Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Non ce la faccio più a vivere per lavorare – invececoncita .blogautore.repubblica.it

invececoncita.blogautore.repubblica.it- Non ce la faccio più a vivere per lavorare

Grazie a Barbara, 45 anni, che scrive dalla provincia di Mantova

“Mi guardo intorno e vedo questa forbice: da una parte quelli che sono realizzati nella vita, soddisfatti dal lavoro, l’amore, la casa, i soldi. Sui loro social è un fiorire di foto dove mostrano le proprie vacanze, la famiglia allargata, coniugi ed ex felici e contenti, belli e griffati. Dall’altra vedo persone piene di problemi, tragedie, sfortune”.

“Difficilmente c’è un equilibrio, una via di mezzo, una normalità. E ancora più difficile è poter passare dalla seconda alla prima condizione. Sei infelice, povero, senza un lavoro, non hai le conoscenze giuste: cazzi tuoi, ci rimani”.

“L’unica differenza tra me e i ragazzi disperati che si uccidono (penso a Michele) è L’AMORE di tre persone più una cosa: mia mamma, mio fratello, il mio fidanzato e la lettura.

Questo per me è sentirsi a Casa con la C maiuscola: quando ho letto Kent Haruf Le nostre anime di notte, quando ho ascoltato la rumba di Io non ho paura di Ezio Bosso e ogni volta che ho ritrovato il mai scontato amore dei miei cari”.

“Siamo ancora all’epoca delle caste che fanno tanto comodo ai ricchi che vogliono rimanere tali. Non importa se poi questi ultimi non sanno nemmeno usare i congiuntivi o fare un lavoro proficuo: si sono passati i soldi da generazioni, questo basta”.

“E’ una vita che cerco di riscattarmi: figlia di gente povera, che ha sempre sgobbato, ma con la fatica non si fanno soldi abbastanza per star bene.

Non oggi, non qui, non con questa società e politica. Soldi non per comprarsi il Suv: a me servivano solo per l’Università. Avrei voluto studiare Lingue Straniere perché ero brava (lo sono tuttora). Niente, ho dovuto cercarmi un lavoro.

Mi sono data da fare, prima operaia, poi postina, infine 20 anni di lavoro ben fatto nell’ufficio di un’azienda vicino casa. Anni di fatica e formazione: col senno di poi, gli anni migliori”.

“A quarant’anni, per una donna come si dice ‘che si è fatta da sola’, da zero, sarebbe stato bello tirare un sospiro di sollievo, rallentare e perché no, godersi qualcosa e qualcuno.

Non downshifting, a me piace lavorare da impiegata, con tutti i relativi pro e contro, ma per me il lavoro è una cosa seria e importante. Io ho sempre voluto lavorare nella vita. Ma anche goderne, se possibile, di vita. Invece no: l’azienda chiude e io sono costretta ad accettare un lavoro a 80 km da casa. Non tantissimi ma tanti”.

“Guadagno giusto per pagarmi il mutuo di un appartemento che non mi godo perché costretta a vivere in un B&B lontana dai miei amori, dalle mie radici. Mangiando e dormendo da sola, in una stanza, al tavolo con davanti un muro.

E non mi si dica che potrei pensare a una nuova vita, ritenermi fortunata, o aspetta e vedrai. Ma perché? Perché non posso avere la possibilità di stare a casa mia, dove sono nata, dove ho scelto di vivere?

Perché non posso scegliere? Che vita è non poter essere mai messi in condizione di scegliere? Come quella frase sul muro di un cavalcavia: ‘Vado al lavoro per comprarmi la macchina per andare al lavoro’. Che non sarebbe neanche male se nel mentre avessi la possibilità anche di vivere”.

Sorgente: Invece concita, il posto delle vostre storie – Non ce la faccio più a vivere per lavorare

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Adsense