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Macerie e famiglie allo stremo: il triste Natale di Casamicciola | Il Mattino

Inviato a Ischia

L’altra sera a Lacco Ameno sparavano i fuochi d’artificio. Nella vicina Casamicciola, invece, hai voglia ad affidarti e santi e beati, non c’è nulla da festeggiare. Manco il Natale che 2900 sfollati continueranno a farsi senza casa. Chi in una camera d’albergo, chi su un materassino a mo’ di letto in una dimora-vacanze dall’altra parte dell’isola con già tre pigioni anticipati di tasca propria. E il rimborso ancora non si vede.

La settimana prossima sono 4 mesi esatti da quella tremenda scossa del 21 agosto. Le vittime sono due. Un miracolo per una scossa di quella portata, ma la morte ora gli sfollati di Casamicciola se la portano dentro. Via, lontano da una zona rossa dove i lavori, anche quelli di messa in sicurezza, sono fermi perché i soldi sono finiti e anche le poche case agibili che pure potrebbero essere riaperte, rimangono sbarrate. Abitate solo dai gatti, preda di scalcinati ladri che di notte s’infilano a rubare qualcosa, e dai proprietari che ogni due giorni sono costretti a violare la zona off limits per controllare. Un andirivieni di passi perduti dopo avere spostato le transenne e preso qualcosa. Una coperta, un giocattolo per il figlio o un documento che ti chiede la dannata burocrazia per avere il contributo. Poi tutti al presidio di piazza Maio, a pochi metri dalle quelle case. Come naufraghi attaccati tenacemente ad una zattera alla deriva. «Noi da qui non ci muoviamo», dicono le donne davanti al presidio dove hanno allestito una cucina: si mangia assieme a pranzo e cena sotto lo sguardo protettivo di padre Giuseppe Morgera, il venerabile ex parroco che fu estratto dalle macerie del sisma del 1883 e qui è considerato più di un santo.

«Era meglio si murevo», mi dice con la lacrime agli occhi Luisa Senese quando ti porta nella sua casa di Casamicciola divorata lentamente dalle infiltrazioni di pioggia di questi giorni. «Io e mio marito 57 anni fa la costruimmo con i soldi che ci prestarono i parenti e chissà quando ci torniamo qui. Se ci torniamo». Già. E si torna ai fuochi d’artificio dell’altra sera: un piccolo festeggiamento a Lacco per la fine dei lavori di consolidamento e puntellamento fatti dai vigili del fuoco. Così si restringe la zona rossa e si permette a una trentina di famiglie (le cui case non hanno subìto lesioni) di lasciare l’albergo. Certo qui a Lacco Ameno l’area off limits è più piccola e gli sfollati sono 600, cinque volte in meno di Casamicciola, ma è già qualcosa. «Non è molto, lo so bene, ma 30 famiglie potranno festeggiare il Natale nella loro casa», spiega il sindaco forzista di Lacco Giacomo Pascale che è riuscito ad aprire pure due scuole e i suoi studenti non devono sorbirsi ogni giorno quelle di Ischia porto. Lui almeno un ufficio ce l’ha ma se scendi giù a Casamicciola c’è il vero disastro: tutto inagibile. Tutte le scuole di ogni ordine e grado, tutte e cinque le parrocchie e il comune sistemato in un ex ristorante sul porto. Con aspetti paradossali se entri nell’ufficio dal sindaco Castagna e alle sue spalle ci sono ancora le scritte «pizza anche a pranzo».

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Sorgente: Macerie e famiglie allo stremo: il triste Natale di Casamicciola | Il Mattino

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