico e sociale (social-progressista );

dall’altro lato  dei giudici più moderati se non conservatori, e soprattutto una Corte Suprema che, con la nomina di un nuovo giudice conservatore fatta da Trump dopo il suo arrivo (Justice) sembra ormai piuttosto a maggioranza conservatrice, in ogni caso molto reticente di fronte alle decisioni lassiste  e  liberali. Senza dubbio la Corte Suprema ha l’ultima parola, ma prima che vi si giunga le decisioni dei giudici social-progressisti, soprattutto quando sono di diniego (sospensione di un ordine, di una legge, di un provvedimento politico), sono spesso rispettate per tema di eventuali conseguenze giudiziarie…

Questo tipo di polarizzazione infine è  certamente sempre esistito, ma nelle condizioni di intesa bipartisan che permettevano sempre di arrivare ad un accomodamento che garantisse il funzionamento dell’insieme, ovvero del potere del sistema dell’americanismo, cuore pulsante del Sistema. Oggi non è più così, nel momento in cui la comunicazione, che permette di evitare l’aspetto sanguinoso delle contrapposizioni di un tempo, libera i più estremisti da qualunque freno di moderazione razionale e permette loro di esprimere i loro istinti esacerbati. Cosicchè il potere giudiziario, ultimo baluardo del sistema, è anch’esso fratturato e quasi bloccato, in ragione dei rallentamenti, delle innumerevoli tattiche di rinvio, delle provocazioni, delle pressioni, eccetera dei personaggi coinvolti, che non dissimulano più l’astio che provano gli uni verso gli altri.

traduzione a cura di GIAKKI49

Sorgente: Il Pentagono affronta il movimento LGTBQ. (Il timore verso i giudici) – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

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