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Paradossi del «Qexit»: i bond greci rendono meno del 4% e il Portogallo «supera» l’Italia

La Federal Reserve è arrivata ormai al quinto rialzo dei tassi negli ultimi 2 anni e prevede 3 ulteriori strette nel 2018, anche la Bce prima o poi concluderà il piano di riacquisti di titoli di Stato e si prepara quindi a ridurre le immissioni di liquidità. Il mondo è insomma sempre più alle prese con il «Qexit», la fine dell’era degli stimoli monetari che ha caratterizzato il dopo-crisi, ma chi investe nel mondo obbligazionario pare proprio non accorgersene. Basta guardare per esempio all’ammontare dei titoli che ha rendimento negativo, che in base ai calcoli di Fitch è addirittura aumentato a livello globale a 9.700 miliardi di dollari dai 9.300 di inizio anno. Oppure dare un’occhiata al rendimento del decennale greco, sceso proprio in questi giorni sotto la soglia del 4 per cento: non accadeva addirittura dal lontano 2006, un’altra era finanziaria.

Il Portogallo mette la freccia
Il mondo dei bond non sembra insomma curarsi proprio del rischio di una riduzione della liquidità e in molti casi del prossimo «ritiro» dei soggetti che finora sono stati i principali acquirenti diretti dei titoli (cioè le Banche centrali). Il tema che ci riguarda più da vicino è però l’exploit del Portogallo, il cui rendimenti del decennale è sceso così tanto da appaiare quello dei BTp italiani (1,81% contro 1,82% ieri sera in chiusura, ma nel corso della giornata il «sorpasso» effettivo c’era stato). Una cosa impensabile a inizio anno, quando i tassi di Lisbona viaggiavano su un livello doppio rispetto a oggi e quando, semmai, il duello su cui ci si concentrava era quello fra Roma e Madrid.

LA RINCORSA
Rendimenti dei titoli di Stato decennali di Portogallo e Italia
ItaliaPortogallo
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Lisbona non è più «spazzatura»
Il lato positivo della vicenda, almeno agli occhi nostri, è che l’aggancio avviene in un momento in cui i rendimenti sono tendenzialmente in discesa, o almeno lo erano fino a qualche giorno fa quando il mondo degli investitori si è ricordato delle elezioni quantomai incerte che ci aspettano probabilmente a marzo ed è tornato a penalizzare BTp dopo un periodo di grazia. Il risvolto meno lieto è che in questa fase favorevole il Portogallo ha decisamente una marcia in più nei nostri confronti, non soltanto per via delle minori incertezze a livello politico, e lo dimostra lo sguardo più benevolo dedicato al Paese lusitano da parte delle agenzie di rating: dopo Standard & Poor’s a settembre, ieri è stato il turno di Fitch, che ha migliorato il giudizio a «Bbb-» togliendo ai bond di Lisbona l’infame marchio junk, spazzatura, e Moody’s seguirà probabilmente l’esempio a gennaio.

“«Il Portogallo ha un rilevante surplus di bilancio primario che riteniamo sia strutturale e possa essere mantenuto anche negli anni a venire»”

Joao Almeida e daniele Antonucci, Morgan Stanley

Certo, il rating italiano resta mediamente un gradino al di sopra, ma è l’inerzia che in questo momento penalizza i nostri titoli a scapito delle Obrigaçoes portoghesi. «Riteniamo che l’espansione ciclica possa mantenersi robusta e prevediamo una crescita del il attorno al 2% nei prossimi due anni, in linea con la media dell’Eurozona», spiegano Joao Almeida e Daniele Antonucci di Morgan Stanley a proposito del Portogallo e anche in tema di debito, finalmente risolti i problemi delle banche, le notizie sono positive: «Il Paese ha un rilevante surplus di bilancio primario che riteniamo sia strutturale e possa essere mantenuto anche negli anni a venire, mentre il rapporto debito Pil, in calo al 127% nel 2017, dovrebbe scendere ancora di 7 punti nel giro di un paio di anni», sottolineano ancora gli economisti di Morgan Stanley. Se così fosse, il sorpasso ai danni dell’Italia potrebbe davvero concretizzarsi e dietro di noi, nell’Eurozona, rimarrebbe la sola Grecia.

 

guarda i grafici cliccando il link sotto riportato

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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