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La rivoluzione digitale di Diego Piacentini è la cosa più importante che sta succedendo in Italia – Linkiesta.it

foto -Diego Piacentini (credits: Annika Haas/Flickr.com) Credits: Annika Haas (Foto tratta da Flickr.com)

linkiesta.it – La rivoluzione digitale di Diego Piacentini è la cosa più importante che sta succedendo in Italia. Ricordate il supermanager di Amazon chiamato da Renzi per rendere digitale la pubblica amministrazione italiana?

Quasi nessuno ne parla più, ma sta portando avanti progetti che potrebbero cambiare i connotati del nostro Paese. Avviso ai naviganti: è così che dovrebbe funzionare sempre  –

Qualche settimana fa, tra il 7 e l’8 ottobre si è svolto il più grande hackaton che si sia mai svolto in Italia: 25 sedi in contemporanea, 800 sviluppatori, 116 team, 80 community e 200 mentor.

Un hackaton organizzato dal Team per la Trasformazione Digitale guidato da Diego Piacentini finalizzato a cambiare la Pubblica Amministrazione italiana, di cui si è detto poco o nulla, tanto eravamo impegnati a discutere di emergenza profughi e fake news.

“Le rivoluzioni si fanno senza che nessuno se ne accorga”, diceva Bruno Munari, uno dei più sottovalutati geni della nostra storia recente. Aveva ragione, e Diego Piacentini, è la rappresentazione plastica di questo assioma.

Perché se in Italia vuoi cambiare le cose è meglio che non lo fai sapere troppo in giro. Mentre se vuoi semplicemente far finta di cambiarle, o passare agli onori della cronaca come quello che le vuole cambiare, non hai che da fare un’intervista o una conferenza stampa al giorno.

La storia la conoscete: Piacentini è uno dei massimi esperti al mondo di architetture digitali, un supermanager che si è fatto tredici anni in Apple e sedici ai vertici di Amazon e che lo scorso anno ha deciso di dedicare due anni della sua vita, in aspettativa e senza stipendio, per giocarsi una scommessa quasi impossibile: quella di cambiare, col digitale, la pubblica amministrazione italiana, un ircocervo fatto da 23mila enti, ognuno dei quali arretrato tecnologicamente di almeno vent’anni, nessuno dei quali in grado di comunicare con gli altri 22.999.

Unica condizione: ha preteso come condizione per accettare l’incarico la creazione di un Team da lui selezionato, una trentina di persone altamente qualificate che dal privato hanno scelto di lavorare nel pubblico per accompagnare Piacentini nella sua missione impossibile.

Finché al governo c’era Matteo Renzi, che ha avuto il merito enorme di avercelo portato davvero, a Palazzo Chigi, Piacentini era ogni giorno sulle pagine dei giornali, una specie di madonna pellegrina della modernizzazione del Paese, la storia perfetta del civil servant moderno, dell’Italia che guarda al futuro e via verso nuovi storytelling. Poi Renzi si è dimesso e su Piacentini e il suo Team è calato l’oblio.

Il bello è che per una volta nell’oblio si è continuato a fare cose eccezionali. Ad esempio, si sono fatti passi da gigante sull’anagrafe nazionale della popolazione residente, un archivio unico che dovrebbe permetterci, una volta ultimato, di non dover più comunicare, a ogni ente con cui ci relazioniamo, i nostri dati anagrafici, il nostro codice fiscale, il nostro indirizzo di residenza.

Di fatto, questo anagrafe nazionale dovrebbe permetterci di richiedere certificati senza dover più compilare moduli e recarsi agli sportelli. Ebbene, già oggi ci sono 27 comuni che fanno parte di questa anagrafe e ce ne sono altri 933 che stanno lavorando i dati per entrarci a breve.

Ancora: ci sono già quasi 2 milioni di persone che hanno ricevuto la loro Identità Digitale, altrimenta detta Spid, soluzione che – una volta adottata da tutte le pubbliche amministrazioni e da tutti gli italiani – consentirebbe a ogni cittadini di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione con un’unica username e un’unica password.

Il bello è che per una volta nell’oblio si sono fatte cose eccezionali. Ad esempio, si sono fatti passi da gigante sull’anagrafe nazionale della popolazione residente, un archivio unico che dovrebbe permetterci, una volta ultimato, di non dover più comunicare, a ogni ente con cui ci relazioniamo, i nostri dati anagrafici

Ancora, parte seconda: ci sono già state 4,5 milioni di transazioni attraverso la piattaforma Pago Pa, che dovrebbe permettere a tutti i cittadini di poter scegliere i più moderni e semplici metodi per pagare la pubblica amministrazione, dal pagamento online a quello attraverso un app sullo smartphone.

Se siete genitori e non potete fare un bonifico online per pagare i buoni pasto, o se avete fatto due ore di coda per pagare il ticket allo sportello dell’ospedale sapete di cosa stiamo parlando.

Già il Comune di Miano, le Regioni Veneto e Piemonte, l’Inail e il Ministero della Giustizia utilizzano Pago Pa per le loro transazioni.

Il piano triennale, 2017-2019 per la trasformazione digitale, infine, un documento strategico firmato dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che guida e supporta tutta la Pubblica Amministrazione in un processo organico e coerente di trasformazione digitale.

Di fatto, ogni comune che sarà chiamato alla trasformazione digitale, nei prossimi anni, dovrà attenersi a quanto c’è scritto nel piano triennale.

Piacentini le chiama le tubature del sistema Italia, quelle che quando entri in una casa non si vedono, quelle per le quali nessuno si complimenta. Ma che, se fatte bene, permettono il passaggio di quell’acqua calda che in casa serve a tutto.

L’Italia, fino a oggi, è priva di tubature digitali e Piacentini le sta mettendo, creando servizi online, rendendoli coerenti e dialoganti l’uno con l’altro e aperti alle innovazioni e ai progetti di chi vorrà usarle per generare nuovi servizi e nuovi modi di semplificare la vita delle persone.

Un lavoro titanico che potrebbe valere miliardi di spesa pubblica in meno – volevate la spending review? Eccovela – e migliaia di ore in meno spese a rompersi la testa in coda per pagare o per comunicare qualcosa a una pubblica amministrazione che, da qualche parte altrove sa già tutto.

Non vogliamo spezzare l’idillio, parlandone, delle cose ben fatte in silenzio, che in Italia sono merce più che rara.

Se lo facciamo è perché non vogliamo correre il rischio che tra qualche mese arrivi qualcuno a Palazzo Chigi che possa buttare a mare tutto quanto, ignaro del fatto di quel che si è fatto, per metterci i suoi sodali e ricominciare tutto daccapo.

La digitalizzazione, la deburocratizzazione e la riduzione della spesa pubblica improduttiva non hanno colore politico. Come spesso accade quando la politica è fatta bene, verrebbe da aggiungere

Sorgente: La rivoluzione digitale di Diego Piacentini è la cosa più importante che sta succedendo in Italia – Linkiesta.it

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